mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix

Šešelj, Serbia: ICTY propone un rilascio condizionato

Nei giorni scorsi il Ministero della Giustizia serbo ha reso nota la possibilità che il Tribunale penale per la ex-Jugoslavia (ICTY) possa concedere il rilascio temporaneo di Vojislav Šešelj, vecchio leader politico dei Radicali serbi (SRS), in carcere dal 2003, qualora la Serbia e lo stesso imputato si impegnino a fornire alcune garanzie. Il Presidente della Trial Chamber dell’ICTY, Jean-Claude Antonetti, ritiene infatti opportuno un rientro temporaneo in Serbia di Šešelj, le cui condizioni di salute appaiono precarie. Questo anche nel timore di un nuovo decesso, in carcere, di un imputato, sorte già toccata a Slobodan Milošević, il quale invano aveva chiesto di essere curato da medici esterni alla struttura detentiva di Scheveningen.

Si teme però che Šešelj possa non rispettare le condizioni dettate dall’ICTY, fuggendo, parlando con vittime e testimoni protetti, o continuando a definire – come hanno fatto, prima di lui, i legali di Duško Tadić – l’ICTY un Tribunale “illegale”, screditando l’operato del Tribunale stesso. Šešelj è accusato di persecuzioni per ragioni politiche, razziali e religiose, deportazioni, omicidio, tortura, saccheggio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tutti commessi in nome della “grande Serbia”, da creare a colpi di pulizia etnica. Il suo processo è iniziato nel 2007, dopo la sua decisione di costituirsi volontariamente all’ICTY, nel febbraio del 2003. Prima di partire per l’Aja, aveva affermato “li farò a pezzi, pensano di potermi giudicare, ma sarò io a giudicare gli americani, la NATO e le Nazioni Unite”.

Šešelj non ha mai nascosto le sue idee ultranazionaliste, né tantomeno ha negato di aver combattuto con gruppi di volontari tra la Croazia, la Bosnia e la Vojvodina tra il 1991 e il 1993. Contesta, invece, le nefandezze che, a suo avviso, gli vengono “ingiustamente” attribuite, come quella di cavare gli occhi ai “non-serbi” con il solo uso di un cucchiaio. Di opinione diversa era l’ex Procuratore dell’ICTY, Carla del Ponte, la quale sosteneva che Šešelj condividesse lo stesso macabro disegno di Milošević, Karadžić e Mladić: la nascita, dalle ceneri della dissoluzione della Federazione Jugoslavia, di una nazione etnicamente pura. Qualora dovesse essergli concesso il permesso di rientrare in Serbia e riferendosi alle condizioni dettate dall’ICTY, Šešelj ha tra l’altro risposto che non accetterebbe alcuna restrizione, eccetto quella di non lasciare il Paese.

Rasim Ljajić, Ministro del Lavoro serbo e incaricato dei rapporti con l’ICTY, ha affermato che “lo Stato è disposto a collaborare con l’ICTY, ma per rispettare le condizioni ci deve essere anche la collaborazione degli imputati stessi. Appare ovvio, inoltre, che il Tribunale sta cercando di risolvere un problema creato dalla sua stessa incapacità di emettere una sentenza di primo grado dopo oltre undici anni di detenzione”, aggiungendo poi che la Serbia deve trattare correttamente tutti gli imputati, in modo eguale ed imparziale, ma questo risulta difficile nel caso di specie, dal momento che Šešelj rifiuta di dialogare con le autorità serbe, mantenendo contatti solo con l’Ambasciata.

La questione si complica a causa delle dichiarazioni dei sostenitori di Šešelj, che sembravano scomparsi dalla scena politica nel momento esatto in cui il loro leader si costituiva all’Aja, nel 2003. Un ulteriore colpo di scure lo avevano subito da parte di Tomislav Nikolić e Aleksandar Vučić, alleati storici di Šešelj che, da un giorno all’altro, avevano deciso di fondare un nuovo partito, riuscendo così poi a ricoprire, rispettivamente, la carica di Presidente della Repubblica e di premier. Nemanja Šarović, ex braccio destro di Šešelj, ha affermato che “le autorità devono lasciar libero Šešelj una volta giunto nel Paese. Suggeriamo loro di tenere a mente i rispettivi destini degli uomini che lo avevano fatto arrestare già in patria, ovverosia Tito e Zoran Djindjić. Una volta il traditore era Djindjić, assassinato da un cecchino nel 2003, oggi il traditore è il premier Vučić”.

Il clima politico è rovente. Le minacce non sono però state prese sottogamba dal governo serbo che, nonostante tutto, dovrà render nota all’ICTY la propria posizione in merito al rilascio di Šešelj. Il rilascio consentirebbe a quest’ultimo, secondo le sue dichiarazioni, di impiegare le sue ultime forze per riprendere le redini dell’SRS e lottare contro quello che definisce “il regime dei traditori”.

Nell’immagine, un manifesto con Šešelj (a destra in piccolo) e Koštunica, (a sinistra in primo piano) (© arcsi, 2008, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *