venerdì , 23 febbraio 2018
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Shale gas, un “bonanza” ucraino per l’Europa ?

di Nicola Costanzo

Dopo le dichiarazioni di Barack Obama del 26 marzo scorso, sull’eventualità che gli Stati Uniti possano esportare il proprio shale gas in Europa, è apparso evidente, ancora una volta, come le risorse energetiche abbiano un ruolo fondamentale nella partita che si sta giocando in Ucraina.

L’Unione Europea, pressoché priva di risorse nel proprio territorio, è costretta ad importare gas e petrolio arrivando a spendere cifre che nel 2012, secondo i rapporti stilati dalla Commissione Europea, si aggiravano intorno ai 400 miliardi di euro. A peggiorare la situazione, alcuni Stati, come la Germania, a causa di una poco sviluppata rete di gasdotti all’interno dell’Unione, dipendono quasi totalmente dalla Russia. La possibilità che Mosca decida di chiudere i rubinetti a causa della crisi di Kiev è uno scenario che nelle capitali europee si vuole scongiurare e che non ha permesso al Vecchio Continente di concordare con Washington sanzioni non solamente di facciata verso Mosca.

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti hanno però fatto intravedere un nuovo e vantaggioso scenario per l’UE: poter diversificare i propri fornitori, conseguentemente abbassare i prezzi delle importazioni e avere maggiore indipendenza da Mosca. Tutto ciò grazie allo shale gas americano. Tuttavia, il miraggio di importazioni dall’altra sponda dell’Atlantico è stato immediatamente ridimensionato da Paolo Scaroni nell’intervista rilasciata il 28 marzo scorso al Washington Post. Secondo l’Ad dell’Eni infatti la possibilità di importare shale gas americano entro 5-7 anni appare irrealizzabile. Sarebbe questo il lasso di tempo necessario per poter costruire un titanico gasdotto in grado di attraversare l’Atlantico o, in alternativa, di costruire un sufficiente numero di rigassificatori nel vecchio continente. Scaroni inoltre manifesta i suoi dubbi sul fatto che i prezzi dello shale gas americano possano essere competitivi con quelli ben più bassi del gas naturale russo.

Inoltre, due studi del Post Carbon Institute e dell’Energy Policy Forum hanno evidenziato come la quantità di shale gas presente nel territorio americano sia decisamente inferiore a quanto si sia creduto fino ad ora e che sia appena sufficiente per i bisogni interni degli USA. Cosa può fare l’Europa per scongiurare la dipendenza energetica da Mosca? La possibilità di sfruttare shale gas presente, seppur in modesta quantità, nel territorio dell’Unione appare al momento impraticabile. Alcuni stati, in particolar modo la Francia, si oppongono, fortemente preoccupati dalle possibili ripercussioni sull’ambiente che la tecnica di estrazione (fracking) comporta.

Si torna così al punto di partenza, Kiev. L’Ucraina potrebbe non essere più solamente uno  snodo fondamentale per il transito del gas russo in Europa. Infatti, secondo fonti autorevoli, fra cui lo stesso Scaroni, il sottosuolo ucraino sarebbe ricco di shale gas. Talmente ricco da essere, con 1,2 trilioni di metri cubi di riserve, il terzo Paese alle spalle di Francia e Polonia in Europa in termini di gas di scisto presenti nel proprio territorio. Potrebbe quindi prospettarsi per l’Ue un nuovo fornitore che, essendo ben più vicino alle capitali europee di quanto non sia Washington, permetta così di evitare la costruzione di rigassificatori e costosi gasdotti.

Che sia quindi lo shale gas ucraino la strada che l’Europa intende percorrere per una maggiore indipendenza energetica dalla Russia nei prossimi anni? Gli accordi siglati nel 2013 da Kiev con Chevron (10 miliardi di dollari) e Shell (7, 5 miliardi) per la concessione di pozzi di estrazione di gas di scisto potrebbero essere un indizio.

In foto, impianto di fracking idraulico della Halliburton in Norvegia – 2011 (© Joshua Doubek – 2011)

L' Autore - Nicola Costanzo

Responsabile Energia - Laureato magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino con una tesi sul ruolo che Aldo Moro ebbe nella politica mediorientale italiana e nei relativi rapporti con gli Stati Uniti. Appassionato di relazioni internazionali, geopolitica e politica energetica, nutro un forte interesse verso le relazioni che l’Europa intesse con il resto del mondo. Orgoglioso di fare parte di questa rivista.

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