lunedì , 19 febbraio 2018
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Siria: elezioni in arrivo fra le ‘barrel bomb’

La guerra civile in Siria prosegue ormai da 3 anni. E’ un tempo inimmaginabilmente lungo, ma non completamente percepito nella sua estensione dai cittadini europei o americani. Lo stesso successe durante l’assedio di Sarajevo, eppure la capitale della Bosnia è notevolmente più vicina ai nostri confini. La distanza che ci separa dalla Siria non permette di capirne a pieno le conseguenze – materiali e non – che sta avendo sull’intero Medio Oriente. Certo i mutamenti più rilevanti saranno comprensibili solo nel lungo termine e a guerra conclusa, quando la ricostruzione – se mai ci sarà – avrà inizio. Nel frattempo, siamo arrivati a 100.000 morti e 9 milioni di rifugiati, che si ammassano nei campi profughi e si disperdono tra Libano, Giordania e Turchia, destabilizzando un’area che d’instabilità è sempre stata ricca.

In questo quadro, la vita in Siria prosegue tra strani annunci presidenziali e l’uso di strumenti militari sempre più odiosi. Tra i primi troviamo la decisione presa pochi giorni fa d’indire le nuove elezioni presidenziali che si svolgeranno, stando alle parole dello speaker del Parlamento siriano, il 3 giugno 2014. Media, funzionari e governi di tutto il mondo, si chiedono l’utilità d’indire elezioni in un Paese stremato, dove circa il 50% della popolazione non vive più nelle proprie case e non avrà molto probabilmente la possibilità, né l’urgenza di recarsi alle urne. Oltretutto, i pochi contendenti che prima del conflitto avrebbero potuto “impensierire” la leadership del Presidente Assad, non avranno ovviamente nessuna possibilità di candidarsi, dato che molti militano tra i ribelli.

L’obiettivo del Presidente sembra però abbastanza chiaro: vincere le elezioni ottenendo i voti dei tanti cittadini che lo sostengono e dimostrare ancora una volta che c’è un solo governo legittimo e “democraticamente” eletto. Ovviamente le elezioni solleveranno critiche da più parti, ma spesso in politica internazionale conta più la forma del messaggio che il dato sostanziale. D’altronde, una guerra senza un abile uso della propaganda è praticamente impossibile vincerla, e Assad sta gradualmente recuperando – o quantomeno mantenendo – alcune importanti regioni della Siria. Le vittorie militari combinate ad un appoggio popolare derivante dalle prossime elezioni politiche sono due elementi che rafforzano notevolmente la sua legittimità.

Ma oltre alle elezioni, ci sono novità anche sul fronte militare e in particolare sulla diffusione dell’utilizzo di un nuovo strumento militare. Infatti, nelle ultime settimane sono aumentati i video che mostrano l’utilizzo di una nuova bomba, prodotta artigianalmente e sganciata prevalentemente dagli elicotteri dell’esercito siriano. Stiamo parlando della cosiddetta “barrel bomb”, un ordigno facilmente producibile, che provoca un effetto di terrore maggiore dei missili prodotti industrialmente.

La barrel bomb è in sostanza un barile di acciaio, riempito di materiale esplosivo, schegge di ferro e spesso anche con materiale infiammabile come la benzina. Una volta sganciata dall’elicottero, oltre a provocare impressionanti danni materiali, la deflagrazione coinvolge anche le zone circostanti, soprattutto a causa delle schegge di acciaio contenute nel barile. L’effetto materiale è ovviamente devastante: tuttavia, il motivo che spinge l’esercito siriano all’utilizzo di tale arma è soprattutto l’effetto psicologico che sprigiona. Se da un lato, infatti, le armi regolari riescono – seppur con margini di errore – a discriminare tra differenti bersagli (militare, civile e così via), la barrel bomb non fa nulla di tutto ciò. Infatti, l’effetto combinato di schegge, benzina e materiale esplosivo rende impossibile anche solo prevedere sino a dove l’esplosione provocherà delle conseguenze, provocando un vero senso di terrore sia sulla popolazione civile che sui ribelli.

Quanto detto, sia riguardo alle elezioni che all’uso di queste bombe artigianali, fa capire qualcosa della strategia di Assad e dei suoi generali; infatti, è come se volesse testare fino a dove può spingersi nel reprimere i ribelli utilizzando sia armi non convenzionali, prima quelle chimiche e adesso quelle artigianali, sia provocazioni politiche come quella di indire le presidenziali nel bel mezzo di una guerra civile. E’ difficile fare previsioni, ma una cosa è ormai chiara: Assad sa quello che fa e come farlo, e queste ultime decisioni strategiche rendono questo fatto ancora più evidente.

In foto gli effetto di una barrel bomb ad Aleppo (Foto: Freedom House – Flickr)

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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