martedì , 20 febbraio 2018
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Siria: Il vertice di Dublino non scioglie i nodi. L’UE resta divisa

Lo scorso fine settimana, il Ministro degli esteri irlandese Eamon Gilmore ha ospitato presso l’austero Castello di Dublino un incontro informale del Consiglio Affari Esteri (CAE), al quale hanno preso parte anche alcuni rappresentanti del Parlamento Europeo e della Commissione. La riunione è stata presieduta come di consueto da Catherine Ashton, in qualità di Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’incontro informale del Consiglio Affari esteri è noto in gergo europeo come “Gymnich”, dal nome del castello in Germania dove ha avuto luogo il primo di questi incontri durante la presidenza tedesca dell’UE del 1974. Per la loro stessa natura squisitamente informale, questi summit non prevedono l’adozione di alcuna Conclusione da parte del Consiglio: il Gymnich nasce infatti dalla necessità di favorire il confronto aperto e diretto tra i 27 ministri degli esteri dell’UE, confronto che appare invece ingessato durante le riunioni formali.

In questo caso, il continuo deteriorarsi della situazione in Siria e il contemporaneo stallo europeo sull’opportunità e le forme di un sostegno ai ribelli hanno reso la convocazione del Gymnich più che mai urgente. Nel suo discorso conclusivo, Ashton si è dichiarata soddisfatta dell’esito di una due giorni decisamente «produttiva» che, oltre a trattare la questione siriana, si è anche soffermata in maniera approfondita sulla riforma del Servizio Europeo di Azione Esterna attualmente in corso. A questo proposito, Lady Ashton ha sottolineato l’importanza dell’interazione costruttiva tra le varie istituzioni europee.

Per quanto riguarda lo scottante dossier siriano, l’Alto Rappresentante ha voluto porre l’accento fin da subito sull’unità mostrata dai 27 (più la Croazia) a proposito dell’urgenza di trovare una soluzione politica al sanguinoso conflitto e di sostenere la popolazione siriana «verso il futuro al quale aspira», con un vago riferimento alla necessità di aumentare il sostegno economico e politico all’opposizione siriana definita «moderata». Nonostante le parole ottimiste di Lady Ashton, è evidente però che il presunto spirito consensuale che animerebbe i 27 ministri degli esteri dell’UE ha cominciato già da un po’ di tempo a presentare delle crepe.

Entro il 1 giugno i Ventisette sono chiamati a rivedere le sanzioni contro Damasco e la scadenza ormai si avvicina senza che il CAE sia riuscito ad adottare una decisione unanime sull’opportunità di fornire supporto logistico e armi pesanti ai ribelli. L’UE, ancora una volta, procede in ordine sparso. Da un lato, Francia e Gran Bretagna sostengono senza mezzi termini la necessità di fornire armi ai ribelli per sbloccare la situazione consentendo alle forze antigovernative di combattere perlomeno su un piano di parità rispetto ad Assad e cercano di fare quadrato attorno alla loro posizione. Dall’altro, diversi Stati membri non hanno gradito affatto l’assertività di Londra e Parigi. Il ministro degli esteri austriaco, Michael Spindelegger, ha dato voce al grande interrogativo che frena l’entusiasmo di molti per la proposta franco-britannica: vista la complessità del conflitto siriano, quali garanzie ci sono che le armi finiscano effettivamente nelle mani «giuste»? A questo punto, la paura sottesa non è tanto che le armi finiscano nelle mani delle milizie filogovernative ma piuttosto in quelle dei gruppi armati jihadisti antioccidentali. In particolare, il ministro degli esteri britannico William Hague si è scontrato apertamente con il suo omologo irlandese, che ha escluso che si possa arrivare ad una soluzione condivisa in tal senso in seno all’UE.  Anche Germania, Belgio e Paesi scandinavi hanno espresso la propria opposizione ad un’ulteriore militarizzazione del conflitto.

Per ora, il dissenso interno al CAE non costituisce ancora uno strappo irriducibile: resta da vedere se, e come, cambieranno i toni all’avvicinarsi della scadenza del 1 giugno.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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