mercoledì , 15 agosto 2018
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Spagna: nel Consiglio di Sicurezza per rilanciarsi

Lo scorso 16 ottobre, l’Assemblea Generale dell’ONU ha eletto cinque nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, che vanno ad aggiungersi ai cinque già in carica: Ciad, Cile, Giordania, Lituania e Nigeria. Secondo l’articolo 23 della Carta delle Nazioni Unite, infatti, accanto a Francia, Stati Uniti, Cina, Russia e Gran Bretagna, membri permanenti del Consiglio, l’Assemblea deve eleggerne altri dieci che rimangono in carica per due anni. L’assegnazione dei seggi avviene per aree regionali: in particolare in questa sessione di voto, un seggio era destinato al gruppo regionale dell’Africa, uno dell’Asia-Pacifico, uno al gruppo regionale degli Stati dell’America latina e dei Caraibi e due per i Paesi dell’Europa Occidentale e altri Stati.

Per il biennio 2015-2016, i membri designati durante la votazione del 16 ottobre sono Angola, Malesia, Spagna, Nuova Zelanda e Venezuela. I primi quattro Paesi sono passati alla prima votazione, mentre la Spagna del premier Mariano Rajoy è risultata eletta solo alla terza votazione con 132 voti, in un intenso testa a testa con la Turchia del Presidente Recep Tayyip Erdogan. Al termine delle votazioni, il premier iberico ha dichiarato di essere molto contento della notizia, prova della fiducia che la comunità internazionale ripone nel suo Paese. La Spagna entra a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per la quinta volta nella sua storia e oggi come non mai, la scena internazionale sembra essere il trampolino di lancio individuato dal premier e dal proprio Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Garcìa Margallo per dare nuovo lustro e peso politico al Paese.

Già nel 2005, l’allora Primo ministro José Zapatero aveva avanzato l’intenzione di candidare la Spagna ad entrare nel Consiglio di Sicurezza, ma il progetto naufragò a causa del difficile rapporto con gli Stati Uniti, legato al ritiro dei soldati iberici dall’Iraq con conseguente rottura dell’alleanza che, invece, qualche anno prima, aveva portato la Spagna di Aznar al fianco del Presidente Bush nella lotta al terrorismo islamico. Successivamente, la crisi economica che ha colpito maggiormente i Paesi mediterranei dell’Unione Europea aveva portato a un forte ridimensionamento del peso politico della Spagna, mettendo al centro dell’agenda del governo l’uscita dalla difficile congiuntura economica.

Attualmente, la Spagna di Rajoy punta a ricostruirsi un ruolo forte in politica estera e lo fa guardando all’intera comunità internazionale più che all’Unione Europea. Fra le priorità indicate dal premier per il 2014 c’era infatti l’ingresso nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e un più netto posizionamento nelle crisi internazionali. Anche l’ascesa di Re Felipe VI contribuisce a restituire un’immagine più solida e innovativa al Paese, pronto a rafforzare il proprio peso politico sulla scena internazionale anche per rispondere in maniera netta e decisa alle spinte centrifughe territoriali provenienti, ad esempio, dalla Catalogna. L’obiettivo del governo è quindi quello di guardare all’esterno per riaffermare, dopo anni di crisi, la solidità e la forza del Paese. La “passerella” del Consiglio di Sicurezza, costituisce senza dubbio una buona opportunità in questa direzione.

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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