martedì , 20 febbraio 2018
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Profughi civili trasferiti nel corso dell'offensiva dell'esercito regolare nel gennaio 2009 (Wikicommons)

Sri Lanka al voto, l’UE invia gli osservatori

Alla fine del giugno scorso, il nuovo Presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha sciolto la Camera dei Rappresentanti e indetto nuove elezioni legislative per il 17 agosto. L’ex colonia britannica, indipendente dal 4 febbraio 1948 e ancora membro del Commonwealth, ha sofferto un lungo periodo di guerra civile dovuta ai conflitti tra i due maggiori gruppi etnici del Paese: la minoranza dei Tamil di fede induista, che, mediante il proprio braccio armato delle Tigri del Tamil, chiede maggiore autonomia per le province settentrionali dell’Isola, e la maggioranza singalese di fede buddista.

In questo clima di forte contrasto sociale, a gennaio di quest’anno Sirisena ha vinto le elezioni presidenziali. Non potendo contare su una maggioranza parlamentare ampia e politicamente leale, dopo meno di 6 mesi di mandato ha deciso di indire nuove elezioni sperando in un capovolgimento della situazione.

Oltre trent’anni di conflitti sociali

La storia dell’isola-stato asiatica, divenuta Repubblica nel maggio 1972, è stata da sempre caratterizzata da un’alta conflittualità interna. A partire dal 1975, infatti, i gruppi etnici in antitesi per fede religiosa e provenienza geografica hanno iniziato una vera e propria guerra civile fatta di intolleranza e terrorismo. I primi spiragli di una possibile pacificazione nazionale si sono avuti solo nel 2002 con una tregua, fondata su deboli presupposti e poche ambizioni, sottoscritta da ambo le parti.

Negli anni immediatamente successivi, anche con l’aiuto del governo norvegese, si è provato a raggiungere un accordo più ampio e duraturo, ma, nel 2008 il governo ha deciso di rompere la tregua intensificando la presenza militare a Nord dell’isola. Nel maggio 2009, con la sconfitta armata delle Tigri del Tamil, il governo ha posto fine, ufficialmente, al conflitto adesso “limitato” all’intolleranza, ancora marcata, ma quanto meno non violenta.

Rajapaksa, un ex presidente ancora molto ingombrante

Per la gestione poco trasparente del conflitto, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite, nel marzo 2014, ha approvato una risoluzione con cui si chiedeva un’indagine completa da parte dell’Alto commissario ONU per i diritti umani così da accertare se i comportamenti denunciati dai gruppi di attivisti del Paese fossero veri, e soprattutto, se fossero effettivamente configurabili come violazioni dei diritti umani.

Il rifiuto di collaborare con le Nazioni Unite è stato netto da parte del governo dell’ex presidente Rajapaksa, in carica dal 2005 e rieletto nel 2010 sino al gennaio 2015, quando, pur mantenendo una maggioranza parlamentare rilevante, fu sconfitto alle elezioni presidenziali.

Il rifiuto a collaborare ha determinato isolamento internazionale e quindi nuovi danni alla già fragile economia spingendo l’attuale presidente Sirisena, forte della necessità “di una nuova fase politica del Paese che si fondi sui temi dell’economia e della riconciliazione sociale”, a ridare la parola agli elettori.

L’UE invia una missione elettorale

Su invito delle autorità cingalesi, l’Unione Europea ha predisposto l’invio di una missione elettorale che segua la fase organizzativa antecedente e successiva al voto, così da certificare, si spera, l’effettivo nuovo corso dello Sri Lanka.

La missione, guidata dall’europarlamentare romeno Cristian Preda, sarà composta da un core team di 8 analisti e 18 osservatori di lungo periodo, nel Paese già da una settimana, a cui nei giorni immediatamente precedente al voto, si uniranno altri 28 osservatori di breve periodo. A questi si aggiungeranno i gruppi di osservatori inviati dal Commonwealth e dall’Associazione per la cooperazione regionale in Asia meridionale (SAARC).

Chiuse le urne, Preda rilascerà un primo resoconto circa le operazioni di voto. A questo resoconto seguirà un rapporto finale contente raccomandazioni per il futuro e osservazioni su eventuali accadimenti specifici, il tutto, come spiegato dall’Alto Rappresentante UE per gli affari esteri, Federica Mogherini, dinanzi all’opinione pubblica internazionale.

L’atteggiamento dialogante del nuovo governo è stato accolto con ottimismo dagli osservatori internazionali, ma la radicata corruzione della classe dirigente nazionale ancora vicina all’ex Presidente suggerisce prudenza. I presupposti per un cambio di passo sembrerebbero esserci, ma la decisione finale spetterà agli elettori.

L' Autore - Francesco E. Celentano

Classe 89', dottorando di ricerca in diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università di Bari. Mi occupo di disastri naturali e regioni polari dal punto di vista giuridico. Già tirocinante presso il Consolato statunitense a Napoli prima e presso l'Organizzazione marittima internazionale poi. Laureato in Giurisprudenza, ho scritto la mia tesi su Consiglio di sicurezza ONU e proliferazione nucleare nel corso di un periodo di ricerca presso l'Ufficio ONU di Ginevra. Appassionato, fin da piccolo, di geopolitica, mi sto specializzando nello studio delle relazioni esterne dell'Unione europea e dell'attività delle Nazioni Unite, con un'attenzione particolare all'area dell'Asia Pacifico. Orgogliosamente ex rappresentante degli studenti ed attuale segretario dell'Associazione dei laureati del mio Ateneo. Twitter: @cesco_cele

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