martedì , 20 febbraio 2018
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Storia, gasdotti e democratizzazione: gli ostacoli al dialogo Ue-Ucraina

Il 25 febbraio si è tenuto a Bruxelles il 16° vertice UE-Ucraina al quale hanno partecipato il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, quello della Commissione Europeaa José Manuel Barroso e una delegazione ucraina comprendente il capo di Stato Viktor Janukovic e Igor Sorkin, governatore della banca centrale. L’Ucraina è un partner strategico dell’Unione Europea. Le due entità hanno confini comuni e attraverso il territorio ucraino transita una parte considerevole del gas e del petrolio provenienti dalla Russia e dall’Asia Centrale e diretti verso l’Europa Occidentale, anche se i progetti dei grandi gasdotti North e South Stream ne diminuirebbero l’importanza in questo ambito.

Storicamente l’Ucraina rappresenta un crocevia tra Russia e Occidente. La sua opinione pubblica è divisa per quanto riguarda la politica estera: nella parte orientale e meridionale del Paese prevale un orientamento filo-russo, mentre nella parte centro-occidentale prevale un orientamento filo-occidentale. Queste divisioni non risalgono a tempi recenti. Bisogna tener conto del fatto che la regione storica della Galizia (l’estremità occidentale del paese) dopo le spartizioni della Polonia-Lituania era entrata a far parte dell’Impero Asburgico e passò sotto il dominio di Mosca solo dopo la seconda guerra mondiale. Kiev e la parte orientale del paese, invece, erano state integrate nell’Impero Zarista già a partire dal Settecento e tutt’oggi in queste zone è forte la presenza della minoranza etnica russa. Sin dall’indipendenza acquisita nel 1991, stabilire buoni rapporti con l’UE è stata una priorità per il governo di Kiev. La politica europea nei confronti dell’Ucraina non è tuttavia omogenea. Alcuni Paesi tra cui la Polonia, le repubbliche baltiche e il Regno Unito spingono per una relazione più stretta ed auspicano una futura adesione dell’Ucraina. I Paesi con una tradizione di buoni rapporti con la Russia (in particolare Italia, Francia e Germania) hanno invece un approccio molto più cauto verso Kiev, che tiene conto degli interessi del Cremlino.

{f7ddf299-70cd-4ac5-9016-0d6c4c5be9b9}Nel 1998 è entrato in vigore l’Accordo di Partenariato e Associazione di durata decennale che disciplinava i rapporti bilaterali UE-Ucraina. Nel 2004, l’UE adottò la Politica Europea di Vicinato (PEV) che riguardava anche i rapporti con l’Ucraina. Con il vertice di Parigi del settembre 2008 ebbero inizio le trattative per un Accordo di Associazione, che andrebbe a sostituire l’APC del 1998. Nel novembre 2009 venne adottata l’Agenda di Associazione, che venne aggiornata due anni dopo. Negli anni successivi, però, i rapporti peggiorarono in seguito alla detenzione di Julija Timošenko e delle elezioni dell’autunno scorso. Il Partito delle Regioni di Janukovič è stato infatti accusato dall’OSCE di uso improprio dei fondi pubblici e scarsa trasparenza nella campagna elettorale.
Il Consiglio Affari Esteri dell’UE tenutosi il 10 dicembre 2012 ha espresso la volontà dell’Unione di firmare l’Accordo di Associazione (che creerebbe anche un’area di libero scambio globale e approfondita, DCFTA) nel prossimo vertice dell’Eastern Partnership di Vilinius, qualora l’Ucraina dimostri di aver compiuto progressi nei tre ambiti di cui si è discusso nel 15° vertice del 19 dicembre 2011: il problema delle elezioni di ottobre, la giustizia selettiva e le riforme previste dall’Agenda di Associazione, in particolare in ambito giudiziario. Lo stesso concetto è stato espresso dal Commissario all’allargamento e alla PEV, Štefan Füle, nella sua visita a Kiev l’8 febbraio. L’ambasciatore ucraino presso l’UE, Konstantin Eliseev, ha espresso pochi giorni fa il suo disappunto per il “trattamento iniquo” che a suo parere riceve l’Ucraina da parte di Bruxelles. Le accuse dell’ambasciatore sarebbero dirette in particolare, a quella che definisce “la lobby filorussa nell’UE”.

In questo clima difficile e poco promettente si è tenuto il 16° vertice UE-Ucraina. Uno dei principali temi di dibattito è stata la questione energetica. L’UE si impegna a sostenere finanziariamente la modernizzazione del sistema di trasporto del gas dell’Ucraina e di aiutare il Paese nel suo dialogo con le istituzioni finanziarie internazionali per ottenere i prestiti per il progetto di transito di gas d’emergenza denominato “Reconstruction of Line Facilities of the Urengoy-Pomary-Uzhgorod Natural Gas pipeline”. Il governo di Kiev punta all’indipendenza energetica dalla Federazione Russa. Per raggiungere questo obiettivo, si è iniziato a importare dalla Polonia gas proveniente dalla Russia e transitato dalla Germania a un prezzo inferiore del 20% rispetto a quello del gas che la Russia le venderebbe direttamente dal proprio territorio. E’ stato argomento di dibattito anche l’altra iniziativa intrapresa dal governo di Kiev per il medesimo scopo: l’estrazione di gas da argille con la collaborazione di Royal Dutch Shell.

Viktor Yanukovych, 2nd, Günther Oettinger, 6th, José Manuel Barroso, 7th, and Štefan Füle, 8th (from left to right)Riguardo la politica regionale si è dibattuto sui rapporti con la Russia e la Bielorussia, così come sul conflitto congelato in Transdnistria (una repubblica indipendente de facto, ma non de iure nella parte orientale della Moldavia), soprattutto in ottica della presidenza di turno dell’OSCE da parte dell’Ucraina. I leader dell’UE hanno anche espresso soddisfazione per la partecipazione delle forze ucraine alle missioni PCSD. Ulteriori argomenti di dibattito sono stati la finalizzazione delle trattative per l’Accordo sullo Spazio Aereo Comune, che sarà una priorità per quest’anno, e l’impegno delle due parti per abolire il regime dei visti. Un risultato importante del vertice è stato l’accordo per un prestito di 610 milioni di euro come aiuto macro-finanziario all’Ucraina.

Le tematiche prevalenti del summit e senza la cui risoluzione non potrà essere firmato l’Accordo di Associazione, però, sono le solite tre: giustizia selettiva, sistema elettorale e riforme. Barroso e Van Rompuy si aspettano di vedere risultati tangibili entro i primi di maggio per poter firmare l’Accordo di Associazione a Vilnius a novembre. La situazione, quindi, continua ad essere incerta. Da un lato la strada per l’Accordo di Associazione è ancora lunga, dall’altro in Ucraina c’è chi aspirerebbe ad entrare nell’area di libero scambio in via di formazione tra Bielorussia, Russia e Kazakistan. Tenuto conto della situazione in cui versano i rapporti UE-Ucraina negli ultimi due anni, non ci si poteva aspettare che i nodi cruciali si risolvessero in quest’occasione. Il vertice ha, però, dimostrato che il dialogo va avanti. In tempi così difficili è già qualcosa.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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