giovedì , 16 agosto 2018
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Nell'immagine, distribuzione aiuti in Sud Sudan (Photo © United Nations Photo, 2011, www.flickr.com

Sud Sudan, l’impegno UE: tra guerra civile e crisi umanitaria

“Non so come sia cominciata questa guerra. È passato tanto di quel tempo. Una mucca rubata ai dinka dai soldati dell’esercito governativo, che poi i dinka si sono ripresi provocando una sparatoria e dei morti? Più o meno le cose saranno andate così. Naturalmente la mucca non era altro che un pretesto”

(R. Kapuściński)

Sud Sudan. Crisi umanitaria. Un binomio che sembra quasi impossibile da scindere. Il più giovane Stato del mondo è infatti flagellato da una crisi umanitaria senza precedenti. Prima la lunga guerra civile tra Sudan e Sud Sudan (1955- 1972 e 1983-2005), che portò al referendum per l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011. Poi, il 13 dicembre 2013, lo scoppio di una nuova guerra civile, a causa di un presunto colpo di Stato guidato dall’ex Vice Presidente Riek Machar di etnia nuer, ai danni del governo di Salva Kiir di etnia dinka. L’ennesimo conflitto interno ha aggravato ulteriormente la situazione. L’ONU ha dichiarato il Sud Sudan a livello 3 di emergenza, il più alto grado di classificazione per una crisi umanitaria. Si registrano 1.4 milioni di persone sfollate e 480.000 rifugiati, con una stima di 3.8 milioni di persone che nel 2015 avranno bisogno di assistenza.

L’azione UE a riguardo si sta concentrando su due fronti, interdipendenti tra loro: diplomatico e di assistenza umanitaria. Dal punto di vista diplomatico l’UE, di concerto con la comunità internazionale, sta cercando di evitare un’escalation delle violenze etniche ed un effetto domino sulla regione, intrinsecamente instabile. Più volte la comunità internazionale si è appellata ai due contendenti per “una pacifica, equa e durevole soluzione delle controversie”. Il cessate il fuoco firmato nel gennaio 2014, riconfermato a maggio, è stato più volte violato. Numerose sono anche le gravi e continue violazioni dei diritti umani, ormai insostenibili. La prima vera risposta è arrivata dal Consiglio dell’UE, che il 10 luglio 2014 ha deciso di adottare sanzioni contro chiunque ostacoli il processo di pace o violi il cessate il fuoco ed i diritti umani in Sud Sudan. Ha inoltre confermato l’embargo relativo alle armi.

Nel Consiglio Affari Esteri del dicembre 2014 è stato poi riconfermato il sostegno all’IGAD (Intergovernamental Authority on Development) – incaricata di supervisionare il processo di pace ed il cessate il fuoco – ed alla missione ONU UNMISS per la protezione dei civili. Questo in aggiunta alla condanna delle violazioni dei diritti umani ed al supporto alla riconciliazione attraverso le attività presso il Consiglio dei Diritti Umani e l’appoggio alla Commissione di Inchiesta dell’Unione Africana.

La risposta in termini umanitari è stata poi considerevole. Solo nel 2014 l’UE ha stanziato 116 milioni di euro, cui aggiungerne altri 50 per la gestione dell’emergenza profughi nel Corno d’Africa. A questi fondi vanno sommati quelli provenienti dai Paesi membri, per un totale pari a 279 milioni di euro, ovvero un terzo degli aiuti mondiali per il Sud Sudan. L’assistenza umanitaria è stata incanalata verso i fabbisogni primari: salute, nutrizione, servizi igienico-sanitari e istruzione. Accanto alla pura assistenza umanitaria, l’UE ha messo in atto un piano d’investimenti, mirato alla ricostruzione e alla crescita del Paese, in una prospettiva di sostenibilità. Nel 2014 è stato riprogrammato il “Contratto per il Consolidamento del Paese”, precedentemente concepito solo come sostegno al bilancio, poi abbinato ad un partenariato con le ONG e con le organizzazioni internazionali operanti nel settore dell’educazione e nella sanità. In quest’ottica sono stati finanziati numerosi progetti aventi come scopo il sostegno ai piccoli agricoltori (nelle aree interessate dal conflitto e non), alle attività di mantenimento della pace e consolidamento dello stato di diritto, all’istruzione ed alle autorità locali, per un’efficace amministrazione dei fondi statali.

Nonostante l’enorme sforzo finanziario, l’emergenza umanitaria non sembra però concedere tregua. L’UE ha più vote ribadito la necessità di risolvere la crisi politica in Sud Sudan come condizione essenziale per la pace. “L’assistenza umanitaria salva vite e allieva le sofferenze, ma non può risolvere la crisi”, (DG ECHO). È essenziale quindi concentrarsi sulle fasce di popolazione più a rischio e mettere gli aiuti esteri al servizio della ricostruzione del Paese, prima che le conseguenze umanitarie siano irreversibili.

L' Autore - Stefania Carbone

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Siena ed ho ottenuto il Master in European Interdisciplinary Studies al Collège d’Europe-Natolin Campus con una tesi sull’esternalizzazione delle politiche europee in materia di asilo. Sono appassionata di relazioni internazionali e diritti umani.

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