giovedì , 16 agosto 2018
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Summit dell’Eliseo per la pace e la sicurezza in Africa: un vertice dal tempismo eccezionale

Il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy si sono recati a Parigi la scorsa settimana per prendere parte al Summit dell’Eliseo per la pace e la sicurezza in Africa, un summit dal tempismo eccezionale come definito dal padrone di casa stesso, il Presidente francese François Hollande. Assieme a loro, il Presidente dell’ONU Ban Ki Moon, la Presidente dell’Unione Africana Zuma e 53 rappresentanti degli Stati africani. Un evento che per forza di cose è stato anche l’occasione per ricordare Nelson Mandela, scomparso il giorno prima dell’inizio del summit.

Al di là della triste coincidenza, il summit aveva già di per sé una valenza importante in quanto precedeva una serie di appuntamenti chiave nelle relazioni fra UE e Africa e, più in generale, sul tema della difesa: il Consiglio Europeo di dicembre dedicato proprio al tema della sicurezza e della difesa, la presidenza francese del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e il Summit UE-Africa che si terrà nell’aprile 2014.

Da parte dei rappresentanti dell’UE, il vertice è stato anche l’occasione per ricordare il ruolo fondamentale che l’Europa ha svolto e ancora oggi svolge per assicurare lo sviluppo dell’Africa. Il Presidente della Commissione Barroso ha citato nel suo discorso alcune cifre importanti: per il settennato 2007-2013 la Commissione ha da sola investito 25 miliardi di euro per il partenariato per lo sviluppo dell’Africa e l’UE resta inoltre il più importante partner commerciale per il continente africano, con importazioni ed esportazioni per un valore di 94 miliardi e 80 miliardi di euro rispettivamente nel solo 2012. Barroso ha anche sottolineato l’importanza che riveste per entrambi i continenti l’integrazione regionale, che l’UE cerca di favorire, tramite gli aiuti e l’auspicato approfondimento del partenariato economico tra i due partner con il summit UE-Africa del 2014.

I temi toccati nel corso del summit sono stati, come da titolo, la pace e la sicurezza, ma intese in senso ampio: è ormai chiaro che la stabilità e il processo pacifico e democratico del continente africano dipendono da una molteplicità di fattori e per evitare crisi di sicurezza è necessario, per usare l’espressione di Van Rompuy, un «comprehensive approach».

In tal senso, la lotta agli estremismi, la cooperazione economica e il contrasto al cambiamento climatico sono tutte facce di una stessa medaglia. Tanto il Presidente della Commissione, quanto il Presidente del Consiglio Europeo hanno ricordato in merito alla lotta al cambiamento climatico come l’UE si sia posta obiettivi ambiziosi, ma che allo stesso tempo questi obiettivi non avranno il loro effetto se non verranno perseguiti anche da altri Paesi. «I nostri sforzi a livello europeo – l’UE rappresenta solo l’11% delle emissioni globali – hanno senso solo se possiamo avere la massa critica e la coerenza indispensabile per convincere gli Stati Uniti e le principali economie asiatiche a seguirci su questa strada» ha detto Van Rompuy, invitando l’Africa a far fronte comune con l’UE al prossimo importante appuntamento sul tema, la Conferenza di Parigi del 2015.

Allo stesso tempo, le questioni di pace e sicurezza sono state considerate nel loro significato più stretto: ci sono regioni che ancora soffrono di un deficit di sicurezza sostanziale come Mali, Sahel, Repubblica Centrafricana, Sudan, Corno d’Africa e regione dei Grandi Laghi. Anche in questo caso, il summit ha avuto un tempismo perfetto. Non solo perché avveniva a quasi un anno dall’intervento francese in Mali, ma soprattutto perché avveniva a ridosso della decisione unanime del Consiglio di Sicurezza ONU per l’invio di una missione militare francese nella Repubblica Centrafricana. Ancora una volta la Francia, da sola, prende oneri ed onori di un intervento nel continente africano.

Una decisione che non può che portare a riflessioni doverose tanto sulle difficoltà dell’Africa di risolvere autonomamente le proprie crisi di sicurezza quanto, da parte europea, sull’incapacità cronica dell’UE di agire assieme e per tempo sul continente africano. Certo, quest’ultima ha già annunciato lo stanziamento di finanziare con 50 milioni di euro l’African-led International Support Mission nella Repubblica Centrafricana (AFISM-CAR), ma è chiaro che ci si aspetterebbe ben altro.

In foto un’immagine tratta dal vertice dell’Eliseo (Foto: Council of the European Union) 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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