lunedì , 19 febbraio 2018
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Summit UE-Africa: business as usual

Il Summit fra Unione Europea ed Africa che si è svolto a Bruxelles fra il 2 e il 3 aprile doveva essere l’occasione per rilanciare una partnership la cui importanza strategica è stata offuscata dalla crisi economica europea e dal profilarsi di nuovi attori sul continente africano, come la Cina nei Paesi ricchi di materie prime o il Brasile negli Stati a lingua portoghese. Il prestigioso vertice ha quantomeno riportato allo stesso tavolo molte personalità che oggi sembrano vivere in due mondi diversi: l’UE alla ricerca di nuova legittimità e l’Africa in crescita, ma ancora oggi attraversata da crisi politiche, militari e sociali. All’incontro hanno infatti partecipato i capi di Stato e di governo dei Paesi europei ed africani, oltre che rappresentanti di primo piano delle due Unioni, quella Europea e quella Africana.

In continuità con l’andamento del precedente vertice, svoltosi a Tripoli nel 2010, i leader dei due continenti sembrano essersi limitati a ribadire la centralità della partnership strategica fra Africa ed UE, rispolverando il lessico che ha contraddistinto le dichiarazioni congiunte dell’ultimo decennio. Si nota ad esempio il compromesso diplomatico storico che porta a sottolineare l’importanza dell’interdipendenza fra i due continenti, aspetto caro agli esponenti europei, e allo stesso tempo il piano di uguaglianza su cui si svolgono i rapporti, un punto su cui i Paesi africani hanno lottato a lungo in passato, assieme a quello della ownership dei processi di sviluppo.

Il Summit ha dunque nuovamente ribadito l’impegno congiunto a realizzare il progetto condiviso di sviluppo tracciato nel 2007 dalla Strategia Congiunta firmata a Lisbona. Good governance, diritti umani e Stato di diritto sono ormai elementi condivisi da tempo, che vengono ribaditi a ogni summit, almeno sulla carta. Rimane la pressione europea per una maggiore integrazione economica del continente africano e di questo con il resto dell’economia globale: su questo terreno si gioca un confronto cronico.

I Paesi africani, pur essendosi impegnati a liberalizzare gli scambi con l’estero, continuano a rivendicare la protezione delle proprie economie, ancora troppo deboli per la concorrenza internazionale. I negoziati sugli Economic Partnership Agreements fra UE e regioni africane sono così bloccati da anni: il Summit non ha garantito alcun passo in avanti, se non l’impegno, per molti versi paradossale, a continuare i negoziati, esplorando ogni possibilità di accordo possibile. Ma di accordo non se ne parla proprio.

Dal punto di vista economico, non sono molti gli impegni concreti: una più accentuata attenzione alla sostenibilità ambientale della crescita economica africana, così come alla sua inclusività sociale. L’UE promette maggior sostegno per lo sviluppo delle risorse marittime del continente africano e per far sì che una quota superiore di materie prime venga trasformata in Africa in prodotti finiti: questo viene ritenuto un passo fondamentale per facilitare lo sviluppo di molti Stati africani in middle-income countries.

Spicca però lo scarso spazio dedicato ai temi della cooperazione allo sviluppo: nelle conclusioni del vertice, le vengono dedicate solo poche righe. Una scelta non sorprendente, dato che lo scorso anno l’UE ha aumentato la dotazione del Fondo Europeo di Sviluppo in misura minore a quanto proposto dalla Commissione Europea e dai partner africani.

Più concreto il dibattito in materia di sicurezza e stabilità. Gli impegni in Africa, ma anche in Europa, per la stabilità suonano stranamente diversi, oggi. Dopo la vicenda ucraina, questi rituali rimandi all’instabilità di molte regioni africane non sembrano infatti più così distanti dalle capitali europee. L’UE continua comunque nella sua attività di sostegno alla gestione africana delle crisi, attraverso un incremento previsto delle risorse dell’African Peace Facility, deputato proprio a incanalare fondi per la sicurezza, e una loro maggiore complementarietà con quelle messe a disposizione dall’Unione Africana.

In generale, l’UE stanzierà 28 miliardi di euro per il 2014-2020, in aggiunta agli aiuti bilaterali degli Stati membri, perseguendo le finalità da sviluppare attraverso un’apposita roadmap stilata con i partner africani: Pace e Sicurezza, Democrazia e Good Governance, Sviluppo Umano, Sviluppo Inclusivo e Sostenibile, Integrazione Continentale. Il prossimo Summit si terrà nel 2017: che la partnership non venga però abbandonata per altri 3 anni.

(Foto: Council of the European Union) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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