domenica , 18 febbraio 2018
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Summit UE-Lega Araba: Iraq e Siria in agenda

Nelle ultime settimane di presidenza greca del Consiglio Europeo, Atene ha ospitato il terzo incontro interministeriale UE-Lega Araba, condotto sotto la direzione congiunta dell’Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza Catherine Ashton, del Segretario Generale della Lega Araba Nabil Elaraby (egiziano) e del Ministro degli Esteri del Marocco Salaheddine Mezouar.

In agenda, cooperazione strategica, istituzionale e socio-economica, oltre a numerose e variegate questioni politiche. Il prodotto dell’incontro, durato due giorni (10-11 giugno) è stato una dichiarazione congiunta piuttosto estesa, che, come sempre in questi casi, passa in rassegna un lungo elenco di temi senza approfondirne nessuno, e senza presentare reali soluzioni ai problemi di cui si prende atto. D’altronde, sia l’Unione Europea sia la Lega Araba faticano a trovare l’unanimità anche al loro interno: le difficoltà dell’UE nell’attuare una politica estera comune sono ben note, la Lega Araba ha 22 membri, molti dei quali hanno avuto contrasti tra loro anche nella storia più recente (basti pensare ad Egitto e Qatar, Arabia Saudita e Iraq). Per queste ragioni, un accordo che unisca le due organizzazioni non può che essere frutto di un doppio compromesso.

Ampio spazio è stato dedicato naturalmente alla crisi siriana: la Siria è stata sospesa dalla Lega Araba il 16 novembre 2011 (lo stesso era accaduto nel febbraio 2011 alla Libia, poi riammessa ad agosto). Sono state citate le recenti elezioni nel Paese, ed è stata espressa la convinzione che, nell’attuale contesto, queste non possano rappresentare una via d’uscita dal conflitto. Riferimento immancabile, la crisi dei rifugiati: un appello è stato lanciato alla comunità internazionale affinché presti aiuto ai Paesi della regione, in particolare alla Giordania, che necessita di supporto finanziario e logistico. Una questione legata alla crisi siriana e alla quale si è dato molto risalto è stata poi quella dei combattenti stranieri: si stima che siano fino a 5.000 i cittadini europei che stanno combattendo in Siria tra le milizie islamiche e che – se e quando torneranno in Europa – avranno probabilmente intrapreso un percorso di radicalizzazione ed acquisito abilità tali da poter rappresentare una seria minaccia terroristica. Il caso recente dell’attentato al museo ebraico di Bruxelles è emblematico: l’uomo accusato di esserne l’esecutore è infatti un cittadino francese appena rientrato dalla Siria.

Altro tema sempre in primo piano è stato quello del conflitto israelo-palestinese: le due parti, oltre a sottolineare l’urgenza della situazione umanitaria a Gaza, hanno affermato il continuo impegno per il ripristino dei confini del 1967, così come l’illegalità degli insediamenti israeliani e la convinzione che rappresentino un ostacolo al raggiungimento di una soluzione a due stati. Inoltre, UE e Lega Araba hanno accolto favorevolmente il recente accordo tra Fatah e Hamas e la conseguente creazione di un governo di coalizione palestinese, affermando che questo è in linea con i principi del “Quartetto” (il gruppo di mediazione istituito a Madrid nel 2002 e costituito da ONU, USA, UE e Russia).

Tra le questioni affrontate in maniera più sintetica, le migrazioni internazionali, il narcotraffico, l’impegno a garantire l’unità e la stabilità del Libano ed il processo di peace-building in Sudan, ma anche, al di là della sfera regionale, il sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina, e l’auspicio che la crisi si possa risolvere nel rispetto delle norme internazionali.

Infine, è stato emesso un comunicato ufficiale in merito alla situazione della sicurezza in Iraq: infatti, mentre il Ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari partecipava l’incontro, le milizie dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), che da gennaio controllano Falluja, hanno occupato Mosul, seconda città più grande del Paese. Nel comunicato, si è ricordato che tutti gli Stati che sono tenuti ad applicare le risoluzioni 1267 e 1989 che impongono sanzioni contro l’ISIS. Infine, il comunicato ha rivolto un appello alle forze democratiche del Paese affinché lavorino insieme sulla base della Costituzione. In particolare, si chiede al governo dell’Iraq e della regione del Kurdistan di combinare le rispettive forze militari e politiche per ripristinare la sicurezza a Mosul e Nineveh.

In foto,  Nabil Elaraby e Catherine Ashton © European Union, 2014

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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