venerdì , 17 agosto 2018
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Svezia: nuovi timori per le attività militari russe

La tanto discussa separazione della Crimea dall’Ucraina é solo un episodio isolato, capace però di dare ad altre collettività etniche, come quelle del Nagorno-Karabah e della Transnistria, un valido precedente per vincolarsi nuovamente alla potenza russa? Oppure questi non sono altro che epifenomeni di un processo strutturalmente più complesso e di cui non si sanno, o peggio, si ha paura ad immaginare le cause più vere e profonde?

In questo secondo senso sembra orientata la Svezia, che, nella persona di Wilelm Hungen, analista capo della sezione counter-intelligence della Säkerhetspolisen, un ramo dei servizi segreti svedesi, ha espresso i suoi timori per un’escalation di atti preparatori assimilabile, come aveva affermato  uno dei più autorevoli giornali svedesi, lo Svenska Dagbladet, a un preparativo di guerra.

Sono di certo dichiarazioni serie e gravide di implicazioni. Per meglio comprenderle bisogna fare un piccolo salto indietro nel tempo, alla notte del 29 marzo 2013. Sono passati pochi minuti dalla mezzanotte quando i radar svedesi hanno intercettato sei aerei provenienti dalla Russia, che stavano sorvolando il golfo di Finlandia. All’inizio, sembra tutto regolare: gli aerei russi paiono essere diretti verso l’enclave di Kaliningrad, territorio russo, quando, improvvisamente, i due TU-23 backfire heavy bomber e i quattro SU-27 flanker fighters jet hanno deviato dalla loro rotta per trovarsi, verso le due del mattino, nei paraggi dell’isola di Gotland, a circa a 30-40 km di distanza dalle acque territoriali svedesi. Dopodiché, i sei aerei hanno fatto dietro-front per tornare in Russia.

Quello che ha stupito l’opinione pubblica scandinava non è tanto la somiglianza di questo atto a uno scenario vissuto più e più volte durante la Guerra Fredda, ma, piuttosto, le sue particolarità: in primo luogo, la simulazione di attacco (mock attack) ha avuto luogo di notte. In secondo luogo, lo stato di impreparazione totale della Swedish Air Force (SAF) è stato definito inqualificabile da molti esponenti politici, tra i quali l’ecologista Peter Rådberg, che si è detto scandalizzato dal fatto che gli aerei russi siano in realtà stati affiancati non da Gripen della SAF, ma degli F-16 americani e danesi che operavano nella base NATO di Zokiniai, in Lituania.

Il 30 novembre scorso, un altro déjà vu: per due ore, ancora un’esercitazione di cinque aerei russi, sul golfo di Finlandia, che hanno corso il rischio di invadere dello spazio aereo svedese. Anders Peerson, Comandante voli tattici (acting tactical flight commander) delle forze armate, suggerisce che, anche se l’atto non era di per sé ostile, mancava poco perché fosse considerato offensivo. Il Capo della commissione difesa, Peter Hultqvist, ha affermato che gli schemi di esercitazione russi devono essere presi sul serio. La risposta degli svedesi non si è fatta attendere: congelamento di tutte le joint-ventures in programma con la Russia.

Si possono ben comprendere le ragioni che hanno spinto Hungen a illustrare in conferenza stampa le preoccupazioni dovute all’aumento delle attività russe, soprattutto alla luce di quanto è accaduto in Crimea e Ucraina. Hungen ha dichiarato alla radio che l’aumento dei tentativi di reclutamento di spie e l’acquisto di un numero di mappe significativo da parte di Mosca non possono essere considerate azioni irrilevanti: “non si portano avanti azioni di questo genere se non nella prospettiva di un attacco futuro”. L’Independent dunque conclude che la Svezia diventa l’ultimo non-membro europeo della NATO a esprimere preoccupazioni per aperta politica espansionistica di Putin.

La Svezia ora è divisa tra l’abbandono della sua tradizionale neutralità e l’eventualità di aderire alla NATO, unica forza militare presente in Europa, per cercare di non essere travolti dall’ingombrante vicino. Che fare dunque? La situazione è, come sempre quando si deve parlare di difesa comune europea, a un punto morto, ma potrebbe darsi che la decisione del 10 aprile 2014 dell’assemblea parlamentare del Consiglio di Europa di negare alla Russia il suo diritto di voto per un intero anno potrebbe essere il segno che finalmente qualcosa, anche se a livello embrionale, si sta muovendo. Forse.

 In foto, un Tu-23 (in primo piano) e un Su-27 in volo in esercitazione (© yuriybrisk – 2007)

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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