martedì , 14 agosto 2018
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Sviluppo del Medio Oriente: l’appello dell’UNDP all’UE

«L’Unione Europea dovrebbe cambiare il suo approccio politico con i Paesi del Vicino Oriente perché il mondo arabo è cambiato». A sottolineare la necessità dell’apertura di una fase di riflessione nel Parlamento Europeo è stato il Direttore Regionale per i Paesi Arabi dell’UNDP, Sima Bahous, intervenuta martedì 17 settembre ad una seduta della Commissione Permanente Affari Esteri a Bruxelles. Con la sua relazione la rappresentante del programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha fatto il punto della situazione nei Paesi del Medio Oriente, esprimendo forte preoccupazione non solo per la guerra in Siria, che si sta ripercuotendo con effetti negativi pure sugli stati confinanti come Giordania e Libano, ma anche per i disordini che continuano ad attraversare Egitto e Tunisia.

Secondo Bahous alla base della forte instabilità nell’area nordafricana e mediorientale sono individuabili radicati disagi economici e sociali, gli stessi, rimasti insoluti, che hanno portato alle proteste di piazza chiamate “primavera araba”.

Il problema di fondo è il grande esercito di giovanissimi arabi disoccupati. Secondo le stime dell’UNDP sono 200 milioni i giovani al di sotto dei 24 anni nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente che si trovano senza lavoro né prospettive future se non quella dell’emigrazione. Questo gap enorme è dovuto sia a una mentalità patriarcale che non riconosce i giovani come vera parte della società, sia a un deficit d’istruzione in particolare nelle materie tecniche: nei decenni scorsi nei Paesi mediorientali il principale impiego era costituito da un posto nella pubblica amministrazione, comparto che di conseguenza si è sviluppato in modo insostenibile. Anche l’istruzione era stata modellata con la finalità di creare dei burocrati e questo, quando è diventato chiaro che erano necessari tagli al settore pubblico, ha prodotto schiere di disoccupati istruiti, ma non preparati alla maggior parte delle professioni.

Oltre a questo aspetto, su cui il Direttore Bahous ha espresso viva preoccupazione, altre caratteristiche dell’economia dei paesi mediorientali che secondo l’UNDP sono esplicative dell’attuale crisi sono l’esclusione dal lavoro di un’ampia fetta di popolazione attiva, rappresentata dalle donne, la scarsezza d’acqua e di cibo in alcune regioni, e la disparità nella distribuzione della ricchezza, con grandi sacche della popolazione in assoluta povertà.

Se le difficoltà della società civile non verranno affrontate, ha sottolineato Bahous, sarà poi difficile garantire uno sviluppo democratico della regione, con un’implementazione della dialettica politica, una riduzione della corruzione e un maggiore rispetto delle libertà civili e dei diritti umani. In quest’ottica, le Nazioni Unite stanno puntando tutto sugli aiuti umanitari, al fine di costruire “un ponte per lo sviluppo a lungo termine della regione”. Nel compito che l’UNDP si è prefissato, Bahous ha chiesto dunque anche la collaborazione dell’Unione Europea, che è il principale partner economico dei Paesi nordafricani e mediorientali.

La rappresentante dell’Onu ha invitato i parlamentari europei a riprendere in considerazione la Politica di Vicinato il cui motto è “more for more”. Le linee guida di questa dottrina prevedono infatti di dare più aiuti ai Paesi che hanno fatto passi maggiormente significativi verso la democrazia e il rispetto dei diritti umani. L’effetto negativo del “more for more” è però che in tal modo l’Ue preclude la possibilità di un sostegno ai cittadini di altri Paesi che invece, per un motivo o per un altro, non hanno risposto positivamente alle sollecitazioni per un maggiore sviluppo democratico. «Diritti umani, libertà e società civile: occorre aiutare tutti i Paesi a raggiungere questi obiettivi» ha affermato Bahous al termine del suo intervento.

La discussione sui pro e i contro della Politica di Vicinato è aperta già da un po’ di tempo in seno al Parlamento Europeo e la sollecitazione giunta dall’UNDP per mezzo della sua rappresentante regionale potrebbe dunque essere la svolta decisiva per convincere i parlamentari dell’Unione a invertire la rotta della politica internazionale. Intanto, nel corso della seduta di martedì è stata anche approvata la partecipazione della Giordania ai programmi economici dell’Unione. La raccomandazione, passata con 45 voti favorevoli, un contrario e 2 astenuti, chiede di implementare il dialogo economico e politico con il partner mediorientale tramite aiuti economici, tecnici e umanitari.

In foto, uno scatto dal programma di lotta alla disoccupazione in Iraq (© UNDP Arab States – UNDP in Iraq)

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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