Federica Mogherini al CAE © Council of the European Union, 2015
Federica Mogherini al CAE © Council of the European Union, 2015

Terrorismo: l’UE richiede più scambio di informazioni

Lunedì 19 gennaio, il Consiglio dell’Unione Europea si è riunito nella sua formazione Affari Esteri (CAE), presieduto dall’Alto Rappresentante Federica Mogherini. All’ordine del giorno gli ultimi sviluppi in Africa, le relazioni con la Russia e lo studio di misure contro il terrorismo.

Africa

I Ventotto hanno preso atto delle difficoltà di portare alla piena implementazione del Peace Security anad Co-operation Agreement nella regione dei Grandi Laghi, in particolare relativamente alla necessità di pacificare le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo e disarmare le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda, responsabile di centinaia di vittime civili e militari, oltre che diversi atti di violenza di genere.

Il CAE ha inoltre approvato una nuova missione nella Repubblica Centrafricana, la EU Military Advisory Mission EUMAM RCA, a sostegno della riforma del settore della sicurezza e delle forze armate della RCA. La missione, che si affianca ad EUFOR RCA Bangui, dispone di un budget di 7,9 milioni di euro ed è piuttosto contenuta sia nel tempo che nello staff, predisponendo di un mandato annuale e di circa sessanta unità sotto la guida del Generale di brigata francese Dominique Laugel.

Il Consiglio ha poi lanciato definitivamente la missione EUCAP Sahel Mali, già approvata lo scorso aprile e il cui dispiegamento è cominciato lo scorso luglio. La missione si inquadra nella più ampia strategia macroregionale per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel, affiancandosi a EUCAP Sahel Niger, missione civile a sostegno della lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato nel Paese africano, e EUTM Mali, operazione militare di supporto alla riorganizzazione delle forze armate maliane. EUCAP Sahel Mali, il cui mandato scadrà nel gennaio 2017, si occuperà sostanzialmente di fornire addestramento alle forze di polizia del Paese, alla Gendarmeria e alla Guardia Nazionale, con un budget per il 2015 di 11,4 milioni di euro.

Russia

La discussione si è poi spostata sui rapporti con la Russia e le misure di prevenzione e lotta al terrorismo. In merito alle sanzioni contro Mosca, Regno Unito e Polonia hanno guidato una coalizione di Stati che intendono vincolare il mantenimento delle sanzioni contro Mosca alla piena implementazione del compromesso di Minsk. Alcuni Stati, principalmente Spagna e Lussemburgo, hanno ventilato l’ipotesi di un approccio più morbido, volto a smentire le voci secondo cui l’obiettivo dell’UE sia di voler deliberatamente destabilizzare la Russia, ma i recenti movimenti delle truppe russe in Ucraina hanno impedito qualsiasi riferimento in questo senso nel documento conclusivo, anche se la decisione definitiva verrà presa in marzo.

Il dibattito sulla Russia si è inoltre soffermato sul contrasto alla propaganda russa rivolta ai russofoni residenti in Europa orientale. Tra le opzioni ventilate, la possibilità di finanziare produzioni russofone con fondi europei in modo da garantire media indipendenti.

Terrorismo

In merito alla lotta contro il terrorismo, sono state discusse diverse possibili linee d’azione, ma il consenso si è raccolto intorno al rafforzamento dello scambio di informazioni tra i Paesi membri e una maggiore cooperazione coi Paesi arabi e mediterranei. L’Alto Rappresentante ha affermato di aver avvertito “per la prima volta […] una reale consapevolezza che abbiamo bisogno di lavorare insieme per combattere una minaccia comune”, ma questo ottimismo deve fare i conti col fatto che lo scambio di informazioni di intelligence tra gli Stati membri rappresenta da sempre un ostacolo alla piena cooperazione in numerosi settori legati alla sicurezza.

Il CAE presenterà delle raccomandazioni in merito e le trasmetterà al Consiglio Europeo del prossimo 12 febbraio, ma il punto cruciale resta la difficoltà nel trovare il giusto compromesso tra misure efficaci e protezione dei dati personali dei cittadini europei, in special modo in merito alla comunicazione dei dati di viaggio (PNR) dei passeggeri da parte delle compagnie aeree alle forze di polizia. Le stime attuali parlano di circa cinquemila cittadini europei tra i foreign fighters che hanno raggiunto Siria e Iraq e i timori principali riguardano possibili minacce terroristiche in seguito al loro eventuale rimpatrio. Per far fronte a questa minaccia, diversi Paesi hanno già iniziato a studiare misure per il controllo e la revoca di documenti di viaggio di cittadini sospetti, un’idea che ha trovato l’appoggio della Commissione Europea.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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