lunedì , 19 febbraio 2018
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tracciabilità dei minerali
Una miniera di coltan a Rubaya, nel North Kivu © MONUSCO Photos - www.flickr.com, 2014

Tracciabilità dei minerali, direttiva al vaglio del PE

La ricchezza di coltan è fra gli esempi più chiari della ‘maledizione delle risorse’ che attanaglia l’Africa e la Repubblica Democratica del Congo in particolare. Grande quasi quanto l’intera Europa Occidentale, l’odierna RDC possiede una ricchezza geologica senza pari al mondo: oro, diamanti, uranio, coltan, il cui sfruttamento tuttavia non riesce a sollevare le condizioni di vita della popolazione. Il capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha guidato una delegazione di eurodeputati a Kinshasa, capitale del Paese, e nelle regioni del Kivu, a oriente, per sensibilizzare l’UE sulla tracciabilità dei minerali.

Che cos’è il coltan

Il termine coltan è un’abbreviazione di columbo-tantalite, una miscela di due minerali (columbite e tantalite): da questa polvere nera, leggermente radioattiva, si estrae il tantalio, un metallo fondamentale per i più avanzati settori dell’economia, come la produzione di dispositivi cellulari mobili, di componentistica per PC e per la costruzione di aerei. In ogni smartphone o computer è facile ci sia del tantalio estratto in Congo: la RDC possiede l’80% delle riserve mondiali. Nel solo 2000, all’alba dell’esplosione del mercato dei telefoni cellulari, il prezzo del coltan in Congo decuplicò.

In quegli stessi anni, nella RDC, e in particolare nella regione orientale del Paese, il Kivu, infuriava una guerra confusa che affondava le sue radici fin nel genocidio in Rwanda del 1994 e oltre. Profughi Hutu, milizie locali (i mai-mai), truppe governative, Tutsi congolesi e rwandesi, eserciti dei Paesi vicini come Rwanda e Uganda: tutti si contendevano il controllo del territorio. Con l’esplosione del mercato del coltan, si è sviluppata un’economia di guerra e dello sfruttamento che prolifera ancora oggi. La regione dei Grandi Laghi è fortemente instabile e le violenze in nome dello sfruttamento illegale delle risorse continua tuttora, per un valore che, secondo alcune stime, si aggira intorno a 1,25 miliardi di dollari all’anno.

La tracciabilità dei minerali: la legge americana e le proposte europee

I primi a rispondere sono stati gli Stati Uniti, con alcune norme del Dodd-Frank Act, conosciuto più che altro per la regolamentazione dei derivati. La sezione 1502 della legge prevede che tutte le imprese coinvolte nell’utilizzo del coltan (oltre che di stagno, tungsteno e oro), come gli importatori, ma anche gli utilizzatori finali, come aziende di componentistica per cellulari e PC, denuncino l’origina ‘pulita’ dei minerali. Si tratta di una certificazione del fatto che le materie prime non provengano da aree di conflitto. Effetto collaterale di questa norma è stato un embargo di fatto da parte degli Stati Uniti nei confronti delle risorse della RDC.

Per evitare questo effetto, la proposta della Commissione Europea, oggi al vaglio del PE, per la tracciabilità dei minerali provenienti da zone di conflitto o ad alto rischio si applica solo in maniera volontaria e solo nei confronti delle imprese importatrici dei minerali. Di fatto, si richiede alle imprese di autocertificare la provenienza legale del coltan. Tuttavia, non si prevede alcune sanzione penale per le imprese che non dovessero aderire o che non ne rispettino gli obblighi. Il carattere volontario e il focus limitato della proposta, che esclude ad esempio i produttori di cellulari, ma si applica solo alle imprese importatrici del materiale grezzo (lo 0,05% delle società europee), ha prestato il fianco alle critiche di alcune ONG, come EURAC.

L’appello di Pittella

Nonostante questi limiti, la proposta della Commissione costituisce comunque un passo avanti e il viaggio di Pittella era indirizzato proprio a sostenere la necessità di approvare in fretta la normativa. Al suo ritorno, il capogruppo socialista ha pubblicato un appello in tal senso ai gruppi PPE e ALDE, che finora si sono opposti, ritenendo la norma una complicazione burocratica per le imprese impegnate in questo commercio.

Dopo aver incontrato le cariche istituzionali a Kinshasa, ribadendo l’importanza per l’UE di un Congo stabile e democratico (Pittella ha richiamato il recente esempio della Nigeria), la delegazione ha viaggiato nella regione al centro del traffico di coltan, il Kivu, dove ha incontrato il vincitore del premio Sakharov 2014, il dottor Denis Mukwege, che ha fondato il Panzi Hospital. Si tratta di un rifugio per le donne vittime di violenze sessuali. Conseguenze anche queste, gravissime, di un commercio insanguinato su cui l’UE non può più chiudere gli occhi.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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