mercoledì , 21 febbraio 2018
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Transnistria sulle orme della Crimea: richiesta l’annessione alla Russia

A pochi giorni dall’annessione della Crimea, giunge a Mosca la richiesta delle autorità della Transnistria, regione moldava a maggioranza russa, di seguire l’esempio ed unirsi alla Russia, scongelando uno dei principali conflitti alle porte dell’Unione Europea. Una mossa prevedibile, quella della provincia separatista con capitale Tiraspol, anticipata da un referendum del 2006, dove il 97% devotanti si espresse a favore del ricongiungimento con Mosca.

L’etichetta di “alunno modello dell’Eastern Partnership” assegnata alla Moldavia dalla Commissione Europea, e il “si” all’Accordo di Associazione arrivato durante il vertice di Vilnius dello scorso novembre rappresentano per Chisinau un’ancora psicologica di fronte alla tempesta ucraina e possono addolcire il quadro a tinte fosche che la richiesta di Tiraspol, in pochi giorni, ha dipinto.

La realpolitik tuttavia, parla un’altra lingua. Ancora una volta, come nel caso di Kiev, l’equilibrio fra pesi e contrappesi europei e russi gioca a favore di Putin: mentre le liberalizzazioni promesse da Bruxelles nell’ambito dell’accordo avanzato di libero scambio (Deep and Comprehensive Free Trade Agreement) avrebbero un impatto modesto sull’economia moldava (Chisinau è infatti riuscita a coprire solo il 70% della quota concessa dall’UE per l’esportazione di vini e le stime sarebbero simili nel caso di altri prodotti agricoli), eventuali restrizioni russe, in particolar modo sul lavoro transfrontaliero, potrebbero privare la Moldavia di oltre 1 miliardo di Euro in sole rimesse derivanti da lavoro stagionale.

Sicuramente la Transnistria è un boccone meno goloso per Putin: mentre la Crimea significa innanzitutto l’accesso allo strategico porto di Sebastopoli sul Mar Nero, la striscia di terra ad est del fiume Dniester esporta solo il 30% della propria produzione ad oriente. Sul piano politico ed ideologico però, si tratterebbe di un’ulteriore vittoria di Putin e di un ulteriore fallimento per le diplomazie europee e USA.

Inoltre, la provincia di Tiraspol non è la sola porzione di territorio moldavo abitata, in termini di nazionalità, da non-moldavi. Ad inizio febbraio, mentre Stati Uniti e Unione Europea ancora speravano che le sanzioni avrebbero intimidito Mosca e risolto la crisi ucraina, il 98% degli abitanti della Gaugazia votavano per l’integrazione nell’Unione Eurasiatica e il 99% appoggiava l’indipendenza in caso di adesione della Moldavia all’UE. L’annessione della Crimea trascende quindi la questione transnistriana e fornisce un precedente per tutti gli irredentismi post-sovietici.

Su questo sfondo, Chisinau si prepara alle elezioni di novembre in cui forze filo-europee e pro-russe competeranno non solo per il rinnovo del Parlamento ma anche per il futuro politico ed economico del Paese. Putin ha di fronte a sé due possibilità: attendere l’appuntamento elettorale influenzandolo senza rumore per non violare ulteriormente il diritto internazionale, correndo però il rischio che la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE arrivi prima di novembre, oppure approfittare dello smarrimento occidentale annettendo la Transnistria, e mescolando in anticipo le tessere del puzzle interno.

Le variabili che l’Unione Europea deve tenere in considerazione sono molte di più. La recente dichiarazione del Commissario per l’Allargamento Stefan Füle al giornale tedesco Die Welt lascia intendere che l’idea dell’adesione come soluzione alle crisi, fino a un mese fa impronunciabile, comincia a circolare nelle stanze dell’edificio comunitario. Si tratta, tuttavia, di un’opzione difficilissima da perseguire, alla luce sia delle divergenti priorità di politica estera degli Stati Membri, sia di quella che, da “enlargement fatigue” è diventata una vera e propria “european fatigue”, di cui la generale freddezza dell’opinione pubblica nei confronti della situazione ucraina è un’efficace cartina tornasole.

Le elezioni europee di maggio espliciteranno i rapporti di forza inter-instituzionali e inter-governativi e chiariranno cosa, concretamente, l’Unione Europea voglia e possa mettere sul tavolo delle trattative, dall’Accordo di Associazione alla prospettiva di adesione, passando per la liberazione dei visti per i cittadini moldavi. Nel frattempo però, Putin potrebbe non attendere.

Nell’immagine, celebrazioni per i vent’anni di “indipendenza” della Transnistria, nel 2010 (© Dieter Zirnig, www.flickr.com)

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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