domenica , 25 febbraio 2018
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Photo © Dennis Jarvis, 2012, www.flickr.com

Tunisia: la marcia contro il terrorismo

di Antonino Stramandino

La strategia dell’Occidente contro l’ISIS passa anche attraverso la Tunisia. Il primo Paese nordafricano ad aver completato con successo il processo di transizione democratica ha infatti dovuto affrontare parallelamente il terrorismo jihadista, manifestatosi con decine di attentati contro polizia, esercito e figure politiche.

Terrorismo ed Ansar al Sharia

Secondo le autorità tunisine, sono stati almeno 2.400 i “foreign fighters” partiti nel 2014 per fiancheggiare l’ISIS nelle “zone calde” di Libia, Siria ed Iraq. Tra le organizzazioni più pericolose operanti in Tunisia, vi è Ansar al Sharia, originariamente affiliata ad al-Qaeda e ritenuta responsabile dell’attentato al consolato americano a Benghazi in Libia (11 settembre 2012) e del saccheggio, tre giorni dopo, dell’ambasciata statunitense a Tunisi. Di ispirazione salafita, avrebbe pianificato l’uccisione nel 2013 dei due esponenti di sinistra Chokri Belaid e Mohamed Brahmi. Il suo capo Abu Iyad Tunisi ha invocato la riconciliazione tra ISIS ed altri gruppi jihadisti per trasformare la Tunisia in uno Stato islamico retto dalla legge coranica. Il rifugio dell’ala segreta dell’organizzazione si trova sul monte Chambi, al confine con l’Algeria, dove lo scorso 16 luglio la brigata “Okba Ibn Nafaa” ha provocato la morte di 14 soldati tunisini, un militante e 25 feriti. Dall’inizio del 2014, ameno 1.500 persone sono state arrestate in Tunisia per terrorismo.

La recente campagna elettorale

Dalla strage di luglio, la lotta al terrorismo ha influenzato la campagna elettorale per le legislative e per le presidenziali, tenutesi a fine anno. A sfidarsi sono stati i due principali partiti politici Nidaa Tounes e Ennahda. Il primo, secolarista, ha tacciato il secondo, islamista moderato, di non volere una Tunisia moderna e di essere accondiscendente agli attacchi dei jihadisti. Viceversa, gli islamisti moderati, il cui leader storico Rashid Ghannushi aveva già da un decennio e mezzo ripudiato la violenza ed il jihadismo, hanno accusato i propri avversari di voler instaurare un regime simile a quello di Ben Alì.

Visti i risultati (Ennahda, 69 seggi in Parlamento, e Nidaa Tounes, 86, senza contare i partiti minori), le due forze politiche si sono trovate costrette a formare un governo unitario, entrato in carica il mese scorso, sotto la guida di Habib Essid, incaricato dal presidente Beji Caid Essebsi, entrambi esponenti di Nidaa Tounes. Il Ministero degli Affari Esteri è stato affidato a Taieb Baccouche, noto per il suo “pugno duro” contro il fenomeno dei “foreign fighters”.

La marcia antiterrorismo

Nonostante i toni della propaganda elettorale, la necessità di ulteriori misure contro il terrorismo è divenuta una priorità condivisa. Nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 febbraio, quattro gendarmi tunisini impegnati a Boulaaba, nei pressi del monte Chambi, vengono uccisi in un attentato. Poche ore dopo, società civile, Ennahda e Nidaa Tounes scendono in corteo, a Tunisi, sotto gli slogan “Tunisia libera, via il terrorismo” e “Insieme contro il terrorismo, proteggiamo la nostra Tunisia”. In quegli stessi giorni, il presidente Essebsi ha tuttavia escluso un intervento in Libia a sostegno del governo riconosciuto di Tobruk contro l’ISIS, perché avverrebbe in “violazione della sua sovranità”.

Le politiche UE

Proprio il jihadismo ed i rischi provenienti dalla vicina Libia sono stati gli argomenti trattati dall’Alto Rappresentante dell’UE per la Politica Estera e la Sicurezza Comune, Federica Mogherini, nella sua terza visita in Tunisia, il 12 e 13 febbraio scorso, a sostegno del governo post-transizione. L’Unione Europea ha ribadito la necessità di impedire ai gruppi radicali di fare proseliti. Inoltre, è stato previsto il raddoppiamento dei suoi aiuti, passati da 80 a 160 milioni di euro. In tutto, nella prima fase di state-building, la Tunisia ha ricevuto quasi 200 milioni di euro, sottoposti a condizionalità flessibili.

Il 25 febbraio, in Tunisia si è recato anche il coordinatore UE per la lotta al terrorismo Gilles de Kerchove, che si è detto, a nome dell’Unione, pronto «a sostenere gli sforzi, in particolare attraverso la condivisione d’intelligence ed una coordinazione permanente». «La battaglia contro il terrorismo – ha aggiunto Kerchove durante l’incontro con il premier Essid – richiede una continua coordinazione regionale ed internazionale». Vari Stati europei hanno esteso i loro piani contro il radicalismo islamico ai confini tunisini.

L' Autore - Antonino Stramandino

Laureato, con lode, nella Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche, curriculum Politica e Sicurezza Internazionale, presso il campus di Forlì dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Ho svolto uno stage MAECI-CRUI presso l'Ambasciata d'Italia a Riad, dal quale ho preso spunto per la mia tesi magistrale dal titolo "L’Arabia Saudita tra petrolio e politiche per la diversificazione economica. Un’analisi dell’evoluzione del paradigma del rentierism". Sono giornalista pubblicista dal 2012 e mi sono occupato di cronaca, politica e sport cittadini sulle colonne del quotidiano messinese “Gazzetta del Sud”. Dal 2015 faccio parte della redazione di Europae, per la quale mi occupo di Relazioni Esterne UE e Medio Oriente.

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