martedì , 21 agosto 2018
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Tunisia: verso la zona di libero scambio con l’UE

Investimenti, libero scambio ed elezioni sono stati i tre temi principali attorno ai quali è ruotato l’incontro tenutosi venerdì a Bruxelles tra il Presidente uscente della Commissione, José Manuel Barroso, e il Primo Ministro tunisino, Mehdi Jomaa. Quest’ultimo si è presentato nella capitale dell’UE con la richiesta di maggiori aiuti economici per sostenere il processo di transizione nel Paese, in vista anche delle prossime elezioni legislative.

Le difficoltà economiche con le quali deve confrontarsi oggi il governo tunisino non sono in effetti molto diverse da quelle che portarono nel 2011 alla caduta di Ben Ali. Per spingere sull’acceleratore della crescita economica, Tunisi sta andando a bussare alle porte di vari partner ed organizzazioni internazionali chiedendo aiuti economici. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato concesso dalla Banca Mondiale il 12 giugno scorso, per un ammontare di 5,76 milioni di dollari. Dal canto suo, l’Unione Europea ha già raddoppiato il volume degli aiuti destinati alla Tunisia tra il 2011 e il 2013. Per l’anno in corso la Commissione, come annunciato da Barroso, ha proposto di destinare al Paese circa 200 milioni di euro, ai quali potrebbero aggiungersi ulteriori aiuti erogati dalla Banca europea per gli investimenti (BEI).

L’incontro di venerdì è servito inoltre per riconfermare l’obiettivo comune dell’istituzione di una zona di libero scambio tra UE e Tunisia, attraverso l’attuazione del Piano d’Azione siglato ad aprile che comporterà, di fatto, l’allargamento del mercato unico all’altra costa del Mediterraneo. L’instaurazione di un’area di libero scambio sarà poi affiancata da altre misure come la stipulazione di un accordo sul trasporto aereo e una maggiore cooperazione nella lotta ai gruppi terroristi che destabilizzano la regione sahelo-sahariana.

L’apertura del mercato interno europeo alla Tunisia comporterà senza dubbio dei vantaggi per le industrie del Vecchio Continente, che potranno esportare i loro prodotti finiti e a maggiore contenuto tecnologico evitando i dazi doganali. Tuttavia, a risentire della maggiore competizione rischia di essere, ancora una volta, il settore agroalimentare. L’industria agroalimentare tunisina è infatti fortemente improntata all’esportazione: secondo un rapporto del 2012, il Paese è il primo esportatore mondiale di datteri e il secondo esportatore, dopo l’Unione Europea, di olio d’oliva. I principali Paesi europei produttori di questo prodotto sono l’Italia e la Grecia, che già hanno dovuto far fronte, negli ultimi anni, ad una crescita esponenziale della competizione, dovuta all’emergere di competitors sul piano internazionale quali proprio la Tunisia e la Turchia. La risposta adottata, in particolare dalle aziende olearie italiane, è stata puntare tutto sulla qualità del prodotto e il riconoscimento dell’origine controllata attraverso il marchio DOP. Questa misura, tuttavia, potrebbe non essere più sufficiente una volta che l’olio tunisino potrà competere alle stesse condizioni con quello italiano o greco.

Se dunque sul fronte dell’allargamento del mercato interno è lecito aspettarsi resistenze da parte dei membri del Parlamento Europeo che rappresentano le regioni che saranno potenzialmente danneggiate dalla piena attuazione del Piano d’Azione, dall’altro lato è possibile immaginare che in Tunisia emergeranno nuovi problemi interni in vista delle elezioni legislative. Dopo l’adozione della Costituzione lo scorso 2 maggio, l’Assemblea legislativa tunisina ha approvato anche la nuova legge elettorale che prevede l’indizione delle elezioni entro la fine dell’anno in corso. In merito a quest’importante test elettorale, il Presidente Barroso ha voluto richiamare la necessità che sia messo da parte lo “spirito partigiano” e ha colto l’occasione per confermare l’impegno dell’Unione Europea attraverso una missione di assistenza tecnica che si trova già in loco. “Accolgo con favore i progressi della transizione tunisina e il carattere inclusivo del dialogo nazionale”, ha affermato Barroso.

Nessun accenno è stato fatto invece ai numerosi recenti arresti di attivisti politici accusati di detenzione di droga, imputazione per la quale si rischiano fino a 5 anni di carcere. Il caso più eclatante ha coinvolto il blogger Azyz Amami, in prima linea già durante le proteste del 2011, che è stato rilasciato solo in seguito alle manifestazioni di piazza che ne chiedevano la liberazione.

 In foto, Mehdi Jomâa e José Manuel Barroso © European Union, 2014

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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