martedì , 21 agosto 2018
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In foto: Proteste nei pressi di Gezi Park, Istanbul © Eser Karadağ / Flickr 2013

Turchia, approvata nuova legge sulla sicurezza

Una legge per rafforzare la democrazia oppure per rendere la Turchia uno “Stato di polizia” sotto il controllo del presidente Recep Tayyip Erdoğan? Non sono ancora del tutto chiare le motivazioni che hanno portato  a fine marzo all’approvazione, da parte del Parlamento turco, del nuovo pacchetto di disposizioni che aumentano il potere delle forze di sicurezza.

La legge sulle forze di sicurezza

Si tratta di 69 articoli che consentiranno alla polizia di ricercare, porre in stato di fermo o intercettare semplici sospetti, di usare la forza e detenere manifestanti che usino armi non consentite, quali bombe molotov, esplosivi, infiammabili, per attaccare edifici pubblici e luoghi di culto. Inoltre, sono previsti dai tre ai cinque anni di prigione per chi nasconde, anche parzialmente, il proprio volto in pubblico, al fine di fare propaganda per un’organizzazione terroristica. Sarà permessa la detenzione fino a 24 ore, senza l’autorizzazione di un giudice, per singoli crimini, e fino a 48 ore per crimini commessi nell’ambito di incidenti scaturiti nel corso di manifestazioni di protesta.

Il governo parla di una legge volta a contrastare il crimine in maniera efficace, sostenendo che si tratti di misure in linea con i parametri europei. Ma l’opposizione ha protestato, con il Partito del Popolo repubblicano che ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale e il Popolo democratico filo-curdo che parla di atto illiberale, che rende la Turchia un Paese sempre più autoritario. Critiche che non sono servite ad impedirne l’approvazione, avvenuta con i 199 voti favorevoli dell’AKP (il partito del Presidente Erdogan) e 32 contrari. Ben 63 articoli sono stati stralciati per essere rispediti in sede di commissione.

Amnesty International è dell’idea che con la nuova legge aumenteranno gli arresti arbitrari, mentre il Wall Street Journal ha commentato con un editoriale intitolato “Assalto di Erdogan alla libertà”, spingendo l’Ambasciatore turco in servizio a Washington, Serdar Kiliç, a replicare sulle colonne dello stesso quotidiano che le nuove misure hanno superato il controllo della Commissione per l’Armonizzazione alle disposizioni europee e rispettano, quindi, le libertà civili.

Un ennesimo ostacolo all’ingresso della Turchia nell’UE?

Sono ancora vivi i ricordi della repressione contro i manifestanti di Gezi Park nell’estate 2013, ricordi che influenzano l’immagine del governo turco all’estero. Nonostante le rassicurazioni, la possibilità di detenere una persona senza autorizzazione da parte di un giudice non si adatta di certo al patrimonio giuridico europeo, che riconosce il diritto all’habeas corpus,  tutela contro ogni arresto arbitrario. Poiché il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo è una delle condizioni richieste per entrare a far parte dell’Unione Europea, se i timori dell’opposizione turca e di taluni esponenti dell’opinione pubblica internazionale risultassero fondati, è lecito aspettarsi che il già difficile processo di adesione da parte della Turchia si complichi ulteriormente.

In realtà, finora non è emersa nessuna posizione che vada in questa direzione. Anzi, il Presidente della delegazione del Parlamento Europeo presso il Comitato congiunto UE-Turchia, il greco Manolis Kefalogiannis, ha scritto un paio di giorni dopo l’approvazione della legge che la Turchia rappresenta ancora un partner importante per l’Unione, dal punto di vista economico, politico e strategico.

L' Autore - Antonino Stramandino

Laureato, con lode, nella Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche, curriculum Politica e Sicurezza Internazionale, presso il campus di Forlì dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Ho svolto uno stage MAECI-CRUI presso l'Ambasciata d'Italia a Riad, dal quale ho preso spunto per la mia tesi magistrale dal titolo "L’Arabia Saudita tra petrolio e politiche per la diversificazione economica. Un’analisi dell’evoluzione del paradigma del rentierism". Sono giornalista pubblicista dal 2012 e mi sono occupato di cronaca, politica e sport cittadini sulle colonne del quotidiano messinese “Gazzetta del Sud”. Dal 2015 faccio parte della redazione di Europae, per la quale mi occupo di Relazioni Esterne UE e Medio Oriente.

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