18comix
Photo © Ian Usher, 2012, www.flickr.com

Turchia e adesione all’UE: il progress Report 2014

Quello pubblicato dalla Commissione Europea l’8 ottobre è il decimo “progress report” sulla Turchia: il primo risale infatti all’apertura dei negoziati nel 2005. In realtà, dal 1998 vi erano già stati sette “regular reports” annuali, con la stessa struttura e lo stesso obiettivo di valutare le prospettive di adesione all’UE sulla base dei 33 capitoli negoziali. La Turchia è di gran lunga il Paese per cui i negoziati si stanno protraendo più a lungo: è quindi anche lo Stato che ha collezionato negli anni il maggior numero di progress reports.

Punti di maggiore criticità del rapporto 2014, ossia gli ambiti in cui si ritiene che la Turchia non sia ancora “matura” per accogliere l’acquis europeo, sono i capitoli 10 (“Information society and media”) e 23 (“Judiciary and fundamental rights”), oltre ad alcune sezioni della parte introduttiva (che non riguarda i capitoli, ma più in generale i cosiddetti criteri “politici”). In particolare quelle dedicate a “democracy and the rule of law” e “human rights and protection of minorities”.

Sono stati ripetuti negli anni gli appelli per una maggiore trasparenza nelle attività della Information and Communication Technology Authority: in particolare quest’anno si citano le limitazioni imposte alla libertà di espressione online, con i blocchi di Twitter e YouTube durati diversi mesi. Per quanto riguarda il settore giudiziario, l’UE esprime “seria preoccupazione” per le restrizioni all’indipendenza della magistratura imposte attraverso gli emendamenti alla legge che regola l’High Council of Judges and Prosecutors (HSYK). Questi emendamenti sono stati adottati a febbraio come conseguenza dello scandalo-corruzione che ha coinvolto diversi ministri, costringendo Erdoğan ad un rimpasto di governo e inasprendo i rapporti tra esecutivo e magistratura (in particolare, Erdoğan ha accusato i giudici di agire con finalità politiche secondo un complotto del movimento di Fetullah Gulen, definito uno “Stato dentro lo Stato”).

Sui criteri politici, si nota che il processo di revisione costituzionale (che era stato molto rapido e sostanziale nei primi anni dei negoziati) è ora in una fase di stallo, e si fa appello ad una sua rivitalizzazione in quanto costituisce il mezzo più “credibile” per favorire la democratizzazione del Paese. Ad esempio, si richiama la necessità di modificare la soglia elettorale, che resta ad un incredibile 10% (la più alta tra tutti i Paesi del Consiglio d’Europa) ed influisce negativamente sulla rappresentatività del Parlamento.

Si prende nota (sempre nella sezione “democracy and the rule of law”) anche delle elezioni locali di marzo e delle prime elezioni presidenziali dirette. Su queste non sono espressi particolari giudizi di valore, salvo un incoraggiamento a migliorare l’imparzialità dei media e la trasparenza nel finanziamento delle campagne elettorali. Inserito anche un appunto sulla polarizzazione del dibattito e le manifestazioni, anche violente, che hanno preceduto le procedure di voto.

Tra le note positive, l’UE esprime il suo “pieno sostegno” per i negoziati di pace con i curdi, con particolare riferimento alla legge approvata dal Parlamento turco a giugno per l’inclusione sociale e la reintegrazione degli ex-combattenti che lasciano il PKK. Un’altra misura apprezzata è stata la legge che, per la prima volta, ha permesso ai partiti di svolgere la campagna elettorale in lingue diverse dal turco.

Per quanto riguarda la politica estera, l’allineamento alle dichiarazioni e decisioni del Consiglio Europeo è stato del 29%, un calo notevole rispetto al 46% di un anno fa. Ad esempio la Turchia, pur avendo votato, nell’Assemblea Generale dell’ONU, a favore della risoluzione sull’integrità territoriale dell’Ucraina, non si è poi allineata all’UE nelle sanzioni contro la Russia. Sulla Siria, il rapporto sembra valutare positivamente le politiche turche, enfatizzando in particolare l’assistenza umanitaria.

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *