lunedì , 19 febbraio 2018
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Turchia: il Progress Report 2013 al vaglio del Parlamento Europeo

475 voti contro 153, con 43 astensioni: il Parlamento Europeo ha approvato il Progress Report 2013 stilato dalla Commissione sullo stato del processo di adesione della Turchia. Il rapporto è stato presentato agli eurodeputati dall’olandese Ria Oomen-Ruijten (PPE), rapporteuse per gli affari turchi, e ha suscitato un dibattito in aula che è ben più significativo della votazione finale.

Su questa questione più che su molte altre, i parlamentari si sono mostrati schierati per nazionalità più che per gruppo di appartenenza. Infatti, solo il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (EFD) e il gruppo dei non iscritti sono apparsi nel complesso uniti in un atteggiamento estremamente critico nei confronti della Turchia, mentre gli interventi di PPE, S&D, ALDE, Verdi ed ECR hanno oscillato dall’intransigenza, all’apertura, al dialogo fino alla reiterazione del supporto per una piena integrazione del Paese nell’UE.

Per nazionalità, i più critici sono stati naturalmente i parlamentari greci e ciprioti, che hanno sottolineato il continuo rifiuto della Turchia di implementare il Protocollo Addizionale all’accordo di Ankara nei confronti del governo di Nicosia, oltre che la presenza di fregate e sottomarini turchi in prossimità di Cipro e le violazioni del diritto internazionale (con particolare riferimento alla sovranità della Grecia nelle sue acque territoriali). La necessità di continuare i negoziati e di mantenere l’obiettivo finale dell’adesione all’UE è stata invece sostenuta per lo più da britannici, polacchi e croati.

È interessante notare le differenti motivazioni. Per polacchi e croati, come è stato chiaro dagli interventi, si tratta per lo più di ragioni storiche e strategiche: il polacco Krzysztof Lisek (PPE) ha citato il seicentesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Polonia e Turchia, così come il croato Davor Ivor Stier (PPE) ha ricordato il ruolo che la Turchia ha avuto nelle crisi balcaniche. Sempre da eurodeputati dei due Paesi, è stata enfatizzata l’importanza della Turchia dal punto di vista delle politiche energetiche, della questione dei rifugiati siriani e della NATO.

Per i britannici, invece, il supporto alla Turchia ha più che altro a che vedere con l’idea stessa di integrazione che è sostenuta dal Regno Unito: un’integrazione debole, poco politica e che significhi per lo più mercato unico, con la possibilità di arrangiamenti istituzionali “flessibili” per ogni Paese (anche se Geoffrey Van Orden, ECR, ha dichiarato di non apprezzare il concetto di Europa “a due velocità”, e di preferire quello di Europa “policentrica”). Insomma, l’ammissione della Turchia potrebbe servire ad “annacquare” qualsiasi progetto federalista.

Molti parlamentari hanno speso qualche parola per ricordare la morte, avvenuta la mattina stessa, del quindicenne Berkin Elvan ad Istanbul, dopo nove mesi di coma: il ragazzino era stato colpito alla testa da un gas lacrimogeno sparato dalla polizia nel corso della repressione delle manifestazioni di Gezi Park. Altre tematiche ricorrenti in quasi tutti gli interventi sono state la necessità di garantire la separazione dei poteri, ed in particolare l’indipendenza del potere giudiziario, e le restrizioni alla libertà di espressione e di stampa.

Inoltre, nel corso del dibattito più volte si è fatto riferimento alla possibilità di aprire i capitoli 15, 23 e 24 dei negoziati di adesione, dedicati rispettivamente ad energia, diritti fondamentali e giustizia. Per alcuni parlamentari, questo potrebbe rivitalizzare il processo di adesione e riportare la Turchia nell’ “orbita” europea. Altri sostengono invece che si tratterebbe di un “premio” immeritato per il governo di Ankara.

Dal canto suo, il Commissario per l’Allargamento e la Politica Europea di Vicinato Štefan Füle, intervenuto in conclusione al dibattito, ha sostenuto che l’unica strategia “costruttiva” è quella di perseguire un processo di adesione basato sui valori europei e che permetta di sollevare le questioni più delicate di fronte al governo turco. Ha criticato invece l’atteggiamento di chi vuole essere più esigente nelle richieste rivolte alla Turchia, ma allo stesso tempo più restrittivo per quanto riguarda l’apertura dei capitoli negoziali.

(Photo © European Parliament) 

L' Autore - Chiara Franco

Laureanda magistrale in International and European Studies presso l’Università di Trento ed allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel frattempo, sono passata da Parigi, Londra ed Istanbul per periodi di studio e ricerca. Scrivo di relazioni esterne dell’UE, con un occhio di riguardo a Turchia e Medioriente.

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