venerdì , 17 agosto 2018
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Turchia
L'incontro fra il Presidente Erdogan e Jean Claude Juncker al G20 © European Commission, 2015

Turchia-UE, diritti a rischio ed emergenza profughi

Il 10 novembre la Commissione Europea ha presentato le relazioni annuali sui Paesi aspiranti all’ingresso nell’Unione. Tra queste, figura anche il rapporto per verificare i progressi  in ambito economico, politico e sociale della Turchia. Il Commissario Johannes Hahn non ha mancato di sottolineare il ruolo fondamentale della Turchia nella crisi dei rifugiati: “l’attuale crisi dimostra quanto sia cruciale una stretta cooperazione tra l’UE e i Paesi dell’Europa sud-orientale. Il processo di allargamento dell’UE, che comprende i Balcani occidentali e la Turchia, è uno strumento potente per rafforzare lo Stato di diritto e i diritti umani in questi Paesi, in grado di promuovere anche lo sviluppo economico e la cooperazione regionale”.

Un rapporto ambiguo

Dal rapporto emerge un valutazione complessivamente ambigua del Paese. Se vengono esaltati da un lato i progressi economici e finanziari della Turchia, dall’altro lato è chiara la presa d’atto della forte compressione dei diritti politici, civili e sociali.  Notizie di emittenti chiuse e giornalisti arrestati sono state, soprattutto nell’ultimo periodo di campagna elettorale, all’ordine del giorno: nelle ultime settimane ad esempio sono stati arrestati direttore e caporedattore della rivista Nokta per aver pubblicato una copertina polemica contro il governo di Erdogan.  La magistratura in molti casi viene pesantemente sottoposta a pressioni politiche. Per non parlare della corruzione, aspetto particolarmente censurato dal report e su cui le riforme, si legge, proseguono a rilento. Inaccettabile risulta anche la soglia di sbarramento del 10% per la partecipazione alla distribuzione dei seggi in Parlamento.

Ancora, la libertà religiosa non viene garantita di fatto e discriminazioni di vario tipo (di sesso in primis, ma anche di razza e religione) fanno sì che in generale il livello di protezione dei diritti sociali sia di gran lunga al di sotto degli standard europei. Infine, l’UE ha esortato il governo di Erdogan a riavviare il processo di pace e convivenza civile con il popolo curdo e in particolare a ridurre i poteri delle forze dell’ordine, che hanno dato vita all’escalation di violenza a cui si è assistito soprattutto nei mesi di agosto e settembre.

La reazione della Turchia

La reazione di Ankara era prevedibile: il governo ha accusato il report di essere ingiusto ed eccessivo. Erdogan è stato rieletto agli inizi di novembre, ottenendo nuova legittimazione popolare. È stato detto che probabilmente il popolo turco necessita di sicurezza e determinazione davanti alle minacce terroristiche e alle instabilità nelle relazioni con il sud est dello Stato. Resta il fatto che Erdogan ha chiesto espressamente al mondo intero di rispettare la sua elezione, facendo capire velatamente di non essere disposto ad accettare ingerenze da parte della comunità internazionale.

Molti si chiedono se la posizione dell’Europa in questo momento sia simile a quella del popolo turco, se il suo silenzio davanti al diniego di diritti civili imprescindibili per la cultura europea sia determinato dalla paura e dalla necessità di trovare un accordo con Erdogan per far fronte alla situazione di contingente emergenza legata ai flussi migratori.

Lo scambio fra UE e Turchia

A metà ottobre il Consiglio Europeo aveva sostanzialmente avvallato, pur con molti dubbi e perplessità, la decisione di avviare un processo di negoziazione con la Turchia che contempla uno “scambio”: accelerazione del processo di liberalizzazione dei visti turchi e del processo di integrazione, con riapertura di cinque capitoli bloccati, iscrizione della Turchia nella lista dei Paesi sicuri, e, soprattutto, stanziamento di circa 3 miliardi per sostenere i campi profughi, in cambio dell’appoggio di Erdogan per arginare gli arrivi dei migranti, con controlli più intensivi alle frontiere turche e possibilità di impiego per i migranti.

In che direzione sta andando l’Europa? Alcuni parlano di un’Europa che avrebbe favorito Erdogan sia per un velato “appoggio” in vista delle elezioni (ha fatto molto discutere la visita della Cancelliera Angela Merkel verso metà ottobre), sia ritardando di un mese la pubblicazione del report per consentire lo svolgimento delle elezioni. Altri ritengono invece che i leader europei abbiano adottato finalmente una visione lungimirante e che l’accordo con la Turchia rappresenti davvero una concreta soluzione all’emergenza profughi. Ma forse l’Europa non rischia di rinnegare se stessa chiudendo un occhio sulla situazione dei diritti in Turchia?

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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