giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina: Barroso e Yatsenyuk discutono di aiuti ed energia

“La situazione in Ucraina è una sfida per l’Europa e per la sicurezza: la più grande dalla caduta del muro di Berlino”. Se le parole usate dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso risultano quasi eccessive, di certo trasmettono, finalmente, una concreta presa di coscienza del ruolo e della posizione europea nelle vicende ucraine. Consapevolezza che probabilmente i 28 hanno sempre avuto, ma forse troppo timidamente espresso e tramutato in azione. Almeno sinora.

L’incontro di martedì tra il Primo Ministro Arseniy Yatsenyuk e il Presidente Barroso, pur non rappresentando un punto di svolta verso una presenza assertiva dell’UE, ha costituito una tappa importante nel dialogo tra Bruxelles e il governo ucraino post-Euromaidan. All’indomani dei referendum orientali, che Barroso ha ribadito essere illegittimi, tante sono state le questioni affrontate.

Il premier ucraino, giovane e dall’inglese fluente, ha parlato dell’agenda nazionale pro-europea che il governo si è impegnato a implementare. Particolare rilievo hanno avuto le questioni economiche. Innanzitutto è stato firmato lo “State building contract”, un programma da 355 milioni di euro più 10 aggiuntivi, destinati in particolare all’aiuto alla popolazione civile. Questa assistenza finanziaria a breve termine, volta a sostenere il processo di transizione e finanziare le riforme contemplate dall’eventuale Accordo di Associazione, si va ad aggiungere al programma Macro-Financial Assistance, un prestito europeo di circa un miliardo di euro. Prestito che però è vincolato ad una serie di riforme che il governo ucraino è chiamato a realizzare, in materia di lotta alla corruzione, riforma fiscale, del settore energetico e finanziario.

Si è anche discusso della rimozione temporanea dei diritti doganali che, già in vigore, si prolungherà fino al 1° novembre. Rimangono poi elevate le attese per le elezioni del 25 maggio. L’obiettivo del governo resta, in questo caso, quello di assicurarne il corretto svolgimento. Per ora però Kiev si limita a mere dichiarazioni di principio circa l’assoluto impegno in tal senso. In risposta alle accuse di Mosca legate al rifiuto di accettare la road map proposta dall’OSCE, il premier ha poi ribadito che la decisione finale su qualsiasi strategia di risposta alla crisi dovrà essere liberamente adottata dal governo ucraino. Un orgoglio che sembra spazzare via le possibilità di un facile dialogo.

Nell’incontro ha avuto ampio spazio anche il problema energetico. Yatsenyuk ha ringraziato l’UE per il suo aiuto nel promuovere l’efficienza e la diversificazione energetica in Ucraina. Ha poi ricordato a Bruxelles l’importanza di creare un mercato europeo dell’energia, sottolineando il contributo che Kiev potrebbe dare in tale ambito. Intanto, su spinta della Commissione Europea è già avvenuto il primo trilaterale UE-Russia-Ucraina in materia di energia. Il problema è sempre più urgente. L’Ucraina, infatti, non avrebbe ancora pagato le forniture di gas di febbraio, marzo e aprile, per un debito complessivo di 3,5 mld di dollari. Gazprom avrebbe quindi minacciato l’applicazione dell’opzione di prepagamento, contemplata tra le clausole del contratto del 2009. Tale opzione imporrebbe a Kiev di pagare, entro il 31 maggio, il gas di giugno. In caso contrario Gazprom avrebbe il diritto di interrompere le forniture già dal 1° giugno.

L’UE, che ha cara la questione energetica, è intervenuta immediatamente. Il 12 maggio si è avuta una riunione tecnica e nei prossimi giorni è previsto un secondo trilaterale. Nel frattempo si è riscoperta fornitrice di gas e, dopo aver firmato un accordo con Kiev il 28 aprile, la Slovacchia si è dichiarata pronta, malgrado i tentennamenti, a usare il cosiddetto “reverse-flow” (flusso inverso) del gasdotto che comporterebbe, sostanzialmente, gas in Ucraina dal territorio slovacco, a partire dall’autunno.

Da valutare però l’atteggiamento che potrebbe assumere Gazprom, principale fornitore slovacco, in questa vicenda. Il premier Yatsenyuk ha ancora una volta ribadito che l’Ucraina chiede solo di comprare gas ai prezzi di mercato ed ha deplorato più volte l’utilizzo politico che Mosca fa dell’arma energetica. Ha inoltre parlato in conferenza stampa di “gas rubato” riferendosi a società e giacimenti presenti in Crimea che la Russia avrebbe annesso insieme all’intera regione. Così mentre Barroso ribadisce che non è ancora troppo tardi per spingere la Russia a impegnarsi in una soluzione diplomatica della questione, Yatsenyuk afferma suggestivamente che Mosca è già impegnata, ma nel sostenere i terroristi. Non è sembrato però sfiduciato: “Russia will fail to make Ukraine a failed state”.

Nell’immagine, Barroso e Yatsenyuk (© European Commission, 2013)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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One comment

  1. I filorussi vanno spazzati via per la pace e la sicurezza in ukraina e nel mondo.

    Senno non finisce mai.

    Ma che cosa predendono i Russi.Hanno schiavizzato i popoli nobili dell est.

    Basta

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