domenica , 19 agosto 2018
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Ucraina: accordo a Ginevra, ma la crisi resta aperta

La crescente destabilizzazione della parte orientale dell’Ucraina continua a preoccupare la comunità internazionale, o almeno parte di essa. La situazione nella provincia di Donetsk sembrerebbe critica, viste le continue manifestazioni di dissenso da parte delle comunità russofone e il perdurare dell’occupazione di alcuni edifici governativi. Gli osservatori dell’OSCE sul posto riportano la presenza di numerosi check-point e barricate in tutta l’area, con particolare preoccupazione per le cittadine di Snizhne, Druzhkivka e Kramatorsk, dove viene segnalata la presenza di personale militare in divisa, parte di esso non armato.

La bandiera della “repubblica di Donetsk” e della Russia Imperiale (giallo, bianco e nero) sono state viste sventolare su alcuni edifici governativi e durante alcune manifestazioni, mentre le pretese di un’autonomia, a detta degli osservatori, sembrerebbero essere condivise non soltanto dalla popolazione, ma anche dalle autorità locali ucraine.

Nonostante il quadro non sia dei più rosei, la situazione rimane incerta, ma stabile, almeno per le aree non interessate dall’operazione “anti-terrorismo” lanciata da Kiev martedì scorso e dagli scontri di ieri nella città di Mariupol, a pochi chilometri dal confine con la Russia. Proprio in quest’ultima occasione, circa 300 manifestanti pro-russi avrebbero tentato di occupare, senza successo, il presidio militare fedele al governo ucraino, facendo registrate tra le fila dei rivoltosi tre morti, diversi feriti e circa 63 arrestati.  Altrettanta tensione ha destato il disarmo da parte della popolazione locale di unità militari ucraine (una colonna di circa 14 veicoli), impegnate nelle operazioni antiterrorismo nella cittadina di Pchyolkino.

A livello regionale-internazionale, poi, la crisi non sembra dimostrare vistosi segni di miglioramento. Dalle immagini satellitari rese pubbliche nell’ultima settimana dai vertici militari della NATO, la conta delle truppe russe ammassate sul confine russo-ucraino si aggirerebbe intorno alle 40.000 unità, molte delle quali in completo assetto da combattimento, nonché nella disponibilità di supporto ravvicinato di artiglieria e aviazione. Inoltre, il recente e ripetuto sorvolo a bassa quota del cacciatorpediniere USS Donald Cook, di stanza nel Mar Nero, da parte di un caccia di Mosca ha dato maggiormente ragione ad un rinforzo della presenza NATO nell’area, soprattutto per ciò che concerne la sorveglianza dello spazio aereo e il dislocamento di ulteriori velivoli in teatro.

Nonostante le operazioni sul terreno, la diplomazia internazionale sembrerebbe aver superato lo stallo delle settimane precedenti, arrivando ad una sorta di road map finalizzata alla de-escalation della crisi. Nella giornata di ieri, il vertice di Ginevra tra Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Ucraina sembrerebbe aver portato ad una soluzione condivisa per quanto riguarda la crescente instabilità sul confine orientale. I rappresentanti di Russia e Ucraina, incontratisi per la prima volta dallo scoppio della crisi in Crimea, sembrerebbero concordare, almeno sulla carta, riguardo una serie di possibili provvedimenti volti a ristabilire la situazione ex ante: amnistia e scarcerazione dei rivoltosi (non quelli accusati di crimini più gravi), bilanciata da una progressiva “smobilitazione” dei manifestanti dagli uffici governativi occupati, dei presidi e delle area sotto il loro controllo e di tutte le formazioni armate irregolari. Inoltre, esplicito riferimento è stato fatto all’avviamento di un ampio e condiviso processo di revisione costituzionale a favore di una maggiore apertura e partecipazione politica di tutto il Paese.

Stati Uniti e Russia, nella veste dei rispettivi Ministri degli Affari Esteri, sembrerebbero acquisire un ruolo di guida nel processo di de-escalation, affermando il loro pieno supporto alla Special Monitoring Mission dell’OSCE, incaricata di gestire congiuntamente con le autorità ucraine la smobilitazione. Rimane ancora poco chiara la fattibilità di un tale processo, nonché una sua stabile durata nel lungo periodo. Altrettanto critica rimane la questione della penisola di Crimea.

In merito a quest’ultima, non è stato fatto alcun nessun riferimento pubblico, nonostante lo stesso Presidente Vladimir Putin abbia confermato, durante un’intervista a Russia Today, l’effettivo coinvolgimento di agenti russi durante l’apice della crisi. Un compromesso diplomatico sembrerebbe essere stato raggiunto: non altrettanto però è stato fatto per sanare la situazione della Crimea, lasciando aperto un precedente di non dubbia ripetibilità.

In foto l’incontro di ieri fra Russia, Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea a Ginevra (Foto: U.S. Department of State – Flickr)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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2 comments

  1. Giuseppe Lettieri

    Ciao Pierpaolo,
    grazie per il commento. Il fatto a cui facevo riferimento è che per quanto politicamente la crisi possa essere, come dici tu, “definitivamente risolta” (forse dal punto di vista politico, anche se ho i miei dubbi) costituisce ancora un’illecito internazionale. Il diritto internazionale, per quanto possa essere oggetto di critica per la sua dubbia forza attuattiva, è comunque l’unico strumento che regola le relazioni tra stati. L’illecito è evidente e riconosciuto da giuristi (se apri il link c’è l’intervista al Prof. De Guttry che chiarifica nello specifico i punti che ti sto sintetizzando) e da tutta la comunità internazionale, tant’è che la Crimea per quel poco che è rimasta uno stato autonomo, non è stata riconosciuta da nessun’altro stato. Infatti, a tal proposito, vi è l’obbligo, sotto il diritto internazionale, per tutta la comunità di Stati di cui ne fanno parte di non riconoscere gli illeciti ottenuti attraverso l’uso e/o la minaccia della forza. Ancora più grave, il fatto che queste situazioni esistano e non vengano sanate costituiscono dei gravi precedenti che potrebbero far pensare che questa pratica sia accetta, accettabile e ripetibile (quando invece non lo è)
    Buona Pasqua

  2. Un compromesso diplomatico sembrerebbe essere stato raggiunto: non altrettanto però è stato fatto per sanare la situazione della Crimea, lasciando aperto un precedente di non dubbia ripetibilità.

    Per fortuna la situazione in Crimea ò stata definitivamente risolta, secondo la libera volntà del popolo.
    Credo che la maggioranza degli ucraini stiano invidiando la situazione in Crimea.

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