martedì , 20 febbraio 2018
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Federica Mogherini, Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. © European Union

Ucraina e Medio Oriente: Mogherini convince all’esordio

Primo Consiglio Affari Esteri per il nuovo Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Federica Mogherini. La riunione dei 28 Ministri degli Esteri degli Stati membri tenutasi ieri a Bruxelles è stata la prima a cui l’ex Ministro italiano ha partecipato nel suo nuovo ruolo. Fin da subito, la Mogherini ha voluto dare una svolta, quantomeno dal punto di vista organizzativo, al meeting: “un nuovo inizio”, come sottolineato dalla stessa Mogherini al suo arrivo, fondato su riunioni maggiormente focalizzate su argomenti specifici.

La riunione di ieri è stata così dedicata per lo più all’Ucraina e, in seconda battuta, al processo di pace in Medio Oriente. L’obiettivo è rendere il Consiglio più efficace, un luogo dove prendere decisioni effettive e concordare strategie di medio e lungo periodo, aumentando il coordinamento fra i vari incontri.

I Ministri degli Esteri dell’UE si sono detti allarmati dai recenti sviluppi nell’Ucraina orientale, da dove arrivano notizie di nuovi bombardamenti e di movimenti di convogli di armamenti e truppe senza insegne. L’UE condanna eventuali sviluppi in tale direzione, affermando come questi costituirebbero una palese violazione del Protocollo di Minsk su cui si regge il cessate il fuoco fra le parti. Un cessate il fuoco che tuttavia, ha preso atto il Consiglio, non è del tutto rispettato: è necessario fare di tutto perché le armi tacciano definitivamente. Sempre riguardo la situazione a Donetsk e Luhansk, l’UE torna a ribadire che non riconoscerà la legittimità delle “cosiddette elezioni” svolte dai separatisti nelle settimane scorse: anche la Russia dovrebbe fare altrettanto.

Proprio riguardo i rapporti con Mosca, il CAE di ieri ha espresso un punto politico importante: nelle conclusioni, a differenza di quanto accaduto nei mesi scorsi, non si paventano eventuali nuovi ampliamenti del regime di sanzioni economiche nei confronti della Russia. Fonti UE riferiscono che solo le tre Repubbliche Baltiche hanno ribadito la necessità di nuove sanzioni, mentre altri Paesi finora particolarmente duri con Mosca, come Polonia e Svezia, si sono defilati. La posizione europea quindi non insiste su nuove sanzioni, ma mantiene in vigore quelle implementate nei mesi scorsi.

Unica eccezione, il mandato affidato a Servizio per l’Azione Esterna e Commissione Europea di individuare eventuali nuovi bersagli fra le file dei separatisti. La scelta di non inasprire la posizione europea nei confronti di Mosca deriva dalla consapevolezza di come il Cremlino debba essere parte della soluzione e quindi sia necessario favorire il dialogo fra le parti, come affermato in conferenza stampa da Federica Mogherini.

Tuttavia, senza riforme incisive, la crisi ucraina non potrà essere risolta. L’UE è in prima fila per favorire il rinnovamento del Paese: proprio ieri è stata stabilita la data di inizio (il 1 dicembre) della missione europea per sostenere la riforma del settore della sicurezza civile, grazie alla firma del Ministro degli Esteri di Kyev Pavlo Klimkin. Intanto, il 1 novembre sono entrate in vigore le prime disposizioni dell’Accordo di Associazione in materia di lotta alla corruzione e cooperazione finanziaria.

Riguardo invece la situazione in Medio Oriente, la Mogherini ha spinto per una presa di posizione netta sulla questione dei nuovi insediamenti di coloni israeliani a Gerusalemme Est. L’attenzione dell’Alto Rappresentante è testimoniata dalla sua recente visita in loco, su cui ha ragguagliato i 28 Ministri durante il CAE. Già al suo ritorno, la Mogherini aveva denunciato la decisione di nuovi insediamenti come un rischio per il processo diplomatico, un passaggio “fortemente dannoso”, che mina le prospettive per una soluzione fondata su due Stati. Una soluzione a cui l’Alto Rappresentante non vede alternative.

Il CAE ha seguito questa linea, denunciando le recenti decisioni urbanistiche del governo israeliano come contrarie al diritto internazionale e pericolose per la soluzione dei due Stati. L’illegalità delle misure è ricordata più volte nelle conclusioni del Consiglio, che richiedono anche la fine dell’embargo verso la Striscia di Gaza, dove le condizioni umanitarie sono molto preoccupanti. La soluzione che deve essere trovata, secondo il Consiglio, è quella che garantisca “la sicurezza” agli israeliani e “uno Stato” ai palestinesi. Per questo devono però anche cessare gli attentati terroristici, mentre si invita l’Autorità Palestinese, che da anni controlla solo la West Bank, a riprendere le piene funzioni anche nella Striscia, oggi in mano ad Hamas. Le voci su eventuali inasprimenti della posizione europea verso Israele sono invece state smorzate dalla Mogherini in conferenza stampa.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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