giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina: i Ministri UE non riconoscono il referendum ed estendono le sanzioni

Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea riunitosi ieri a Bruxelles condanna senza mezzi termini il referendum svoltosi domenica in alcune regioni orientali dell’Ucraina, nell’ambito del quale si sono imposte le voci secessioniste. Almeno su questo i Ministri degli Esteri si sono trovati d’accordo: il Ministro italiano Federica Mogherini all’ingresso lo ha definito “illegale e illegittimo”, mentre il collega britannico William Hague ne ha parlato come di una consultazione priva di qualsiasi standard di trasparenza e credibilità a livello internazionale. Tutti d’accordo dunque. Nemmeno questa volta, in realtà.

Dall’inizio della crisi in Ucraina, le condanne formali sono state il pezzo forte del repertorio dell’UE. Condanna della repressione in Piazza Maidan, condanna della violazione territoriale dell’Ucraina quando si è verificata l’annessione alla Russia della Crimea, oggi condanna del referendum a Donetsk e dintorni. Quando poi arriva il momento di passare all’atto pratico, introducendo ad esempio sanzioni davvero incisive, le posizioni tornano distanti e il risultato è il solito compromesso. Non che la soluzione possa essere molto diversa, fino a quando le politiche estere europee saranno ventotto e non una soltanto.

Così, il CAE sancisce un’estensione delle basi legali su cui fondare nuove sanzioni, ma non discute ancora il passaggio alla fase 3, quella che dovrebbe colpire interi settori economici russi, considerate la mancata de-escalation delle agitazioni in Ucraina e il mancato ritiro delle forze militari russe dal confine. Eppure lo stesso Hague aveva chiesto di poter affrontare questo delicato passaggio, soprattutto se l’atteggiamento di Mosca verso le elezioni presidenziali del 25 maggio continuasse ad essere negativo.

Contraltare del Ministro britannico, la stessa Mogherini, che all’ingresso del Consiglio sottolineava come l’obiettivo principale non fossero nuove sanzioni, ma fermare le violenze in Ucraina, favorire il dialogo interno e appoggiare la missione di monitoraggio dell’OSCE. Non deve sorprendere: lo stesso Ministro italiano ha anche sottolineato che Mosca si era comunque espressa quantomeno per un ritardo del referendum incriminato, senza essere ascoltata dai separatisti sul campo.

Le due posizioni trovano una mediazione nella posizione finale dell’UE, che appoggia chiaramente la missione dell’OSCE, compresa la road map per l’implementazione di quanto stabilito durante l’incontro di Ginevra. A Bruxelles era intanto presente anche Didier Burkhalter, Presidente della Svizzera e guida di turno dell’OSCE, mentre il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy era in visita a Kiev.

Non viene invece accolta la richiesta britannica di passare (o quantomeno di mettere in conto il passaggio) alla fase 3. L’Italia, appoggiata dalla Germania, incassa quindi una presa di posizione europea abbastanza morbida: il focus rimane su singole persone o aziende coinvolte nella crisi, senza colpire interi settori dell’import/export russo. Nuove sanzioni saranno indirizzate a persone che hanno attivamente favorito la violazione dell’integrità territoriale ucraina e ad imprese con sede in Crimea la cui proprietà sia stata trasferita senza rispettare la legge ucraina. Saranno dunque colpite le personalità che hanno beneficiato delle confische in Crimea.

Altro terreno di confronto è stata la posizione da adottare nei confronti delle azioni di anti-terrorismo messe in campo dal governo di Kiev nell’est del Paese. Alcuni Stati membri avevano richiesto che ci fosse infatti una critica chiara dei metodi utilizzati dalle truppe ucraine. Alla fine il Consiglio si spinge leggermente oltre quanto detto sinora: non solo un semplice richiamo a un processo di inclusione e dialogo fra tutte le parti in causa, ma l’esplicito invito al governo ucraino a “mantenere l’approccio misurato nel perseguimento del rispetto della legge e dell’ordine”.

Il Consiglio, su pressione italiana, ha infine anche affrontato la tragica vicenda delle ragazze rapite in Nigeria dal gruppo fondamentalista di Boko Haram, richiedendone l’immediato rilascio e condannando il clima di impunità nei confronti dei crimini sessuali come strumento di guerra che si respira oggi in molte parti del mondo.

In foto l’ingresso di Federica Mogherini al Consiglio Affari Esteri di ieri (Foto: Council of the European Union – 2014) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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