martedì , 20 febbraio 2018
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Ucraina: via al piano di aiuti dal Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo straordinario convocato dal Presidente Herman Van Rompuy non ha deluso le attese: tante le ore di riunione e molte le divergenze da gestire dietro le porte chiuse. La trama è sempre quella, già riproposta al Consiglio Affari Esteri (CAE) di lunedì: quando si tratta di relazionarsi con la Russia, è forte la tendenza degli Stati membri a muoversi in ordine sparso. C’è chi, come i Paesi nordici e orientali, insieme alla Gran Bretagna, vorrebbe un approccio netto e deciso. Chi, la Francia, richiama la necessità di una sola voce europea. Altri infine che esprimono moderatezza e invitano a non esagerare con i toni. Guardando a Berlino e Roma non si andrebbe troppo lontani dall’individuare questi ultimi.

Il risultato del travagliato vertice sono conclusioni che esprimono “la ferma condanna” dell’UE della violazione non provocata della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Alla condanna fa subito seguito la reiterazione delle richieste del Consiglio di pochi giorni prima: la Russia deve ritirare le proprie forze dalla Crimea e, questa è una novità di ieri, permettere l’invio di una missione di monitoraggio. Si aggiunge poi la constatazione che la decisione del Consiglio Supremo della Crimea di tenere un referendum sullo status della penisola costituisce una violazione della Costituzione del Paese.

Proprio le notizie sul referendum in Crimea hanno probabilmente prolungato le trattative, dato che la decisione sull’approccio europeo ruotava intorno al concetto di ‘de-escalation’ da parte della Russia. Come sottolineato da Van Rompuy nel corso della sua conferenza stampa, le future mosse europee prevedono tre passi: in primo luogo, il Consiglio Europeo ha fatto proprie le decisioni del CAE sul blocco dei negoziati degli accordi economici e sui visti, così come la sospensione dei lavori di preparazione al G8 di Sochi da parte dei membri europei.

Poi, segue la ricerca di una mediazione per risolvere la crisi intraprendendo la via del dialogo diretto fra i due Paesi ed eventualmente il coinvolgimento di strutture multilaterali. Il contatto diretto fra i due governi costituisce una delle richieste più forti da parte di Arsenij Jacenjuk, il Primo Ministro ucraino ieri presente in via straordinaria nel palazzo del Consiglio, dove ha incontrato i leader europei. Un gruppo di contatto per agevolare la mediazione potrebbe coinvolgere almeno cinque Paesi europei: Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Polonia. I negoziati devono però iniziare in pochi giorni: in caso contrario, l’UE si riserva la possibilità di introdurre sanzioni più incisive contro la Russia, come il blocco dei visti e di asset finanziari di personalità governative, fino ad arrivare alla sospensione del summit bilaterale con Mosca.

Infine, la terza fase dell’approccio europeo riguarda l’eventualità di un mancato passo indietro da parte della Russia. In quel caso, sarebbero attivate non meglio definite ‘misure addizionali’, che colpirebbero un’ampia gamma di interessi economici che legano la Russia all’Europa. Nella vaghezza di questa dichiarazione, si legge tutta la prudenza che l’UE ha voluto riservarsi anche in questa situazione drammatica.

Non potrebbe che essere definita così la conferenza stampa del premier ucraino, che dal podio di Bruxelles ha ribadito la fermezza dell’Ucraina per preservare la propria sovranità, anche di fronte allo squilibrio di forze con Mosca. Jacenjuk ha però lanciato anche un chiaro messaggio agli amici occidentali, ricordando come la Russia abbia violato il Memorandum di Budapest sul disarmo nucleare, che la impegnava a rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Per questo motivo non si tratta di un conflitto locale: se la Russia può non rispettare un accordo simile, che credibilità avrà il regime internazionale fondato sul Trattato di Non Proliferazione?

Ma la crisi ucraina è anche finanziaria: così il premier ha accettato con soddisfazione l’offerta europea del pacchetto di 11 miliardi di aiuti e si è dichiarato pronto a finalizzare l’Accordo di Associazione con l’UE il prima possibile. L’Unione dal canto suo assicura il proprio sostegno finanziario, tornando però a chiedere il rispetto da parte del governo ucraino delle minoranze e il tentativo di includere tutte le regioni, Crimea compresa, nelle riforme politiche ed economiche che si parano di fronte a Kyev. In attesa delle prossime mosse di Putin, non mancano in conclusione due piccoli affondi: non ci sono problemi di approvvigionamento energetico,si assicura, e l’UE intende rafforzare i legami con Moldavia e Georgia. La palla torna nella metà campo russa.

In foto il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy accoglie il Primo Ministro ucraino Arsenij Jacenjuk (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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