mercoledì , 15 agosto 2018
18comix

Ucraina: spaventa l’ascesa dell’ultradestra

Troppo spesso nel mondo della comunicazione televisiva (e non solo) si è portati alla semplificazione di problemi complessi: se da un lato questo è utile a rendere gli eventi più comprensibili, dall’altro si rischia di creare grandi fraintendimenti e vere e proprie illusioni. Il caso dell’Ucraina è emblematico: in un primo tempo la rivolta di Euromaidan è stata presentata come una civica ribellione, guidata da lungimiranti forze politiche democratiche ed europeiste. Successivamente, quando era ormai innegabile che ai vessilli dell’Unione Europea facessero compagnia nelle piazze bandiere nere e con croci runiche, ha fatto capolino sui quotidiani e sulle riviste specializzate una serie di articoli preoccupati dall’avanzata dei “fascisti di Kiev”.

Anche in questo caso si tratta di un’evidente forzatura: non tutti i nazionalisti ucraini sono “fascisti” in senso stretto, anche se è innegabile che gli uomini neri abbiano contribuito a prendere il controllo della piazza e possano rappresentare un asset, soprattutto da un punto di vista paramilitare, del debolissimo esecutivo guidato da Arsenyi Yatseniuk. L’ascesa di queste componenti desta preoccupazioni e pone più di una minaccia per il futuro della regione.

Per capire come mai a Kiev sia in ascesa il nazionalismo estremo bisogna partire da una considerazione molto semplice: l’Ucraina è un Paese essenzialmente povero, con un reddito pro-capite molto basso. Situazione che probabilmente la secessione della Crimea contribuirà a peggiorare. I suoi vicini, come la Polonia o la Slovacchia, godono di uno stile di vita che molti ucraini – specie quelli dell’Ovest, cioè sostanzialmente quelli provenienti dalle roccaforti nazionaliste di Lviv, Ternopil e Ivano-Frankivsk, i feudi della rivolta anti-Yanukovich – possono solo sognare.

Come stiamo sperimentando nell’Europa occidentale (si pensi alla Francia di Marine Le Pen), quando un popolo che ritiene di avere un grande passato – e gli ucraini sono molto orgogliosi della loro storia – si impoverisce, il risultato è quasi sempre il prevalere di un richiamo ai valori della patria, nel tentativo di restaurare ciò che è crollato. È in una situazione di recessione economica prolungata che sono ricomparsi i fantasmi del passato.

La russofobia è inoltre una componente diffusa ancora diffusa in parte dei cittadini ucraini, sia a causa della sua natura essenzialmente anti-comunista (l’Ucraina e la Crimea erano terre di menscevichi) sia a causa della furiosa opera di collettivizzazione forzata iniziata da Stalin negli anni Trenta per convertire i contadini in operai. Si calcola che la carestia susseguente all’abbandono delle terre abbia ucciso, nel 1932-33, un numero imprecisato ma altissimo di contadini. Anche per vendicarsi dell’Holomodor (gli ucraini hanno ribattezzato così la carestia assassina), l’Ucraina appoggiò l’avanzata nazista verso Mosca: un appoggio che facilitò anche lo sterminio di centinaia di migliaia di ebrei. Prima della Seconda guerra mondiale, Leopoli aveva una delle comunità ebraiche più grandi del mondo.

Nell’Ucraina post-Maidan esistono vari partiti e fazioni che si rifanno, direttamente o indirettamente, alla “resistenza anti-sovietica” e che aspirano ad un successo travolgente alle prossime elezioni politiche. L’Unione Pan-Ucraina “Libertà”, meglio conosciuto come Svoboda, è il più importante partito ultra-nazionalista. Nato nel 1991 col nome esplicito di Partito Nazional-Socialista dell’Ucraina, oggi è guidato da Oleg Tiaghnibok, che a piazza Maidan indossava un casco e uno scudo con una croce celtica in bella evidenza, insieme al numero 1488, emblema del neonazismo suprematista bianco.

Il programma politico di Svoboda propone l’abolizione del diritto d’aborto e fattispecie di reato anche per chi si dichiara solamente favorevole all’aborto. Si vorrebbe poi la messa al bando di tutti i partiti comunisti, il diritto di possedere armi, l’indicazione sui passaporti dell’appartenenza etnica e religiosa, la creazione di un arsenale nucleare ucraino, l’entrata nell’Unione Europea e l’adesione alla Nato. Ma non c’è solo Svoboda: un gruppo paramilitare chiamato “Tridente” ha attirato su di sé l’attenzione con azioni eclatanti, come rapimenti di poliziotti e assalti alle caserme. Il loro leader, Dmitrij Jarosh, viene considerata la figura più minacciosa tra quelle partorite dalle barricate di Kiev.

I partiti di estrema destra hanno lucrato consensi, e si sono poi imposti nella piazza con modi a loro congeniali, accusando un governo certamente corrotto e che non aveva fatto bene il proprio lavoro, come del resto riconosciuto dallo stesso Vladimir Putin, ma che pure aveva ricevuto un mandato popolare, per quanto opaco – come del resto tutto ciò che accade nella politica ucraina da anni.

L’Occidente quindi, nel muro contro muro contro l’Orso russo, corre il rischio di un effetto collaterale: quello di scoperchiare il vaso di Pandora del nazionalismo ucraino. Con la conseguenza che, se l’estrema destra dovesse ottenere un exploit alle prossime elezioni, la minoranza russa che vive in Ucraina avrebbe seri motivi per preoccuparsi ed eventualmente auspicare un intervento di Mosca. Il continuo ammassare di truppe al confine russo-ucraino da parte di Putin potrebbe non essere un caso.

Nell’immagine, una manifestazione organizzata da Svoboda nel 2009 (© Vasyl Babych, Wikimedia Commons)

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *