domenica , 18 febbraio 2018
18comix

Ucraina: la Crimea si ribella, Ashton a Kyev

La crisi ucraina non si è conclusa con la caduta dell’ormai ex Presidente Viktor Yanukovich e l’apparente vittoria dei manifestanti di Piazza Maidan. Molti gli scenari ancora aperti: dalle sorti dello stesso Yanukovich, inseguito dalle accuse di strage, al futuro politico dell’Ucraina, dato che il partito presidenziale ha scaricato la sua vecchia guida e le opposizioni appaiono ancora divise, tanto da costringere il rinvio della formazione del nuovo governo, dopo l’indicazione del nuovo premier: Arseniy Yatsenyuk Petrovych. Tutto questo in attesa delle elezioni presidenziali di maggio. Nel mentre, la crisi rischia di diventare di portata internazionale: mentre l’UE ha inviato nuovamente l’Alto Rappresentante Catherine Ashton a Kyev, in Crimea la situazione sta diventando sempre più critica con il passare delle ore.

Dopo il Consiglio Affari Esteri della scorsa settimana che ha affrontato l’apice della crisi, Ashton è tornata a ricoprire il proprio ruolo di rappresentante dell’UE a Kyev. Nei giorni scorsi ha intrattenuto una serie di nuovi incontri con i principali esponenti dell’opposizione e soprattutto con Yulia Timoshenko, il cui rilascio dal carcere è stato uno dei primi risultati della caduta di Yanukovich. L’incontro fra Timoshenko e Ashton ha un valore simbolico molto importante, dato che a lungo, nel corso delle trattative per la firma dell’Accordo di Associazione fra UE e Ucraina lo scorso anno, la liberazione della leader della Rivoluzione Arancione del 2004 era stata posta come condizione dall’Europa. Nel frattempo, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui preme per applicare sanzioni contro i responsabili delle violenze.

Proprio gli incontri dell’Alto Rappresentante con le opposizioni potrebbero aver anche accelerato la scelta del nuovo Primo Ministro, che rappresenta Patria, lo stesso partito della Timoshenko. A lui l’arduo compito di formare un nuovo esecutivo, in una situazione resa ancora più complessa dalle rivendicazioni di Yanukovich, ricomparso improvvisamente ieri dopo giorni di silenzio, affermando di essere ancora lui il Presidente dell’Ucraina. Secondo l’Associated Press, si troverebbe al momento nei pressi di Mosca.

Ulteriori problemi si prospettano dal punto di vista finanziario: lo stesso premier ha affermato che le casse statali soffrono un buco di 75 miliardi di euro. Per questo motivo, l’Ucraina avrebbe già chiesto il sostegno del Fondo Monetario Internazionale, che sarebbe pronto a fare la sua parte, come confermato da Christine Lagarde. Anche il PE, nella risoluzione di ieri, ha invitato l’UE ha corrispondere un aiuto finanziario concreto, sia per superare l’emergenza, sia per supportare nel lungo periodo le riforme necessarie.

L’attenzione internazionale nel frattempo si è spostata prepotentemente sulla Crimea e sulle mosse del governo russo. Nella giornata di ieri, un gruppo di uomini armati ha conquistato il palazzo del parlamento della Crimea, issando poi la bandiera russa al posto di quella ucraina. La condizione della penisola è critica: ‘regalata’ all’Ucraina nel 1954 nell’ambito dell’Unione Sovietica, la sua popolazione è perlopiù di origine russa, un aspetto che si è manifestato chiaramente in queste settimane, quando le manifestazioni sono state per la gran parte a favore della vicinanza con Mosca. Durante gli scontri con alcuni manifestanti più vicini alle istanze espresse con forza a Kyev, secondo molte fonti ci sarebbero stati anche due morti. In risposta a quanto accaduto ieri, il Ministro degli Interni ad interim Arsen Avakov ha posto in stato di allerta le forze di polizia, anche se la conquista dei palazzi del potere della Crimea pare essersi svolta senza grande opposizione da parte delle forze dell’ordine.

Intanto, da Mosca si susseguono segnali preoccupanti. Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha lamentato le violazioni dei diritti umani perseguite dagli oppositori del governo di Yanukovich, riferendosi agli atti a danno della popolazione filorussa e dei simboli del passato sovietico dell’Ucraina. Ma la risposta russa non si ferma qui: nei giorni scorsi, le forze armate di Mosca hanno svolto una massiccia esercitazione nella Russia occidentale, quasi a mandare un segnale a Kyev e all’UE.

Il rischio è quello della perdita di integrità territoriale dell’Ucraina. Già in Crimea si ventila l’opportunità di un referendum per ottenere l’annessione alla Russia. Il Paese appare sempre più diviso in due e vecchie linee di confine, etniche e linguistiche, sembrano riapparire. Il compito del nuovo governo è gravoso: l’Europa dovrebbe agire con decisione per proteggere l’integrità territoriale del Paese, esprimendo il proprio sostegno alla transizione democratica. Le visite della Ashton potrebbero anche non bastare. Ecco dunque che il Cancelliere tedesco Angela Merkel avrebbe intrattenuto nei giorni scorsi una telefonata con Vladimir Putin, proprio per evitare un’ulteriore aggravarsi della crisi. L’Ucraina è il nuovo teatro in cui si giocano gli equilibri fra Russia ed Europa. Vecchie storie in un mondo nuovo.

In foto Vladimir Putin durante un evento motociclistico in Crimea nel 2010 (Foto: premier.gov.ru – Wikimedia Commons) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *