martedì , 14 agosto 2018
18comix

Ucraina: la crisi si aggrava e l’UE tentenna

Ogni giorno che passa, la crisi in Ucraina precipita sempre di più. Poche ore dopo che l’Unione Europea aveva deciso di non passare alla fase 3 delle sanzioni più dure nei confronti della Russia, la parte orientale dell’Ucraina è stata scossa da crescenti violenze. Dopo che forze e manifestanti filorussi avevano occupato alcuni centri nevralgici in città come Sloviansk, nella regione di Donetsk, il governo ucraino ha deciso di intervenire con la forza per liberare parte del territorio nazionale da quella che a Kyev è considerata un’occupazione. È partita così una decisa azione di antiterrorismo, che, a seconda delle fonti, avrebbe provocato dai 4 agli 11 morti.

Nelle ultime ore però la situazione sul campo si è ulteriormente complicata. Nella giornata di ieri, alcuni mezzi militari ucraini sono stati visti battere bandiera russa, soprattutto nella località di Kramatorsk, sempre nella regione di Donetsk. Non c’è certezza che il mezzo militare entrato in città sia stato conquistato dalle forze filorusse o sia stato invece condotto da forze ucraine contrarie all’azione. Fonti sul campo di The Guardian parlano di soldati ucraini “contrari all’operazione”. Lo stesso governo ucraino è apparso titubante nel confermare l’accaduto.

Tutto questo il giorno precedente l’incontro di Ginevra di oggi fra Russia, Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea, il primo di questo genere dall’inizio della crisi. L’incontro sembra andare incontro alle richieste europee di un gruppo di contatto: una struttura multilaterale entro la quale mediare fra interessi e prospettive sempre più distanti.

Il gruppo si riunisce infatti il giorno dopo una nuova, turbolenta chiamata telefonica fra il Presidente russo Vladimir Putin e il Cancelliere tedesco Angela Merkel. In una nota del Cremlino, si legge che Putin ha insistito sul fatto che le azioni delle forze speciali ucraine siano incostituzionali e che Kyev stia per provocare una guerra civile. Dal canto suo, il governo ucraino, nella persona del Primo Ministro Arseniy Yatsenyuk, accusa Mosca di voler creare “un nuovo muro di Berlino” nell’Ucraina orientale.

Una delle più decise risposte occidentali al surriscaldarsi della crisi è giunta poi sempre ieri da parte della NATO. Il Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen ha annunciato un rafforzamento delle forze dell’Alleanza Atlantica in Europa Orientale “immediatamente, il che significa entro pochi giorni”. In particolare, aumenteranno i voli di ricognizione nella regione del Baltico, navi alleate verranno mosse nel Mar Baltico e nel Mediterraneo orientale e sarà inviato del personale con funzioni di preparazione e training. Rimane da vedere come risponderà Mosca, dato che qualsiasi azione della NATO in Europa Orientale è considerata in Russia una provocazione.

In questo difficile frangente, l’Unione Europea appare indecisa e lontana da una reale possibilità di influenzare gli eventi, stante l’intenzione espressa dal Consiglio Affari Esteri di non passare a una fase di sanzioni più dure contro Mosca. L’UE è divisa e non è una novità.

La divisione fra falchi e colombe non è uno scenario tipico solo di alcuni partiti politici italiani: in Europa, i falchi sono quei Paesi orientali, fra cui spicca la Polonia, convinti fermamente del ruolo della Russia nella destabilizzazione dell’Ucraina. La Polonia e i Paesi baltici vorrebbero una posizione più decisa dell’UE, nonostante siano quelli più dipendenti dalle forniture energetiche russe e con rapporti commerciali più approfonditi. O forse è proprio questa la ragione della loro decisione. Le colombe sono invece alcuni Stati mediterranei, fra cui l’Italia che giostra fra gli storici rapporti con Mosca e la volontà di giocare un ruolo critico nella politica europea, e la Bulgaria.

Ma se anche l’UE decidesse di fare un passo verso un atteggiamento più duro, non è chiaro quale sia l’ipotesi di sanzioni sul tavolo. Per ora queste si sono limitate al congelamento di asset finanziari e visti per alcune personalità vicine al vecchio governo ucraino e a quello russo, accompagnate dalla ferma condanna del comportamento di Mosca. Le ipotesi per un’eventuale fase 3 sono, secondo Open Europe, limitazioni all’export europeo di tecnologia e beni medici in Russia, sanzioni mirate nei confronti di specifiche imprese, come Gazprom o alcune banche russe che avrebbero un’esposizione per 28 miliardi di euro in Ucraina, o barriere all’accesso ai mercati finanziari europei di imprese e governo russi. L’Europa è però pronta a compiere uno di questi passi?

In foto, truppe con divise senza effige all’aeroporto di Simferopoli in Crimea. Soldati “senza bandiera” occupano in questi giorni anche gli edifici governativi delle città principali dell’Ucraina orientale. (© Elizabeth Arrott / VOA – 2014)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *