giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Andreas Kontokanis, 2012, www.flickr.com

Ucraina: la strage, “perché morire per Mariupol?”

Sabato scorso una pioggia di missili Grad ha colpito l’abitato di Mariupol, in Ucraina, provocando 30 morti e decine di feriti tra la popolazione civile. A dicembre sembrava che il conflitto nelle regioni di Donetsk e Luhansk fosse per lo meno congelato: invece nelle scorse settimane si sono verificati gli scontri più violenti dalla firma dell’Accordo di Minsk di settembre. Prima ci sono state la battaglia per l’aeroporto di Donetsk, la strage alla fermata dell’autobus e scontri su quasi tutta la linea di contatto che separa le zone delle province di Luhansk e Donetsk occupate dagli eversivi dal resto dell’Ucraina.

Anche nel caso di Mariupol, così come per la strage di Donetsk, Zaharčenko, leader dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DNR), ha accusato le autorità di Kiev di voler massacrare la popolazione civile, ma questa volta le sue accuse sembrano ancora più assurde. Pavel Gubarev, l’autoproclamato governatore del popolo, ha rivendicato l’attacco. La missione di monitoraggio dell’OSCE, inoltre, ha dichiarato che i missili provenivano da Est e Nord-Est, cioè dai territori occupati dalla DNR. Le accuse di Zaharčenko sono infine in contrasto con le sue stesse dichiarazioni, secondo le quali la DNR rifiuta di proseguire i negoziati e lancia un’offensiva nel resto dei territori delle due province.

La strategia dei separatisti in Ucraina

Non è semplice capire quale sia la strategia dietro l’attacco. Mariupol si trova sulla costa ucraina del Mar d’Azov, che separa la Crimea dalla Russia. Viste le difficoltà tecniche a costruire un ponte sullo stretto di Kerč’, verrebbe da pensare che la Russia abbia intenzione di creare un corridoio terrestre verso la Crimea o addirittura verso la Transdnistria.

D’altra parte, però, l’importanza di Mariupol non sta solo nella sua posizione. La città ha una popolazione di mezzo milione di abitanti, è il quinto porto ucraino per quantità di merci ed è diventata capoluogo della provincia di Donetsk, dopo l’occupazione della parte settentrionale della provincia da parte della DNR. Tenendo conto che per realizzare il corridoio terrestre bisognerebbe conquistare anche le regioni di Zaporižia e Herson, è probabile che l’obiettivo dell’assalto sia solo la città di Mariupol.

La Russia vuole annettere l’est dell’Ucraina?

Un’annessione formale in stile Crimea è esclusa già da mesi. Inizialmente Mosca puntava a creare un conflitto congelato o a concederne la reintegrazione della penisola in cambio di un’Ucraina ‘in stile Finlandia’, cioè la rinuncia da parte di Kiev ai progetti di integrazione euro-atlantica, come la Finlandia del dopoguerra, in palese violazione degli Accordo di Helsinki.

La prima opzione non è praticabile dal punto di vista finanziario: i tre conflitti congelati della regione del Mar Nero economicamente sono palle al piede di Mosca. Anche in termini di consensi la mossa sarebbe contraddittoria. Da un lato i nazionalisti sarebbero molto contenti, ma dall’altro sta diventando sempre più difficile far tacere i parenti dei soldati russi morti. Ultimamente, il Cremlino non insiste più tanto neanche sulla seconda opzione.

Se Putin acconsentisse a far reintegrare le regioni occupate nell’Ucraina, si creerebbe molti nemici tra i nazionalisti, a partire dai miliziani, ma potrebbe assestare un colpo mortale a Kiev. L’Ucraina, già sull’orlo del baratro, dovrebbe finanziare la ricostruzione della regione. Un tracollo finanziario di Kiev sarebbe un asso nella manica nella propaganda di Putin. “Alleatevi con l’Europa e questa è la fine che farete” potrebbe diventare il nuovo slogan: poco importa il fatto che Janukovič abbia svuotato le casse dello Stato, nelle menti delle persone ci sono le immagini della rivolta del Majdan e della guerra.

Si è in ogni caso di fronte a una guerra non dichiarata tra due Stati sovrani, qualcosa che in Europa non accadeva dal 1945. La reazione europea è stata troppo timida. Mustafa Nayyem, il giornalista di origine afghana famoso per il tweet da cui partirono le manifestazioni del Majdan, ha pubblicato un articolo sull’Ukrainska Pravda dal titolo “Perché morire per Mariupol?”. Dopo che molti paragonarono l’annessione della Crimea all’Anschluss o alla Conferenza di Monaco, il giornalista paragona Mariupol alla Danzica del 1939. L’immobilismo dell’Europa di oggi infatti ricorda l’Europa del “Mourir pour Dantzig”. C’è bisogno di un’Europa coesa politicamente e risoluta.

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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2 comments

  1. Analisi obiettiva e “informata”. Una delle poche!

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