venerdì , 17 agosto 2018
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Ucraina: Lavrov e Kerry, è muro contro muro

Un niente di fatto anche per l’ultimo degli ormai numerosi meeting fra il Segretario di Stato americano John Kerry e la sua controparte russa Sergei Lavrov. Riunitisi a Parigi nella tarda serata di domenica, dopo una comunicazione telefonica fra i rispettivi Capi di Stato nella giornata di venerdì, i due sono convenuti con l’incarico di trovare una soluzione diplomatica alla ormai non più così cogente crisi ucraina. Ciò che preoccupa entrambe le amministrazioni, soprattutto quella americana, è il continuo e ingente concentramento di forze militari ai confini, da poco ridisegnati, dei due Stati ex-sovietici.

Le ultime manovre militari russe, ufficialmente avviatesi alla conclusione delle consultazioni referendarie di giorno, hanno progressivamente portato, in un flusso continuo di rifornimenti, il numero di effettivi sul suolo della penisola di Crimea ben al di sopra delle 80-100000 unità. Stime provenienti da esponenti politici  del nuovo governo di Kiev, forse non del tutto attendibili: fonti del Pentagono e della Casa Bianca le rivedono a circa 25-30000 ma la paura più grande risiede comunque nella possibilità che esse vengano utilizzate per proteggere comunità russofone al di fuori della penisola da poco annessa. Come affermato durante la scorsa settimana dal Generale Philip Breedlove, Supreme Allied Commander delle truppe NATO in Europa, un’avanzata delle truppe sul confine verso Moldavia e Transnistria, volta a ricongiungere le truppe di Mosca in Crimea con quelle stanziate nei due Paesi, rimane ancora uno dei possibili scenari, probabilmente il peggiore fra gli immaginabili. L’Ucraina verrebbe ad essere tagliata orizzontalmente da est verso ovest, lasciando il sud del Paese in mano alle forze armate russe.

Per quanto tuttora l’ipotesi rimanga irrealistica o quantomeno rischiosa, con possibili rappresaglie militari in tutta l’area, questa non rimane comunque priva di fondamenti: i mezzi, carri armati ed elicotteri, le unità schierate, tra cui paracadutisti e forze speciali, e le capacità navali di Mosca nel Mar Nero rendono un’azione di questo tipo realizzabile. A tal proposito, due sono state le dichiarazione del Ministro degli Esteri Lavrov: la prima, non del tutto rassicurante alla luce della soluzione della crisi in Crimea, volta a ribadire la volontà di Mosca di non oltrepassare i confini sovrani dello Stato ucraino –”We have absolutely no intention of, or interest in, crossing Ukraine’s borders”; la seconda, pìù preoccupante data la situazione degli Stati appartenenti allo spazio europeo ex-sovietico, mirata a riaffermare il diritto di Mosca di proteggere quei ceppi etnici e linguistici a lei affini.

La risposta della comunità internazionale continua comunque a rimanere alquanto “frazionata”, incapace di agire all’unisono contro le ripetute violazioni del diritto internazionale compiute da Mosca nell’evolversi della crisi Ucraina. “Forti preoccupazioni” sono state espresse dal Segretario di Stato Kerry in merito alle manovre russe sul confine ucraino, le quali non solo sembrerebbero minacciare la sovranità di Kiev, ma anche la stabilità dell’intera regione. L’illegalità delle azioni russe in Crimea e la non volontà di proseguire ulteriormente nelle negoziazioni senza il coinvolgimento e il riconoscimento delle legittimo governo di Kiev, continuano ad essere i due punti caldi sottolineati dal Segretario Kerry nella giornata di ieri.

Il perdurare dello stallo sembrerebbe lasciar trapelare l‘impossibilità di un ritorno alla situazione ex ante la secessione della penisola. Ugualmente difficile sembrerebbe il raggiungimento di una soluzione diplomatica condivisa, sempre che non si voglia accettare il fait accompli dell’illecita annessione compiuta da Mosca. Il consolidarsi della situazione sembra essere ormai un dato di fatto, riconfermato dalle dichiarazioni del Presidente Putin in merito al progetto di una Ucraina federale e la visita del Primo Ministro Medvedev nella penisola. Unica nota positiva, perlomeno non per quel che riguarda la strategia UE di sicurezza e difesa comune, è il ritrovato ruolo della Nato quale provider della sicurezza europea nel contesto internazionale: una cortina, nuova e diversa rispetto al passato, sembrerebbe essere in procinto di avvolgere l’est europeo; sarà l’UE capace di controbattere le pretese dell’ancestrale e scomparso nemico “sovietico” nella misura in cui ha fatto la NATO durante il confronto bipolare? I dubbi persistono almeno quanto le incertezze.

In foto, l’incontro a Parigi fra il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov (a sinistra al centro) e il segretario di Stato USA John Kerry (a destra al centro) (© US Department of State – 2014)

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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