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Photo © European External Action Service, 2015, www.flickr.com

Ucraina: Merkel e Hollande in campo, ora si spera

Nonostante il cessate il fuoco del 5 settembre, i combattimenti nell’est dell’Ucraina sono continuati senza sosta, minacciando un’escalation del conflitto di portata regionale o mondiale. Le ostilità sono riprese con maggiore intensità nel mese di gennaio, dopo la conquista da parte dei ribelli dell’aeroporto di Donetsk e l’impiego di artiglierie pesanti e carri armati. Tutta la zona orientale dell’Ucraina continua ad essere oggetto dell’avanzata separatista, secondo NATO e Stati Uniti, supportata dalle truppe di Mosca lungo il confine russo-ucraino. Malgrado gli attuali successi, la situazione rimane però precaria, in quanto gli stessi ribelli faticano nel mantenere un saldo controllo sulle zone più interne alla linea del fronte.

Dopo il fallimento di una serie di incontri, sempre a Minsk, nei giorni scorsi si sono mossi personalmente la Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Presidente francese François Hollande, che giovedì hanno incontrato a Kiev il Presidente ucraino Petro Poroshenko, presentandogli una nuova bozza di accordo da discutere con Mosca. Nella giornata di venerdì  i due capi di Stato europei si sono poi recati a Mosca, per incontrare Putin e tastargli il polso in merito alla possibilità di ulteriori incontri e sulla nuova bozza di accordo in discussione. L’intensificarsi delle negoziazioni fra le parti in causa è stato supportato e coordinato da Francia e Germania, nell’ambito del gruppo di lavoro definito Normandy Four. Qualche risultato sembra essere stato raggiunto. La volontà di ri-avviare il processo di pace è stata ribadita da tutti i capi di Stato del Normandy Four durante una conversazione telefonica tenutasi nella mattinata di ieri.

Sebbene le incertezze sull’accordo in discussione (ancora non reso pubblico) possano far pensare ad una nuova fase di stallo, la conversazione di domenica ha delineato un’agenda per ulteriori e più concrete negoziazioni. Un primo incontro tecnico dovrebbe tenersi in giornata a Berlino, per poi essere seguito martedì dal meeting del Gruppo di Contatto. Nel caso in cui tutto dovesse svolgersi come previsto e nel caso venisse trovata una forma di compromesso sui temi in questione, i capi di Stato del Normandy Four potrebbero recarsi mercoledì a Minsk per un incontro formale.

In base ad alcune indiscrezioni, la bozza di nuovo accordo dovrebbe includere una nuova formula che garantisca maggiore autonomia alle autoproclamate regioni autonome di Donetsk e Luhansk e dovrebbe basarsi sulla porzione di territorio attualmente controllata dalle truppe separatiste (più ampia rispetto a quella su cui si era basato l’accordo di settembre). Gli altri punti dovrebbero rimanere quelli dell’accordo del 5 settembre, mai implementato dalle parti in causa.

Il dato di fatto, sottolineato anche da François Hollande, è l’impossibilità di raggiungere sul terreno, attraverso un accordo, la situazione pre-crisi e quindi un totale assoggettamento dell’area orientale ucraina al governo di Kiev. Sebbene una struttura federale non sia stata ritenuta una soluzione proponibile, un’eventuale linea di demarcazione – nella forma di una zona smilitarizzata – di 60-70 km sembrerebbe essere una delle ipotesi al tavolo delle trattative.

Sia Poroshenko che Putin rimangono però contrari a questa ipotesi, così come ad un intervento di un attore terzo nella crisi o all’avvio di una eventuale missione di peace-keeping. C’è poi sempre un elemento di incertezza che avvolge le trattative. Visti i risultati raggiunti sul terreno, i separatisti (e Mosca) potrebbero ritardare ulteriormente la firma del nuovo accordo per ripresentarsi successivamente con maggiore potere contrattuale e maggiori territori sotto il loro controllo. Stessa cosa potrebbe fare Poroshenko, nel tentativo di ricevere aiuti militari dagli Stati Uniti e riconquistare i territori perduti. Opzioni che avrebbero un unico grande sconfitto: i civili ucraini.

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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