giovedì , 22 febbraio 2018
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Ucraina e MH17: team OSCE prova a fare chiarezza

283 e 15 membri dell’equipaggio. 80 erano bambini. Questo, finora, uno dei pochi dati certi in merito all’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines lo scorso 17 luglio sui cieli dell’est Ucraina: i morti. L’altro dato su cui c’è una certa uniformità di giudizio riguarda la tecnologia utilizzata per abbattere il velivolo. Nessuno sembra aver registrato movimenti di velivoli militari nell’area e i 10.600 metri di quota a cui l’aereo muoveva sono troppi per un abbattimento con “congegni a spalla”. Si tratterebbe pertanto di missili SA-11 o SA-20, lanciati mediante sistema semovente di tipo Buk. Tecnologia di produzione sovietica, creata negli anni ‘70 (esistono poi varie nuove versioni), in uso sia alle forze armate russe che a quelle ucraine.

Non c’è accordo invece, ovviamente, sui responsabili. Le istituzioni ucraine hanno inizialmente accusato direttamente Mosca, per la prima volta dall’inizio del conflitto coi separatisti. Accuse duramente respinte sia da Vladimir Putin che dal Ministro degli Esteri Sergej Lavrov. In seguito hanno accusato i ribelli filorussi, diffondendo anche conversazioni intercettate dai servizi segreti (in cui un ribelle parlerebbe, pochi minuti dopo la tragedia, dell’abbattimento di un Antonov, velivolo da trasporto strategico ucraino). Una versione sostenuta anche dall’Occidente, o perlomeno dagli USA (parole di Barack Obama) e dalla Gran Bretagna, che hanno citato anche proprie fonti: missile antiaereo partito dalle zone dell’est Ucraina in mano ai separatisti filorussi.

Anche su questa ipotesi Mosca oppone resistenza. Afferma anzi di aver intercettato, in corrispondenza dell’abbattimento, il radar di un sistema Buk appartenente alle forze armate ucraine, nella regione di Styla, 30 km a sud di Donetsk. Tramite tale sistema i dati acquisiti tramite radar potrebbero esser stati trasmessi anche alle altre batterie dislocate nella zona, ad Avdveevka (8 km a nord di Donetsk) o a Gruzsko, da cui potenzialmente, quindi, potrebbe esser partito il missile. Sempre Mosca afferma, tra l’altro, che nella zona, nei giorni che hanno preceduto l’evento, sono stati registrati spostamenti di sistemi Buk ucraini. Parte della stampa russa ha tra l’altro ricordato l’incidente del 2001, quando l’artiglieria antiaerea ucraina abbatté per errore un aereo di linea russo.

Vivo anche il dibattito in merito alle motivazioni che avrebbero portato all’abbattimento. Sempre la stampa russa, oltre all’ipotesi dell’errore, ha paventato la possibilità che l’aereo malese, a causa dei colori, sia stato confuso con un aereo della flotta presidenziale russa. Più grave e meno esplicita l’accusa rivolta all’Ucraina, da parte di alcuni organi di stampa, di voler provocare un escalation nella zona, costringendo quindi l’Occidente ad un più deciso intervento.

Sempre in tema di motivazioni, invece, i ribelli filorussi hanno solo da perdere dalla situazione. Un eventuale accertamento di responsabilità comporterebbe necessariamente una presa di distanze netta da parte di Mosca, con conseguente perdita del loro principale sostenitore. Come già detto, però, il velivolo potrebbe essere stato confuso con un Antonov ucraino. Tra l’altro pare che i ribelli fossero convinti che Kiev avesse chiuso l’area al transito degli aerei civili, vista anche l’inefficienza della torre di controllo dell’aeroporto di Donetsk. Potrebbe essere legata alla questione anche la notizia delle dimissioni, ieri, di un leader dei ribelli, Denis Pushilin, anche se le motivazioni non sono note.

Qualora fosse accertata la responsabilità dei filorussi, rimarrebbe poi il dibattito sulla provenienza della tecnologia anti-aerea utilizzata. Il governo ucraino e gli USA (sempre nelle dichiarazioni di Obama) accusano Mosca, che però smentisce. L’altra possibilità è che i ribelli si siano appropriati di tecnologie antiaeree appartenenti alle forze armate ucraine. Kiev smentisce, ma pare che il 29 giugno scorso, uno dei leader separatisti avesse annunciato trionfalmente la cattura di un sistema antiaereo Buk.

Per cercare di far luce sulla vicenda, l’OSCE, con il benestare di tutte le parti in causa (inclusa la Russia) ha inviato un team di 30 esperti, che lavora in situazioni critiche. Non è stata infatti annunciata alcuna tregua. Il governo ucraino accusa anzi i separatisti di voler distruggere le prove. Le scatole nere, ad esempio, potrebbero chiarire parte della dinamica. Sicuramente non restituiranno la vita alle 298 vittime che, magra consolazione, potrebbero però essere l’altissimo prezzo per l’inizio di un dialogo serio sull’Ucraina. E’ la richiesta di Obama, rivolta a Putin. E’ la richiesta di Van Rompuy e Barroso (dichiarazione congiunta). E’ ciò che meriterebbero, almeno, le 298 vittime: che il loro sacrificio non sia vano.

Photo © stratman²(2 many pix!), www.flickr.com

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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