domenica , 25 febbraio 2018
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In vigore le nuove sanzioni UE contro la Russia

Sono entrate in vigore questa mattina le nuove sanzioni varate dall’Unione Europea contro la Russia, a causa di quanto accaduto in Ucraina negli ultimi mesi. Le sanzioni sono state applicate sulla base delle conclusioni del Consiglio Europeo del 30 agosto scorso, che aveva condannato il continuo invio di uomini e armi in Ucraina da parte russa e “l’aggressione delle forze armate russe sul territorio ucraino”. Nella stessa sede, i capi di Stato e di governo avevano dato mandato alla Commissione Europea e al Servizio Europeo per l’Azione Esterna di predisporre un nuovo set di misure economiche restrittive.

Le nuove sanzioni UE riprendono l’impianto adottato a luglio, approfondendone però la portata sui principali attori economici russi, in accordo anche con l’approccio promosso dagli Stati Uniti. Come a luglio infatti, ad essere colpiti maggiormente sono il settore bancario, quello delle estrazioni energetiche e delle tecnologie duali.

Sono state dunque ristrette le possibilità di accesso ai mercati finanziari europei: banche e società finanziarie europee non potranno più fornire prestiti a cinque banche russe di proprietà statale. Sui mercati europei sono poi vietati gli scambi di titoli obbligazionari, azioni o altri strumenti finanziari con una scadenza superiore ai 30 giorni emessi da queste cinque banche russe. Inoltre, in maniera significativa, le stesse misure sono previste per altre società, al di fuori del settore bancario: tre nel settore della difesa e tre in quello energetico. Il comunicato dell’UE non riporta i nomi esatti delle società colpite, ma circolano con insistenza i nomi di Rosneft e Transneft, così come quello del braccio petrolifero di Gazprom.

Sempre in riferimento al settore energetico, sono state ampliate le sanzioni mirate ad ostacolare le attività di estrazione russe. Da oggi è vietato per le imprese europee fornire servizi di scavo, di test sui pozzi e di perforazione per le produzioni ad elevata profondità sottomarina, nell’Artico e di shale oil. È stata quindi estesa la lista di imprese russe che operano anche nel settore della difesa a cui è vietato vendere tecnologie ad uso duale, che possono essere utilizzate sia in ambito civile che in quello militare. Infine, si allunga l’elenco di personalità russe sottoposte a sanzioni personali, come congelamento degli asset finanziari e blocco dei visti.

Si tratta di sanzioni incisive e che per questo creano qualche imbarazzo ai vertici europei. Mentre infatti la procedura di approvazione andava avanti, per concludersi oggi con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la situazione del campo si modificava, con il raggiungimento di un cessate il fuoco fra governo ucraino e separatisti filorussi. Un nuovo quadro che avrebbe forse suggerito un rallentamento nell’imposizione di nuove sanzioni.

Dopo che venerdì scorso il Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) aveva trovato un accordo sui contenuti delle sanzioni, alcuni Paesi avevano di fatto ritardato l’approvazione definitiva. Questo accadeva fino a lunedì: poi le pressioni dei grandi Paesi europei e di molti nell’Europa orientale avevano concluso la procedura scritta di approvazione da parte degli Stati membri.

Tuttavia, anche il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha manifestato la possibilità di ridiscutere il nuovo set di sanzioni. Prima, proprio lunedì 8 settembre, Van Rompuy ha annunciato le nuove misure, affermando però che i giorni precedenti la loro entrata in vigore sarebbero stati utilizzati per una valutazione dell’implementazione sul campo del cessate il fuoco. In caso di miglioramenti, l’UE si diceva pronta a rivedere in tutto o in parte le sanzioni.

Ancora più chiaro l’intento di Van Rompuy nelle ore immediatamente precedenti l’entrata in vigore delle misure contro la Russia: proprio ieri, il Presidente del CE ha espresso la disponibilità a intraprendere un’analisi dell’applicazione del piano di pace e, eventualmente, della reversibilità e dell’adeguamento delle sanzioni rispetto al mantenimento delle tregua. La Commissione e il Servizio per l’Azione Esterna sono invitati a inoltrare proposte in merito. Il Consiglio le prenderà in considerazione nelle prossime settimane.

Photo: un campo dei separatisti filorussi a Donetsk, Ucraina (sasjo – www.flickr.com, 2014)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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