giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina: la Russia non bloccherà il flusso di gas prima del 31 maggio

Le delegazioni di Unione Europea, Russia e Ucraina si sono incontrate ieri a Varsavia per discutere delle forniture di gas russo a Kiev e al resto dei clienti europei. Tesa l’atmosfera: l’accordo raggiunto a Ginevra pare lettera morta, di fronte all’ulteriore aggravarsi della crisi nell’Ucraina orientale, dopo la nuova azione anti-terrorismo promossa dal governo e gli scontri con le forze filorusse. A Varsavia tuttavia si discuteva di una questione fondamentale per tutti gli attori in campo: le forniture energetiche. Nessuno, fra UE, Russia e Ucraina, può infatti permettersi un’interruzione del flusso di gas verso Occidente.

L’incontro non ha però sortito novità fondamentali, anche se ha almeno riunito i contendenti in una cornice di dialogo. Le questioni più scottanti riguardano direttamente l’Ucraina: il prezzo pagato da Kiev a Gazprom e i debiti maturati sinora. Ma sullo sfondo rimane la grave questione della dipendenza energetica europea dalla Russia: la presenza dell’UE al tavolo dei negoziati si spiega non solo come tentativo di mediazione fra due parti ostili, ma anche come azione in difesa degli interessi europei. Le capitali europee sono particolarmente preoccupate dalla possibilità che la Russia decida di chiudere i rubinetti del gas verso l’Ucraina, privando anche l’Europa di approvvigionamenti significativi, dato che circa metà del gas importato dall’Europa passa dai gasdotti sul territorio ucraino.

Per quanto riguarda il prezzo pagato da Kiev, dopo l’aumento del 44% imposto da Gazprom a partire dal 1 aprile, le tensioni sono cresciute sensibilmente. Non pare però esserci una ritirata in vista da parte del gigante del gas: a nulla sono servite le minacce del governo ucraino nei giorni scorsi di citare in giudizio Gazprom per gli indebiti aumenti. Anche perché l’Ucraina, se si considerano anche le attività di Naftogaz, l’azienda pubblica che gestisce i flussi di gas, ha maturato un debito notevole nei confronti della Russia: secondo il portavoce di Gazprom, Sergey Kupriyanov, si aggirerebbe intorno ai 3,5 miliardi di dollari. Kiev contesta questo calcolo, ritenendo che esso si basi su un prezzo sovrastimato, e per questo motivo si rifiuta di pagare.

Nessuno di questi ostacoli è stato superato durante il vertice trilaterale a Varsavia. Il Commissario europeo per l’Energia Günther Oettinger, che ha guidato la delegazione europea, ha annunciato due nuovi round di colloqui a metà e fine maggio. Fino ad allora, la Russia si è impegnata a non bloccare il flusso di gas. Se però l’Ucraina non avrà saldato il proprio debito entro il 31 maggio, la Russia potrebbe adottare la decisione di ridurre le forniture, ha affermato il Ministro dell’Energia russo Alexander Novak. Nel caso di saldo parziale, potrebbero comunque essere fornite nuove quantità di gas, ma solo per la parte già pagata al 31 maggio. La Russia si appella a una clausola nel contratto con l’Ucraina, che prevede il pagamento anticipato delle forniture del mese seguente, in caso di mancato saldo di quanto dovuto. In sostanza, Kiev non potrà più importare gas a debito, anche se l’UE si è impegnata a sostenerla finanziariamente.

Il Commissario Oettinger ha definito comunque “costruttivo” l’incontro. La delegazione europea si era presentata a Varsavia con l’intenzione, secondo le parole del Presidente della Commissione José Manuel Barroso, di chiedere a Mosca di astenersi da azioni che potrebbero porre dei dubbi sulla “volontà della Russia di essere un fornitore affidabile”. L’obiettivo dichiarato è quello di trovare un’intesa che permetta “a giugno, luglio e agosto d’immagazzinare gas sufficiente per il prossimo inverno”.

Oettinger, prima del vertice trilaterale, ha anche incontrato il Primo Ministro polacco Donald Tusk, esprimendo l’appoggio della Commissione per la proposta del suo governo di un’unione energetica. A questo proposito, Oettinger ha affermato la volontà europea di fissare con la Russia un solo prezzo per le forniture di gas, in luogo degli attuali accordi bilaterali con i singoli Stati membri. La politica del “divide et impera” adottata sinora da Gazprom non “può essere accettata dagli Stati membri”. Ecco perché è importante applicare “un prezzo uniforme in un mercato europeo integrato”. Un mercato che necessiterebbe di collegamenti infrastrutturali rinnovati, che andrebbero estesi anche a Ucraina, Georgia e Balcani occidentali. Queste le parole bellicose prima dell’incontro. Dopo, l’unica certezza sono solo nuovi vertici nelle settimane a venire.

(Foto: Bilfinger SE – Flickr) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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