domenica , 19 agosto 2018
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Ucraina: tregua del gas, non delle armi

L’Ucraina paga. Paga economicamente, almeno parzialmente, il suo debito con Gazprom, posticipandone l’ultimatum e guadagnando una settimana per discutere un nuovo accordo. Paga umanamente, un prezzo in vite umane che si poteva evitare, in una battaglia da cui tutti sembrano uscire sconfitti. Il prezzo economico, ieri, l’ha confermato Gazprom: 786 milioni di dollari, 584 milioni di euro. Il prezzo per le forniture di febbraio e marzo. Circa un quinto dei pagamenti che Gazprom pretende da Naftogaz per scongiurare l’opzione “pagamento anticipato”, il pagamento a inizio mese delle forniture mensili previste.

Prezzo che invece per Yatsenyuk, premier ucraino in carica, è l’intera somma non contestata, quella che Kiev è d’accordo nel dover saldare, mentre per il restante ammontare sembra sempre più probabile il ricorso ad un arbitrato internazionale (Corte di Stoccolma), perché “l’ Ucraina non accetterà mai il prezzo russo”. Il disaccordo sul prezzo ha le radici nel discusso accordo Thymoshenko-Gazprom del 2009 (prevedeva anche un volume fisso), che fissava il prezzo a 485 $ per 1000 metri cubi di gas, più alto di quello pagato da tutti i Paesi UE: la Germania paga sui 400 $, i Paesi dell’est cifre inferiori. Prezzo che ha regolato le forniture fino alla vigilia del vertice di Vilnius, quando Mosca, per spingere Yanukovich a boicottare l’Accordo di Associazione con l’UE, lo portò a 268,50 $ per 1000 metri cubi (prezzo favorevolissimo). Uno sconto che Mosca ha revocato a partire dal 1°aprile, dopo le vicende di Euromaidan e la fuga di Yanukovich, tornando ai 485 $ dell’accordo del 2009.

Kiev, che non accetta la revoca, continua a calcolare i suoi debiti col prezzo di saldo, dando mandato a Naftogaz di procedere al pagamento della sola somma non contestata. Un pagamento accompagnato da una proposta a Gazprom, volta a rinegoziare prezzi, pagamenti e volume. Gazprom si è detta disponibile a ridiscutere gli accordi, ma solo dopo aver ricevuto gli altri pagamenti arretrati. Intanto ha concesso una proroga, fino al 9 giugno non attuerà le contromisure minacciate. La discussione potrà proseguire, in vertici trilaterali che hanno coinvolto e coinvolgeranno anche l’UE, parte direttamente in causa. Dal territorio ucraino transita infatti il 15% dell’intero volume di gas consumato annualmente in Europa.

La settimana di proroga probabilmente, densa di incontri, servirà a fare il punto della situazione, non solo in termini di gas. Il 5 giugno Vladimir Putin incontrerà Hollande, il 6 giugno probabilmente Obama e Cameron, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario dello sbarco di Normandia, apertura del fronte ovest contro quello che un tempo era il comune nemico nazista. Alle celebrazioni Hollande ha invitato anche il neo-eletto Presidente ucraino Poroshenko.

In attesa di un saluto, di una stretta di mano, di un passo avanti, l’Ucraina paga. Paga umanamente, il prezzo più alto. Prosegue l’offensiva “anti-terrorismo” nell’est. Prosegue il bombardamento a Slavyansk, con i filorussi che accusano Kiev di bersagliare quartieri e sobborghi residenziali (Andreevka e Sergeevka), provocando numerosi morti civili. Prosegue la controffensiva dei ribelli, che ieri hanno attaccato delle guardie governative, uccidendone 5.

Mosca chiede un cessate il fuoco, chiede lo stop dell’offensiva governativa e chiede all’Occidente di spingere per un dialogo onnicomprensivo che coinvolga tutte le regioni. Opzione che il governo ucraino non vuole valutare, non fino al disarmo delle milizie, concordato anche a Ginevra. Opzione che l’Occidente non vuole appoggiare, considerando l’azione per ristabilire l’ordine “un pieno diritto del governo ucraino” (parole di Jen Psaki, portavoce Dipartimento di Stato USA).

Mosca prova anche la via del Consiglio di Sicurezza del’ONU, proponendo una risoluzione che includa un immediato cessate il fuoco e corridoi umanitari per permettere il soccorso della popolazione civile. “Garantiti da chi?” risponde Jers Laerke, portavoce dell’OCHA (UN Office for the coordination of Humanitarians Affairs), probabilmente nel sospetto che per Mosca potrebbero diventare pretesto per l’invio di una “forza di pace” (il Segretario alla Difesa USA conferma il ritiro di circa 30 mila uomini russi dal confine, rimarrebbero però 7 battaglioni schierati).

Intanto l’Ucraina paga. Il prezzo della pace, forse, lo si discuterà in settimana. Con l’anniversario di uno degli eventi più sanguinosi della storia umana che potrebbe diventare il primo gradino della pace. E con il leader più impopolare d’Europa, François Hollande, che potrebbe finalmente dare all’Europa stessa, all’Ucraina, al mondo, un motivo per apprezzarlo.

Photo: © Trey Ratcliff, 2007, www.flickr.com

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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