giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina: l’UE sostiene il piano di pace di Poroshenko

Tanti sono stati i temi che hanno tenuto banco al Consiglio Affari Esteri tenutesi lunedì 23 giugno  a Lussemburgo, ma spiccano per importanza due aree: l’Europa Orientale e il Medio Oriente. Ancora una volta è l’Ucraina la prima preoccupazione del Vecchio Continente: nonostante il proclamato “cessate il fuoco”, gli scontri nelle aree limitrofe alla Crimea continuano, mentre la Federazione Russa continua a portare avanti una politica ambigua. Il cessate il fuoco non è soltanto ignorato, ma le violenze sembrano peggiorare al punto che alcuni gruppi di soldati governativi ucraini sarebbero stati circondati dai ribelli e starebbero soccombendo, senza acqua né cibo e senza possibilità di fuga.

Gli scontri non coinvolgono solo i militari e i ribelli. Spesso a farne le spese sono i civili, vittime del fuoco incrociato o di ritorsioni, in altri casi sono i giornalisti. In questo frangente è difficile anche per le organizzazioni non governative e per gli aiuti umanitari raggiungere alcuni territori, che rimangono quindi isolati.

Nel frattempo il Presidente ucraino Poroshenko ha dato il via al programma per pacificare l’Ucraina e risolvere la questione Crimea: un round di colloqui con i più influenti industriali dell’est e una sospensione delle violenze. I Ministri degli Esteri dell’Unione Europea, riuniti in Consiglio, hanno deciso di appoggiare l’iniziativa avvertendo Putin che se la Russia non userà la sua influenza per far tacere le armi e non si dimostrerà disponibile a trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti, l’UE sarà pronta a passare alla fase 3 delle sanzioni. In questo caso l’UE adotterebbe misure per colpire interi settori economici ancora più sensibili dei precedenti, ma i dettagli saranno, nel caso, definiti entro la settimana prossima. La Federazione Russa appoggia formalmente il piano di pace di Poroshenko, pur criticando la mancanza di colloqui con i leader ribelli, ma al contempo ordina nuove esercitazioni militari proprio vicino al confine.

Il Consiglio Affari Esteri ha già varato un embargo contro la Crimea vietando l’import in Europa di beni proveniente da quei territori, salvo che siano muniti da un “lascia-passare” concesso dal governo ucraino. Si è deciso inoltre di formare una missione civile per aiutare il governo ucraino a mantenere la sicurezza interna e assisterlo nel percorso di riforma. Secondo gli accordi in fase di negoziazione tra Kiev e Bruxelles sono molte le riforme che il governo Ucraino dovrà promuovere, dal diritto al sistema finanziario ed economico, anche in vista della firma dell’ultima parte dell’Accordo prevista per questo venerdì. L’ultimo capitolo dell’Accordo è quello da sempre osteggiato da Mosca, che vede nella creazione di un’area di libero scambio con l’UE una perdita della propria influenza sul Paese.

Medio Oriente: preoccupazioni su Iraq e Siria

Ucraina e non solo. Il Consiglio ha parlato anche di Iraq. Gli scontri in corso nel Nord del Paese mettono in pericolo la sua integrità territoriale e politica. L’ISI, acronimo per Stato Islamico per l’Iraq e il Levante, è simile ad un gruppo terroristico, ma ben più organizzato e controlla già ora diversi territori iracheni confinanti con Siria e Giordania. I combattimenti con l’esercito governativo stanno provocando un sempre maggior numero di rifugiati civili che scappano dalle violenze. Gli aiuti umanitari sono più che mai necessari. L’inviato speciale dell’ONU, Nikolay Mladenov, ha sottolineato più volte come sia preoccupante il sostegno che l’ISIL riceve dalla parte sunnita della popolazione. Il rischio è di assistere ad una nuova spaccatura interna della popolazione su base religiosa, mettendo in serio pericolo il già complicato cammino dell’Iraq verso un sistema democratico.

Anche la situazione in Siria non mostra segni di miglioramento e contribuisce anzi a peggiorare quella irachena, in particolare a causa di mancanza di controlli sui confini si assiste ad un continuo passaggio  e scambio di armi e terroristi. Si prospettano settimane di intenso lavoro diplomatico su entrambi i fronti geografici, in un periodo decisivo per le sorti future di entrambi gli scenari. Riuscirà l’Unione Europea a esercitare la sua influenza parlando con una voce sola? Questi e altri dossier aspettano il prossimo Alto Rappresentante dell’UE per la politica estera, chiunque sarà a succedere a Catherine Ashton.

In foto l’Alto Rappresentante UE Ashton e il Ministro degli Esteri ucraino Klimkin prima del Consiglio Affari Esteri di lunedì (Foto: EU Council). 

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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