sabato , 24 febbraio 2018
18comix

Ucraina: vertice NATO-Russia, né deterrenza né dialogo

“No news is good news”, ma solo per Mosca. Parole che potrebbero riassumere, in breve, gli eventi di ieri sul fronte ucraino. C’era grande attesa attorno al meeting del Consiglio NATO-Russia, in programma da tempo per parlare di Libano. Ottima occasione invece per parlare di Ucraina.

E di Ucraina si è parlato tra il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, alla presenza dei massimi vertici dell’Alleanza Atlantica e dei vertici delle diplomazie di Germania, Francia e Gran Bretagna. Mancava una rappresentanza dell’Ucraina – che tra l’altro, tramite Yulia Timoshenko, ha chiesto di entrare nella NATO – arrivata quando Lavrov era già andato via.

Si è parlato senza trovare alcun tipo di accordo. La richiesta di Kerry era quella di dislocare osservatori internazionali nei punti chiave della Crimea e di dare inizio a colloqui diretti tra il nuovo governo ucraino e Mosca. La Russia pare abbia chiesto, tra le altre cose, una corposa rappresentanza russofona nel governo di Kiev. Posizioni distanti.

Distanza che si percepisce anche dalle parole del comunicato del Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che ha parlato della necessità di rivedere interamente la cooperazione NATO-Russia. Se ne parlerà ad aprile, all’incontro tra i Ministri degli Esteri della NATO.

Non preoccupano Mosca, invece, le azioni immediate annunciate da Rasmussen in risposta alle “continue violazioni della sovranità ucraina perpetrate da Mosca”: sospesa la partecipazione della Russia alle operazioni per lo smaltimento delle armi chimiche siriane, stop a tutti gli incontri a livello staff tra NATO e Russia. Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato nuove attività congiunte di addestramento aereo con la Polonia e una maggiore partecipazione alle attività NATO nel Baltico, con l’invio di altri 6 velivoli F15.

Troppo poco per spaventare Mosca. Troppo poco per chiamarla “deterrenza”, la parola magica che teneva in equilibrio il vecchio mondo bipolare. Infatti la Russia dimostra di aver ben poca paura. Ieri sembra aver rafforzato la sua posizione in Crimea, assumendo il controllo di due postazioni missilistiche ucraine. Secondo Lavrov, la presenza russa nella penisola è legittima in quanto invocata da Yanukovich, ritenuto l’unico legittimo Presidente dell’Ucraina. Non funziona come deterrente la prudente risposta della NATO, né può intimorire Mosca la decisione ucraina di mobilitare le forze armate, tanto meno la timidissima risposta dell’UE.

L’Europa ha annunciato l’intenzione di garantire sostegno finanziario al nuovo corso di Kiev. Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha annunciato che l’UE offrirà all’Ucraina 11 miliardi di euro in 2 anni. Kiev ne chiedeva però 35 per scongiurare la bancarotta. UE protagonista anche di un retroscena legato alla diffusione su internet di una telefonata tra Catherine Ashton e il Ministro degli Esteri estone Urmas Paet del 26 febbraio. Quest’ultimo – che ha confermato l’autenticità del documento – informava Ashton della “sempre più diffusa convinzione”, in Ucraina, che Yanukovich fosse estraneo alla decisione di aprire il fuoco sui manifestanti.

A far notizia è comunque la totale assenza di passi avanti dal punto di vista diplomatico. Sembra mancare, in generale, da parte dell’Occidente, una proposta seria sul futuro dell’Ucraina. Non è percorribile la via della deterrenza: Mosca conosce le debolezze dell’UE, l’impossibilità che l’Ucraina possa rappresentare una minaccia militare credibile (il governo ucraino non può essere certo di un appoggio militare incondizionato) e sa bene che, da anni, gli Stati Uniti che non vedono più la regione come una priorità strategica.

L’unica strada possibile è quella del dialogo. Occorre discutere di soluzioni di compromesso che riguardino lo status della Crimea e magari delle altre zone che Mosca sta ponendo sotto il suo controllo, rafforzando di giorno in giorno la propria posizione. Un dialogo che comporti anche rinunce scomode. Mosca difficilmente rinuncerà ai suoi interessi in Crimea, anche alla luce della posizione di forza raggiunta. Potrebbe invece rinunciare a qualcosa, nel nome di quella stabilità che fa comodo non solo a chi compra idrocarburi, ma anche a chi li vende. Ma serve una proposta. Unico modo per evitare che il ritardo, l’assenza di posizioni nette e la timidezza, assumano semplicemente il volto di un silenzio assenso.

Immagine dal quartier generale della NATO a Bruxelles, febbraio 2014 (© NATO) 

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

Check Also

Trump

Le promesse di Trump complicano le relazioni fra UE e Stati Uniti

di Luigi Pellecchia Con la presidenza Trump, i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *