18comix

Ucraina: Yanukovich è scappato, ora la democrazia. Per tutti.

La folla invade la residenza dell’ex Presidente. Un allevamento di pavoni, una collezione di macchine d’epoca, persino un WC d’oro: girovagando tra i viali della ricca villa alle porte di Kiev, il popolo sembra finalmente sazio di violenza. Yanukovich è scappato, mentre la Rada Suprema – Parlamento ucraino – l’ha rimosso dalle sue funzioni con 328 voti favorevoli. Il popolo di Maidan, che ha infine avuto la testa del dittatore, festeggia il giorno della liberazione: è la nuova rivoluzione dell’Ucraina che, se non è arancione, questa volta potrebbe essere blu a stelle dorate.

A nulla è servito l’accordo che il contestato Presidente ucraino era finalmente riuscito a firmare con l’opposizione, accordo che prevedeva le elezioni entro la fine dell’anno, la costituzione di un governo di unità nazionale entro dieci giorni, il ritorno alla Costituzione del 2004 e persino la depenalizzazione del reato di abuso di potere, fatto che avrebbe aperto le porte alla scarcerazione della acerrima nemica Yulia Timoshenko.

L’intesa, siglata grazie alla mediazione dei tre Ministri europei di Francia, Germania e Polonia, senza, invece, il sostegno del Ministro russo Lavrov, ha solo accelerato il corso inarrestabile degli eventi guidati dalla forza cieca di un popolo sceso in piazza per reclamare non semplicemente un accordo con l’Unione Europea, ma i propri diritti. Quei diritti della cui violazione è stato accusato proprio l’ex Presidente Yanukovich dalla Rada, accusa in seguito alla quale è stato così destituito dal suo incarico. L’omone di due metri che fino a ieri incontrava i leader europei alla ricerca di un compromesso si è dissolto velocemente: scappato a Kharkiv, città orientale dell’Ucraina di nette tendenze filorusse.

Voci non confermate sostengono che abbia pure tentato di volare in Russia, dall’amico Vladimir Putin. Il Financial Times sostiene che fonti ufficiali russe paventino persino una possibile azione di Mosca in Crimea, in difesa della popolazione a prevalenza russa (circa il 60%) e soprattutto della flotta russa del Mar Nero di stanza a Sebastopoli. Giochi geopolitici che si ripetono, ripercorrendo le antiche guerre dell’impero degli zar per arrivare sino al recente scontro con la Georgia del 2008. Di certo, però, Mr. Putin non ha gradito le ultime evoluzioni della situazione a Kiev: l’ha detto al suo omologo americano e l’ha ripetuto anche ai leader europei, auspicando che proprio la “troika europea” riesca a mediare con l’opposizione, più esattamente ad “esercitare la propria influenza” sui leader di Piazza Maidan affinché, anche loro, rispettino gli impegni presi.

Dal suo rifugio a Kharkiv, l’ex Presidente Yanukovich ha trasmesso un comunicato al suo popolo accusando l’opposizione di aver compiuto un colpo di Stato. Non accetta la risoluzione del Parlamento: parla di vandalismo, si ripromette di fare tutto quello che potrà per salvare il proprio Paese ed il proprio popolo da coloro che vogliono solo “intimidire”. “Non so ancora come ma lo farò (…). Nel frattempo vado nel sud-est del paese che è più sicuro (…). E continuerò a incontrare la gente. Prima di tutto, voglio trovare una risposta a cosa faremo in futuro nel nostro Paese, quale sentiero imboccheremo”.

Il Presidente paragona gli eventi ucraini alla presa di potere dei nazisti in Germania, ma conclude positivamente: “siamo sopravvissuti al 2004-2005” (la ormai celebre “rivoluzione arancione”). Come a dire: “sopravviveremo anche a questo”. Perché la nazione sopravviva, però, qualcuno deve essere sacrificato: è il capro espiatorio che permette alla comunità di rinascere. E che sia il vero colpevole o lo sfortunato capro questa sorte spetta a Yanukovich.

Nel frattempo, Presidente ad interim è stato nominato Oleksandr Turkynov, braccio destro di Yulia Timoshenko, così come anche il Ministro dell’Interno è stato sostituito da un fedelissimo dell’ex presidentessa ucraina. Nel frattempo, la Giovanna d’Arco dell’Ucraina, liberata dopo due anni e mezzo di carcere, si è precipitata in piazza, quella piazza di cui è stata l’animatrice, assente fisicamente, eppure più presente nei cuori dei manifestanti. Alcune voci hanno parlato di una possibile candidatura della Timoshenko alle elezioni che sono state già fissate per il 25 maggio. In queste ore, tuttavia, le notizie sono le più varie e spesso inattendibili. La Timoshenko si affretta a smentire.

Nell’immagine, bandiere ucraine a St. Michael’s Square (© Ivan Bandura, www.flickr.com).

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

2 comments

  1. Innanzitutto chiamare Yanukovich dittatore è ridicolo: è stato eletto democraticamente nel 2010, in elezioni considerate pienamente regolari da parte di tutti gli osservatori internazionali. Parlare delle altre inesattezze e dimenticanze del testo sarebbe un’opera lunga, tediosa e che dubito servirebbe a far riflettere l’autrice, per cui mi fermo qui.

  2. Giuseppe F. Passanante

    Io andrei più cauto con certe celebrazioni. In Egitto Mubarak è stato deposto tre anni fa, ma la democrazia è ancora lontana. Anche guardando molto più vicino all’Ucraina, nel 1989 si pensava che la storia fosse finita e che la democrazia si sarebbe velocemente imposta in tutto il mondo a partire dall’Europa dell’Est, invece in Slovacchia salì al potere Mečiar e in Romania Iliescu. Il passaggio alla democrazia può essere lungo e difficile. Per non parlare di Paesi come Bielorussia, Azerbaijan, Kazakhstan o Turkmenistan, dove la transizione non ha mai avuto luogo.
    Inoltre, a mio avviso il capro espiatorio serve più che altro a permettere a chi lo ha sostenuto fino all’altro giorno di potersi riciclare nel sistema politico che verrà creato. Fu così in Bulgaria nel 1989 quando l’allora ministro degli esteri Mladenov, su ordine del Cremlino, depose Todor Živkov e attribuì tutti i crimini del regime alla sua persona nel tentativo di far restare a galla il Partito Comunista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *