martedì , 14 agosto 2018
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Federica Mogherini © Council of the European Union, 2015

UE-Africa: in Libia l’UE sostiene i negoziati

Stabilità: questa la parola d’ordine per le relazioni UE-Africa che emerge ancora una volta dal Consiglio Affari Esteri svoltosi lunedì. Come ha sottolineato l’Alto Rappresentante Federica Mogherini “la stabilità africana è anche stabilità europea”. L’UE torna dunque a ribadire il proprio impegno per il mantenimento della sicurezza in Africa (si parla in questo caso di securitizzazione delle relazioni fra i due continenti) per garantire la stabilità, anche delle frontiere europee. Sempre nella convinzione che la stabilità sia precondizione necessaria anche per lo sviluppo economico: l’UE rimane infatti il primo donatore al mondo.

La crisi in Libia

Stabilità, sicurezza, tutela delle frontiere europee: nessuna crisi africana mette oggi in crisi questi obiettivi della politica europea quanto quella in Libia. Il Consiglio si è espresso a favore di una soluzione politica dello scontro fra i due governi oggi presenti in Libia, quello di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello insediatosi a Tripoli, con l’obiettivo di creare un fronte nazionale contro la principale minaccia per il Paese, individuata nelle milizie che hanno prestato fedeltà all’ISIS. Per questo motivo, l’UE si impegna a favorire i negoziati che si stanno svolgendo a Rabat sotto l’auspicio dell’ONU e richiama i partner regionali (Egitto ed Algeria su tutti) a favorire la riconciliazione fra le parti.

Se si dovesse a raggiungere un accordo, l’UE è pronta a sostenere la Libia in azioni anti terrorismo, nel rafforzamento del controllo delle frontiere, nella lotta contro il traffico di armi ed esseri umani e per evitare l’arrivo in Libia di foreign fighters. Tutto questo senza dimenticare l’aiuto umanitario che già oggi l’UE e i suoi Stati membri si sono già impegnati a fornire, chiedendo però a governi e attori sul campo di permettere l’operato dei cooperanti e di rispettare i diritti umani della popolazione libica.

Il rafforzamento delle missioni UE in Africa

Più a sud della Libia, l’UE si impegna a fornire continua assistenza e sostegno finanziario a una serie di Paesi piegati da conflitti interni e fenomeni terroristici, come Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia. Riguardo la situazione in Mali, il CAE ha condannato i recenti attacchi terroristici a Bamako, Kidal e Gao.

Nel frattempo, il 1 marzo il governo e alcuni gruppi ribelli del Nord del Paese (l’Azawad) hanno siglato un accordo di pace ad Algeri, che prevede la creazione di assemblee regionali e una maggiore rappresentanza delle popolazioni settentrionali, per lo più Tuareg, nelle istituzioni nazionali. L’UE accoglie con favore l’accordo, premendo però perché tutte le parti in causa lo firmino al più presto: uno dei gruppi ribelli più importanti, il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, aveva infatti chiesto più tempo per consultare la popolazione. Nel Paese rimangono comunque le missioni europee lanciate dopo la crisi del 2013: EUTM Mali e EUCAP Sahel Mali.

Allo stesso modo, la missione EUTM Somalia è stata rinnovata fino al 31 dicembre 2016. Si tratta di una missione di addestramento delle forze armate somale, per aiutarle ad affrontare con sempre maggiore autonomia le minacce alla sicurezza nel Paese: dal 2010 sono stati addestrati 5.000 uomini. Scopo dell’estensione è quello di passare gradualmente all’addestramento delle unità di formazione delle forze somale, così che queste siano sempre più autosufficienti.

In Repubblica Centrafricana, la missione EUMAM RCA ha invece come obiettivo la riforma delle forze di sicurezza, che devono diventare una forza “professionale, controllata democraticamente e rappresentativa dal punto di vista etnico”. Solo delle forze di sicurezza inclusive possono ristabilire un minimo di fiducia fra lo Stato e gruppi che si sentono esclusi.

Non solo sicurezza

In tutti questi Paesi comunque l’UE non guarda solo alla sicurezza, ma ribadisce i suoi impegni finanziari per lo sviluppo e l’aiuto umanitario, come i 360 milioni di euro stanziati dal 2013 nella Repubblica Centrafricana. Lo stesso CAE ha ad esempio espresso preoccupazione per il fatto che le cifre previste per l’intervento a supporto dei Paesi colpiti dall’epidemia di Ebola (1.3 miliardi di euro) non siano state ancora del tutto stanziate.

Il CAE è dunque tornato a concentrarsi su un teatro, quello africano, dove forse l’UE può ancora fare una differenza: creare stabilità per favorire pace e sviluppo e rendere più sicura quella che ancora troppi, anche in Europa, considerano solo una periferia europea.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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