martedì , 14 agosto 2018
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UE-Bosnia Erzegovina: ottimismo dal Dialogo sul Processo di Adesione

Si è svolto il 1 ottobre a Bruxelles il terzo incontro tra i leader istituzionali e politici bosniaci e i rappresentanti dell’Unione Europea nella cornice dell’High Level Dialogue on Accession Process (HLDAP) L’incontro ha offerto l’occasione per discutere delle prospettive europee della Bosnia-Erzegovina e per  cercare di superare lo stallo in cui è incappato il processo di adesione. Riconosciuta dall’Unione come potenziale candidato nel 2003, la Bosnia aveva fatto segnare lenti ma continui progressi, bruscamente interrotti nel 2011 a causa di problemi giudiziari e amministrativi tra il Paese e l’UE. L’approccio della leadership bosniaca su questioni fondamentali per poter aderire all’Unione è ancora oggi alla base dello stallo del suo percorso europeo.

La direttrice  dell’Ufficio per l’integrazione europea della Bosnia-Erzegovina, Nevenka Savic, ha spiegato che il Dialogo di alto livello UE-Bosnia rappresenta «una specie di meccanismo di dialogo che l’Unione Europea ha introdotto lo scorso giugno con l’intenzione di spiegare quali sono le condizioni richieste per l’adesione europea». Il Commissario europeo all’allargamento, Štefan Füle, ha invece affrontato direttamente la tormentata questione riguardante la cosiddetta sentenza “Sejdic-Finci”, uno dei nodi da sciogliere affinché la Bosnia possa iniziare i negoziati di adesione all’UE.

La sentenza del 2009, emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è scaturita dopo il ricorso sollevato da Jakob Finci, rappresentante della comunità ebraica di Sarajevo, e Dervo Sejdic, rappresentante della comunità rom. Motivo di contrasti è la Costituzione bosniaca: riconosce e garantisce solo ai membri dei tre popoli “costituenti” – bosniaci, croato-bosniaci e serbo-bosniaci – il diritto di essere eletti alla Presidenza collegiale del Paese e alla Camera del Popolo, mentre un simile diritto viene disconosciuto ai membri delle altre minoranze presenti nel Paese.

L’Unione Europea ha più di una volta sottolineato la necessità di un’armonizzazione del testo costituzionale bosniaco con la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, consentendo alle minoranze presenti sul territorio nazionale di candidarsi per entrare nelle istituzioni. Prima di partire per Bruxelles l’Ambasciatore Peter Sorenson, Capo della Delegazione dell’Unione Europea in Bosnia-Erzegovina, ha rilasciato una dichiarazione nella quale riconosceva che i tempi per l’adesione della Bosnia all’UE si sono dilatati troppo. A suo avviso, la Bosnia sta facendo passi da gigante. Lo stesso Commissario Füle ha dichiarato, a margine del dialogo con i rappresentanti bosniaci, che si è trattato di «un incontro produttivo in cui tutti i partecipanti hanno lavorato seriamente e contribuito a trovare punti d’incontro».

L’ottimismo emerso durante i lavori dell’HLDAP non cancella però le aspettative dell’UE. È auspicabile che i leader bosniaci, nel cercare le soluzioni ai problemi che bloccano l’ingresso del loro Paese nell’Unione, scelgano quelle che meglio si conformano ai principi e agli standard europei. Se non viene registrato alcun progresso in questa direzione, non si esclude la possibilità che vengano comminate sanzioni ai leder bosniaci.  La sessione del Dialogo non si è però ancora conclusa. Il 10 ottobre riprenderà ancora a Bruxelles, sotto l’egida di Füle, sperando che qualche nuova soluzione possa emergere anche in quella data.

In foto il tavolo del terzo round del Dialogo di Alto Livello sul Processo di Adesione, svolto a Bruxelles lo scorso 1 ottobre (Foto: European Commission). 

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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