martedì , 14 agosto 2018
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UE-Cina: un rapporto ancora in divenire

Il professor Guido Samarani, docente di Storia e Istituzioni dell’Asia Orientale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel suo ultimo libro “Cina, ventunesimo secolo” scrive come la Cina non sia un “Paese normale”, ma è come se racchiudesse, in un’unica realtà, il primo, il secondo e il terzo mondo. Ed è per questo che non risulta semplice interpretare la decisione del Comitato centrale comunista cinese di ammorbidire la politica sulle nascite, permettendo di avere due figli alle famiglie in cui uno dei genitori è figlio unico, o di abolire il sistema di rieducazione attraverso il lavoro.

Sono solo dei piccoli passi in avanti, ma la direzione sembra essere quella giusta, soprattutto dopo le incessanti pressioni della comunità internazionale che sperava, già con le passate Olimpiadi di Pechino, di vincere con la Cina la competizione più dura, quella legata ai diritti umani. Tiziano Terzani nel suo libro “La porta proibita”, titola un capitolo “Il miglior bambino è un bambino morto” e racconta come una giovane vedova, per aggirare la politica di controllo delle nascite, uccida i suoi due bambini in modo da potersi risposare e ri-ottenere il diritto al “primo” figlio col nuovo marito. 

La ratio dietro a questa assurda politica si basava sul fatto che se le nascite fossero continuate con più di due figli per nucleo familiare, la Cina si sarebbe trovata nel XXII secolo a sfamare oltre 3 miliardi di abitanti, con l’inevitabile rischio di un tracollo dell’economiaContrariamente a quanto si possa pensare, non fu Mao Tse-tung l’artefice di questo diktat anzi, risulta sua la famosa frase “Più gente vuol dire più idee, più entusiasmo, più energie”. La norma fu introdotta dal Partito Comunista cinese dopo la sua morte, nei primissimi anni ’80.

Con le riforme dei giorni nostri il governo di Pechino punta ad ottenere maggiori concessioni nel settore commerciale, barattandole con lente e mirate conquiste nel campo dei diritti umani. Nel commercio troviamo infatti un’altra Cina, quella impegnata nell’accordo di libero scambio con i Paesi europei. Già da mesi l’UE si è espressa favorevolmente su tutte le azioni atte a consolidare e migliorare le relazioni economiche tra Bruxelles e Pechino.

In particolare, in questi giorni, la stampa internazionale sottolinea come nel 2012 la Cina sia diventata la seconda economia mondiale per dimensioni e la prima sul fronte delle esportazioni, rappresentando quasi il 12% del commercio mondiale di beni. L’UE scambia con il governo di Pechino, beni e servizi per quasi 1 miliardo di dollari al giorno, oltre 100 volte di più che 35 anni fa. Ma per le aziende del vecchio continente non è ancor semplice fare affari con la Cina, per via dei severi vincoli che prevedono, ad esempio, l’obbligo di costituire joint ventures con aziende locali e di trasferire know-how e tecnologie.

Dalla sua adesione al WTO (Organizzazione mondiale del commercio), la Cina è diventata uno dei mercati di esportazione in più rapida crescita per l’Europa, di fatto premiando quella global governance sempre più presente nel governo delle nazioni e nei rapporti internazionali, come afferma anche Sabino Cassese nel suo ultimo saggio “Chi governa il mondo?”. Ad oggi il deficit commerciale europeo con la Cina supera i 145 miliardi di dollari malgrado il paese asiatico rappresenti solo il 2% degli investimenti europei complessivi all’estero. Come anche quelli cinesi in UE rappresentano un’ulteriore piccola fetta, solo il 2,2% del totale degli investimenti diretti esteri. In sintesi ci sono ancora interessanti margini di interscambio, che però necessitano di una regolamentazione che tenga conto anche delle condizioni dei lavoratori cinesi.

Fra l’altro, proprio quest’anno a dicembre si celebrano i 120 anni dalla nascita del “Grande Timoniere” che con lungimiranza aveva dichiarato allo scrittore e giornalista Edgar Snow “Quando la Cina avrà ottenuto la sua indipendenza, i legittimi interessi del commercio straniero avranno maggiori prospettive che nel passato. La capacità produttiva e di consumo di 450 milioni di uomini non può rimanere di esclusivo interesse cinese ma, al contrario, impegnerà molte nazioni. I miei connazionali, quando saranno realmente indipendenti, liberi di sviluppare le loro latenti possibilità produttive in ogni campo dell’attività creativa, potranno contribuire al miglioramento dell’economia e del livello culturale di tutto il mondo”. Il libro è “Red Star over China” e fu scritto nel lontano 1938…

Nell’immagine, uno scorcio della Grande Muraglia, simbolo indiscusso della Cina (© SmokingPermitted – Flickr).

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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