mercoledì , 21 febbraio 2018
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UE e Italia: il livello di attenzione su Siria e Sahel non deve calare

Su iniziativa del Consiglio di Sicurezza dell’ONU lunedì 3 febbraio si è tenuto un incontro del Gruppo di Alto Livello per le sfide umanitarie in Siria. Tale gruppo, creato sempre su iniziativa delle Nazioni Unite nell’ottobre del 2013, vede tra i suoi membri, oltre all’UE, 30 Paesi che hanno contatti con le parti in conflitto in Siria. L’incontro, tenutosi presso il Ministero degli Affari Esteri italiano a Roma, ha visto la partecipazione di 19 Paesi e dell’UE, rappresentata dal Commissario Europeo per gli aiuti umanitari, Kristalina Georgieva.

Sebbene se ne parli sempre meno, il conflitto in Siria continua e la situazione è grave. È stata la padrona di casa, Emma Bonino, a dichiarare che ciò che sta avvenendo nel Paese non è tollerabile. La numero uno della Farnesina ha invocato la necessità di proteggere i civili e di sospendere i bombardamenti sui punti di raccolta dei generi di prima necessità, sulle scuole e sugli ospedali. Lo scopo del meeting era la richiesta alle parti belligeranti di dare immediato accesso agli assistenti umanitari, che hanno già provveduto a raccogliere cibo, acqua e medicine per i milioni di cittadini siriani che ne hanno urgente bisogno.

Emma Bonino, al fianco del Vicesegretario dell’ONU, Valerie Amos, e della Georgieva, ha cercato insieme agli altri partecipanti di trovare “soluzioni pratiche, anche se limitate” per i circa 7, dei 9,3 milioni di siriani, difficilmente raggiungibili dagli aiuti. Il problema di fondo è che gli aiuti sono al confine, disponibili già da tempo, ma le parti hanno finora ignorato le richieste della comunità Internazionale, aggravando la situazione di coloro che rimangono ostaggio di una guerra che ha già causato 130.000 morti. La Georgieva ha dichiarato a proposito: “solo l’UE ha raccolto 3,5 miliardi di dollari ma, se questi non vengono adoperati, l’impegno di tutti i donatori sarà vano”.

A Roma sono quindi stati approvati una serie di interventi volti ad alleviare le condizioni di vita delle comunità civili assediate, demilitarizzare scuole e ospedali e stanziare nuovi fondi a sostegno della popolazione siriana. Gli undici interventi però, potranno essere attuati solo qualora i belligeranti accettino il piano di intervento della comunità internazionale. Inoltre, prima ancora ancora che il piano abbia il via, dovrà essere rivisto dal CdS, malgrado, come dichiarato dalla Bonino, “il dialogo politico è separato dall’emergenza umanitaria”.

L’emergenza tocca anche i Paesi confinanti che, ormai da tempo, devono fronteggiare l’afflusso di circa 2,3 milioni di profughi con le proprie, insufficienti, risorse. Soprattutto in Giordania, Turchia e Libano il numero di rifugiati tocca punte, come in Libano, del 25% in rapporto alla popolazione locale. “È come se in Italia arrivassero 15 milioni di profughi”, ha spiegato la Bonino. L’Italia ha contribuito ai 3,5 miliardi di dollari complessivi stanziati dall’Unione Europea con circa 15,4 milioni di euro. Altri 11,2 milioni sono stati invece impiegati su base bilaterale per interventi a favore della popolazione sfollata in Siria e per sostenere gli sforzi dei Paesi limitrofi come Giordania, Libano, Turchia ed Iraq.

Nel quadro di un piano di intervento europeo, la Cooperazione Italiana ha attuato operazioni di primo soccorso, assistenza alimentare e nutrizionale, assistenza psico-sociale, sminamento umanitario, coordinamento umanitario, operazioni multi-settoriali e nel campo della salute e dell’agricoltura. Ma il sostegno umanitario europeo nelle zone di crisi non si ferma alla Siria. Infatti, sempre da Roma, la Georgieva ha annunciato un piano straordinario di aiuti per 142 milioni di euro a sostegno del Sahel, volto a limitare gli effetti della crisi agricola del 2013. Circa tre milioni di persone, nel Sahel, necessitano urgentemente di cibo, compresi 800.000 cittadini nel nord del Mali, mentre altri venti milioni di individui non sono sicuri di averne a sufficienza. Dobbiamo agire”, le parole del Commissario.

L’UE è attiva nel Sahel anche nella lotta alle attività terroristiche connesse ad al-Qaeda che, unitamente al conflitto in Libia, hanno aumentato in maniera esponenziale l’insicurezza nella regione. Insicurezza che può avere ripercussioni sull’intero sistema internazionale ed in particolare sull’Europa. Per questo l’UE, nel 2012, ha adottato una Strategia per la Sicurezza e lo Sviluppo nel Sahel. In tale strategia si possono contestualizzare i due interventi europei nella zona, avviati nel quadro della PSDC: Eucap Sahel-Niger e EUTM Mali. 

Nell’immagine, un momento dell’incontro del 3 febbraio (photo: European Commission).

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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