lunedì , 19 febbraio 2018
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UE e Russia: una partnership obbligata

Il 19 febbraio si è tenuto a Bruxelles un vertice bilaterale tra l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, e il Ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, nel quadro del consueto Dialogo Politico tra UE e Federazione Russa. Il colloquio tra i due rappresentanti si è svolto all’indomani di un altro importante incontro, nell’ambito della cosiddetta Northern Dimension, iniziativa analoga alla Politica Europea di Vicinato e volta a rafforzare il dialogo e la cooperazione con i Paesi baltici e nordeuropei.

Al centro delle relazioni tra UE e Russia giacciono  importanti interessi da ambo le parti.  Federazione Russa e UE rappresentano l’uno per l’altro rispettivamente il primo ed il terzo partner commerciale. La Russia garantisce un terzo delle importazioni europee di petrolio e quasi il 40% di quelle di gas naturale, mentre acquista dai Ventisette soprattutto prodotti industriali e agricoli. Inoltre, si stima che gli Stati membri dell’Unione combinati costituiscano la base di partenza di circa il 75% degli investimenti diretti esteri in territorio russo (dati Commissione Europea).

La collaborazione tra i due attori si articola in quattro “spazi comuni” , previsti dall’Accordo di Partnership e Cooperazione del 1997: uno spazio economico e di libero commercio (favorito anche dal recente ingresso di Mosca nel WTO); uno spazio di sicurezza, libertà e giustizia; uno di sicurezza esterna, volto a migliorare la capacità di gestione delle crisi e delle minacce internazionali; uno di ricerca, educazione e cultura. Nonostante una cornice istituzionale apparentemente articolata, la realtà è ben diversa: le distanze rimangono numerose e marcate, soprattutto per i differenti retaggi politico-culturali. Ultimo motivo di attrito in ordine di tempo è stata l’adozione da parte della Duma (la camera bassa russa) di un provvedimento legislativo che ha introdotto il reato di “propaganda omosessuale nei confronti di minore” , che ha per l’ennesima volta evidenziato le tendenze illiberali del governo russo, in contrasto con i valori occidentali. Il fatto era stato commentato dalla Ashton attraverso una nota risalente al 30 gennaio scorso, dove si esprimeva “preoccupazione per la potenziale discriminazione della comunità LGBT (lesbo, gay bisexual, transexual- ndr) e la limitazione della loro libertà di pensiero e espressione”.

Consci probabilmente di tali divergenze e, al contempo, della necessità di procedere nella cooperazione per  affrontare con successo le sfide odierne, durante il bilaterale del 19 febbraio le due parti si sono concentrate sulle questioni internazionali più pressanti:  in particolare, il tema cardine della discussione è stato il Medio Oriente, nelle sue problematiche “classiche” come la questione palestinese e quella iraniana, e quelle più recenti , rappresentate da alcuni degli sviluppi delle “primavere arabe” del 2011.

Riguardo la situazione siriana, ad esempio, è stato ribadito il pieno supporto  all’instaurazione di un percorso di dialogo tra le parti in conflitto, portato avanti attraverso i tentativi di mediazione dell’inviato delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi, anche a seguito delle recenti aperture del leader dell’opposizione Moaz Al Khatib. Tuttavia, i toni della dichiarazione in realtà paiono riflettere le difficoltà nel trovare una soluzione condivisa ad un conflitto civile che si sta consumando ormai da due anni: Mosca, strenua paladina della sovranità e del principio di non ingerenza negli affari interni, pochi giorni fa aveva ribadito, per voce dello stesso Lavrov, la totale contrarietà di Bashar al-Assad a lasciare il potere. Bruxelles dal canto suo, nel Consiglio Affari Esteri di lunedì,  ha rinnovato per un trimestre le sanzioni a Damasco, pur adottando misure “non letali” incentrate “sulla protezione e l’assistenza tecnica dei civili”.

In seguito, i due rappresentanti  si sono espressi a proposito del prossimo round di negoziati sulla questione nucleare iraniana, previsto in Kazakistan per il 26 febbraio: si è sollecitato Teheran a mantenere un “atteggiamento collaborativo, volto al raggiungimento di una soluzione e all’ottemperanza ai propri obblighi internazionali”. Per quanto concerne la questione palestinese, ci si è limitati a evidenziare la necessità di una ripresa del dialogo tra le parti, attraverso il supporto della comunità internazionale e in particolare del quartetto (UE, USA, Russia, ONU).

Le ultime (scarne) righe del comunicato di chiusura del vertice riportano un breve accenno alle relazioni bilaterali tra i due attori, in particolare a proposito del lungo processo di negoziazione (intrapreso nel 2008) di un accordo di partnership che vada a sostituire quello attuale, e alle questioni regionali, allo stesso modo particolarmente spinose, dato che tra esse va annoverata la sempre tesa gestione dei rapporti russi con la Georgia. Gli scarsi riferimenti nello statement a questi temi, probabilmente tralasciati in favore di questioni più attuali, tradiscono l’implicita centralità di tali questioni, troppo importanti per essere approfondite nel ristretto spazio di un incontro bilaterale.

L' Autore - Giorgio Cammareri

Classe 1990, sono laureato in Studi Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione all'Università degli Studi di Torino. Membro del Movimento Studentesco per l'Organizzazione Internazionale (M.S.O.I. Torino) e collaboratore presso il sito di informazione Quattrogatti.info, attualmente frequento il primo anno del corso di laurea magistrale in Scienze Internazionali all'Università di Torino.

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