lunedì , 19 febbraio 2018
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UE-Russia: il peso sottovalutato dei Paesi dell’Est

Molti euroscettici affermano che nell’UE le decisioni che contano, soprattutto in ambito di politica estera, vengono prese a Berlino, Parigi e Londra. Ovviamente non si può negare il fatto che alcuni Paesi “pesino” più degli altri: da un certo punto di vista è anche giusto. Se infatti tutti gli Stati sono uguali, sono uguali anche tutti i cittadini e quindi non sarebbe giusto che mezzo milione di lussemburghesi avessero la stessa voce di ottanta milioni di tedeschi. Tuttavia ritenere che in fin dei conti siano solo i grandi e vecchi Paesi membri a comandare è una semplificazione e nell’ultimo decennio se ne sono viste le prove.

Nel periodo che va dalla perestrojka al primo mandato di Putin si era registrato un netto miglioramento dei rapporti tra Russia e Occidente, ma restavano diversi punti di attrito, soprattutto con Stati Uniti e NATO. L’Unione Europea, invece, rappresentava per il Cremlino il volto accettabile dell’Occidente: basti pensare alla tradizione di buoni rapporti bilaterali della Russia con Francia, Italia e Germania.

Nel 2004 e nel 2007 invece sono entrati nell’UE Paesi che hanno avuto una rapporti storici traumatici con la Russia. Si pensi ai carri armati che invadevano prima Budapest e poi Praga o al Patto Molotov-Ribbentrop che spartiva Polonia e repubbliche Baltiche. Nel caso della Polonia e della Lituania la rivalità con la Russia dura da almeno mezzo millennio. Inoltre, questi Paesi hanno un legame fortissimo con zone rimaste fino ad allora relegate nella periferia dell’Europa. La Polonia-Lituania del XVI secolo includeva i territori di Bielorussia e Ucraina, così come importanti erano i legami della Romania con la Moldavia.

Andando ancor più lontano anche il Caucaso Meridionale ha risentito di un allargamento in due fasi. Con l’entrata di Bulgaria e Romania, l’UE si affacciava sul Mar Nero. Inoltre, la Polonia ha avuto un legame molto forte anche con la Georgia: il primo movimento nazionale georgiano fu influenzato dai prigionieri polacchi deportati in Georgia dalle autorità zariste. La Repubblica Democratica Georgiana nella sua breve vita ebbe l’appoggio della rinata Polonia.

Questo background storico-culturale ci ha messo solo qualche mese a condizionare la politica estera dell’UE. Già a novembre 2004 a Kiev sventolavano per la prima volta bandiere europee e i Ministri degli Esteri polacco e lituano prendevano l’iniziativa, proponendosi come mediatori a nome dell’UE. Putin considerò questo episodio come un’ingerenza nel “giardino di casa” e l’episodio fu lo spartiacque delle relazioni fra UE-Russia.

I nuovi membri ebbero anche un ruolo di spicco per la creazione della Politica Europea di Vicinato. Non furono solo Germania e Svezia, ma anche Paesi come Repubblica Ceca, Polonia e Lituania a premere affinché il progetto che Sarkozy aveva in mente per il Mediterraneo venisse esteso anche allo spazio post sovietico. Se da un lato la PEV non include la possibilità di una futura adesione, come aspirerebbero alcuni dei nuovi membri dell’UE, non la nega neanche e, guardando al passato, si nota come il processo di avvicinamento che caratterizza la PEV è simile e a tratti ancor più intenso di quello che hanno compiuto i nuovi membri per entrare nell’UE. 

Negli ultimi dieci anni l’Europa è stata divisa sulla politica da adottare nei confronti della Russia. Dal punto di vista energetico nel 2006 la Germania si accordò con la Russia per il gasdotto Nord Stream, che l’allora Ministro della Difesa polacco Sikorski definì “gasdotto Molotov-Ribbentropp”. Oggi invece ci si sta muovendo verso la creazione di un mercato comune dell’energia, grazie anche alle spinte dei nuovi membri: si vedano l’enfasi posta dalla Lituania nel programma della presidenza del Consiglio o alla recente proposta del premier polacco Tusk .

In questi giorni si assiste infine a una fase molto delicata nella quale i nostri vicini stanno prendendo decisioni che avranno effetti nei decenni a venire. Comunque andranno le cose, i Paesi entrati nell’UE dieci anni fa e nel 2007 hanno un ruolo cruciale nella politica dell’UE verso questa regione. E’ del tutto lecito criticare l’UE e aspirare a riformarla in senso democratico e federalista, ma le critiche devono essere il frutto di un’attenta analisi dei fatti, non di frasi fatte che spesso non riflettono la realtà.

Nell’immagine, Budapest (© Moyan Brenn, 2012, www.flickr.com)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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