sabato , 24 febbraio 2018
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UE-Russia: una collaborazione più che possibile, auspicabile

Europa e Federazione Russa hanno in comune più di quanto si creda. Non solo perché Mosca fu definita (dopo la conquista turca di Costantinopoli), dalla tradizione zarista, la “Terza Roma”, erede diretta della Roma imperiale. E nemmeno per la straordinario contributo russo nelle arti, nelle scienze e nella letteratura, patrimonio entrato a pieno titolo nella cultura europea. Sarebbe poi semplice tirare in ballo l’onnipresente questione energetica: Germania e Italia sono letteralmente “riscaldate” dal gas proveniente dalle steppe dell’Est e non si intravedono credibili alternative all’orizzonte.

Russia ed Europa hanno anche un problema in comune: sono delle federazioni di Stati – seppur l’Unione Europea, come noto, non sia formalmente una federazione – con tradizioni e culture molto differenziate, tanto che spesso se ne preconizza il crollo. Anche i problemi economici che si trovano ad affrontare sono simili: una crescita economica molto “diseguale” (sia dal punto di vista geografico che della distribuzione tra le diverse fasce della popolazione) e un trend demografico di declino costante – per quanto Vladimir Putin stia facendo di tutto per modificare radicalmente la situazione.

Nelle ultime settimane, in cui a causa delle note tensioni legate alla Crimea i rapporti si sono deteriorati, sarebbe bene ricordare che solo l’integrazione – e non la diffidenza reciproca – può portare vantaggi ad entrambe le parti in causa. E la cosa più saggia che l’Ue possa fare è evitare di alimentare crisi ai confini della Russia, cosa invece puntualmente accaduta a Kiev e dintorni. L’integrazione commerciale e culturale non si potrà ottenere a colpi di violazione dell’integrità territoriale altrui – come sta accadendo in Crimea – ma nemmeno cercando di far entrare l’Ucraina nella Nato, come vorrebbero alcuni esponenti dell’esecutivo “rivoluzionario” installatosi a Kiev. Una mossa sconsigliata, recentemente, anche da Henry Kissinger dalle colonne del Washington Post.

A pensarci bene infatti, gli interessi tra le due aree sono convergenti. Nel mondo di domani, fiaccate dai problemi economici e dalla demografia sfavorevole, Ue e Russia potrebbero essere i “poli sfortunati” di un mondo guidato dal dualismo Pechino-Washington. In un tale scenario, l’Europa non potrebbe fare altro che proseguire con l’attuale vassallaggio più o meno esplicito nei confronti della politica estera Made in Usa. La Russia invece, oltre che alla costruzione di un’asse più stretto con la Cina, potrebbe dedicarsi con ancor più sprone allo sviluppo del suo esercito, della cui forza in Crimea si è avuto un solo piccolo assaggio.

Si tratterebbe di certo di un esito non desiderabile: il continente euro-asiatico (comprendente lo spazio che va da Lisbona a Vladivistok) diventerebbe un enorme spazio in cui si recitano copioni dettati dalle potenze affacciate sull’Oceano Pacifico. L’irrilevanza sarebbe un rischio non remotoPer questo, anche in questi giorni di burrasca, sarebbe bene ricordare che l’unica via ragionevole da imboccare è quella di cessare subito ogni tentazione di refrain di Guerra Fredda, e riprendere il cammino di integrazione con il mercato russo che – non lo si dimentichi – è uno dei più sensibili al fascino delle esportazioni italiane e tedesche.

Un’integrazione commerciale e culturale tra Europa e Russia potrebbe essere, in prospettiva, l’unica alternativa alla decadenza della potenza americana e all’efficientismo mono-partitico della nascente potenza cinese.

Nell’immagina proteste pro-UE a Kiev, novembre 2013 (© Evgeni Feldman, Wikimedia Commons).

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. Giuseppe F. Passanante

    Io preferirei che siano gli ucraini a decidere se entrare nella NATO, non Kissinger o altre entità.
    Inoltre non capisco in che modo l’UE possa avere alimentato crisi ai confini della Russia: degli ucraini sono scesi in piazza per protestare contro degli altri ucraini.

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