mercoledì , 15 agosto 2018
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Un Consiglio Esteri attendista nella settimana di fuoco per l’Europa

Sarà una settimana molto lunga e faticosa per l’Unione Europea. Secondo alcuni Stati membri, soprattutto quelli più in difficoltà economiche, come Italia e Spagna, i prossimi 7 giorni dovranno essere quelli della svolta, in cui all’austerity dovrà essere sostituito un piano di lungo termine per porre rimedio alle gravi questioni economiche che affliggono l’UE.

Tuttavia, il mondo e la politica internazionale non rimangono fermi in attesa del Consiglio Europeo che avrà inizio giovedì. Per questa ragione, l’UE attraverso il Consiglio Affari Esteri (CAE) che si è svolto ieri in Lussemburgo, ha cercato da una parte di tirare le fila di alcune questioni che sono ormai divenute emergenza, e dall’altra di proseguire il periodico dialogo con i partner più vicini in vista di un futuro ingresso nell’Unione.

Dunque, fari accesi sulla riunione dei ministri degli Esteri, che tra le altre cose ha posto anche le basi per alcune questioni che verranno discusse del vertice europeo, che Europae seguirà con uno speciale. Presieduto dall’Alto Rappresentante Catherine Ashton, il CAE ha visto anche la presenza del Commissario EU per l’azione per il clima Connie Hedegaard, del Commissario per l’Allargamento e la politica europea di vicinato Štefan Füle, e infine anche il Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.

La prima, ha preso parte al CAE poiché si è discusso della “EU climate diplomacy”, e più specificatamente della necessità di arrivare entro il 2015 alla firma di un accordo internazionale vincolante per la protezione del clima, soprattutto contro l’aumento della temperatura globale. Infatti, storicamente, l’UE ha giocato un ruolo di “guida” della comunità internazionale in ambito climatico, con strumenti interni all’avanguardia e da esempio per altri grandi paesi in via di sviluppo (PVS) che, tuttavia, sono reticenti a ridurre l’emissione di elementi inquinanti nell’atmosfera (i famosi gas serra). Il Consiglio ha quindi auspicato di poter firmare l’accordo vincolante entro il 2015, in modo che entri in vigore entro il 2020, scongiurando l’aumento della temperatura media di oltre 2°C rispetto al livello pre-industriale (convenzionalmente datato al 1860).

La presenza di Štefan Füle, invece, è stata utile per affrontare la questione del vicinato dell’Est e di quello del Sud. Più specificatamente sono stati monitorati i progressi tra Serbia e Kosovo, già ampiamente trattati dalla nostra Rivista, ed è stata affrontata la questione dell’ingresso nell’UE della Turchia, soprattutto in riferimento a quanto sta accadendo da alcune settimane. A tal proposito, l’Alto Rappresentante Catherine Ashton ha ribadito che “the Turkey’s future lies with us”. Il futuro della Turchia dovrebbe dunque essere con l’UE, anche se il cammino sarà ancora lungo.

Inoltre, arriviamo alla presenza del Segretario Rasmussen che insieme al CAE ha discusso della situazione in Afghanistan. L’UE ha espresso preoccupazione per l’instabilità interna che ancora caratterizza parte del Paese, invitando le autorità afghane a finalizzare rapidamente i negoziati, iniziati a luglio 2012, per la firma dell’Accordo di Cooperazione per il partenariato e lo sviluppo (CAPD). Quest’ultimo porrà le basi per una cooperazione rafforzata tra Unione Europea e Afghanistan, con l’obiettivo di incrementare commercio e sicurezza interna. Inoltre, è stato confermato il prolungamento della missione di polizia europea in Afghanistan, la EUPOL Afghanistan, fino alla fine del 2014, soprattutto per assicurare che le elezioni presidenziali di aprile 2014 si svolgano regolarmente e senza gravi incidenti.

Infine, la questione che sta tenendo tutti con il fiato sospeso: la Siria. L’Alto Rappresentante ha ribadito il ruolo “umanitario” dell’UE, quantomeno per adesso. Ha ricordato che con l’aumento di ulteriori 400 milioni di euro, i 27 Stati membri forniscono un totale di 1,25 miliardi di euro in aiuti, e non ha escluso ulteriori aumenti. Tuttavia, tale ingente quantità di aiuti, di fronte a 93 mila morti e più di 1 milione mezzo di rifugiati sembrano poco più di un palliativo. A riguardo, durante il FAC è stata riaffermata la necessità di una soluzione diplomatica, da trovare durante i colloqui di Ginevra II che si terranno il 25 giugno. A tali colloqui però, sembra che non prenderanno parte né i ribelli e nemmeno il governo di Assad. Verrebbe quindi da chiedersi, di cosa potranno discutere Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite senza la partecipazione dei diretti interessati.

In conclusione, si è rivelato un Consiglio Affari Esteri abbastanza attendista, probabilmente influenzato dall’altro più importante Consiglio, quello Europeo, che avrà luogo da giovedì e che, secondo alcuni, dovrà decidere del futuro del progetto europeo stesso. Perciò, nella speranza che gli eventi della politica internazionale non prendano il sopravvento sulla lenta burocrazia europea, non resta che attenderne gli esiti.

In foto, Catherine Ashton all’arrivo in conferenza stampa (Foto: European Council)

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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