sabato , 24 febbraio 2018
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Una “normalizzazione” delle relazioni fra Serbia e Kosovo: illusione o realtà possibile ?

Si è concluso ieri il settimo round di trattative fra il Primo Ministro serbo Ivica Dačić, il Primo Ministro kosovaro Hashim Thaci e l’Alto Rappresentante per l’UE Catherine Ashton. Dopo 12 ore di incessanti colloqui l’incontro si è risolto con un nulla di fatto: il tanto agognato accordo fra Belgrado e Pristina per la normalizzazione delle relazioni non è stato raggiunto.

Sono passati quasi quattordici anni dai bombardamenti Nato sulla Serbia che misero fine al conflitto armato fra Belgrado e Pristina, all’epoca una provincia serba. Quattordici anni, un’Amministrazione Internazionale Civile in Kosovo terminata l’anno scorso e continue mediazioni di Unione Europea e Stati Uniti: tutto questo non è ancora servito a normalizzare la vita dei kosovari, siano essi di origine serba o albanese. I maggiori problemi si hanno nel nord del Kosovo, nella parte che confina con la Serbia e in cui risiede la maggior parte della popolazione filo-serba. Qui si è creata una struttura statale parallela a quella kosovara, mantenuta in piedi anche grazie agli aiuti serbi. Dall’inizio delle trattative Thaci chiede lo smantellamento di tale sistema, per ora inutilmente. Episodi di violenza e tensioni fra i due gruppi kosovari, la maggioranza albanese e la minoranza serba, sono all’ordine del giorno e neanche le missioni internazionali presenti sul territorio riescono a porre un freno. Fra il 1998 e il 2000, il periodo che ha visto più tensione, sono state rapite o uccise circa 15mila persone.

I colloqui di ieri erano partiti con i migliori auspici: Catherine Ashton si era detta ottimista, il diplomatico statunitense incaricato di seguire gli sviluppi, Philip Reeker, aveva riconosciuto tutte le premesse per la riuscita dell’accordo. Inoltre, a sostegno di un’intesa c’è la possibilità per la Serbia di vedere aprirsi le porte dell’Unione Europea e, per il Kosovo, di avviare i colloqui per diventare un paese candidato. Per entrambi i Paesi l’ostacolo maggiore nel cammino verso Bruxelles è la normalizzazione dei rapporti bilaterali, l’ultima chance per Belgrado e Pristina prima che le porte dell’Unione si chiudano definitivamente.

Lasciato il tavolo delle trattative,  i due primi ministri hanno presenziato ad un’inedita conferenza stampa congiunta: «Siamo nella giusta direzione» – afferma Thaci – «ci aspettiamo di trovare un accordo nelle prossime settimane. Negli ultimi sei mesi sono stati fatti importanti progressi, impensabili solo un anno fa.»  Più prudente il serbo Dačić, che non vede accordi in dirittura d’arrivo ma si mostra fiducioso, precisando in merito alla pressione europea sulle trattative che «la Serbia è determinata a continuare nel dialogo non perché vogliamo una data precisa per l’inizio delle negoziazioni per l’adesione all’UE, ma perché vogliamo risolvere i nostri problemi con il Kosovo. Problemi che ci hanno torturato durante l’ultimo secolo.» La parola che entrambi i leader pronunciano con più frequenza è “normalizzazione”, non solo riferita alle relazioni fra i due Paesi, ma soprattutto alla vita quotidiana dei serbi e albanesi di Kosovo.

L’Alto Rappresentante per l’UE Ashton ha fissato per il 2 aprile l’incontro conclusivo con Dačić e Thaci, durante il quale tutti si aspettano che sia raggiunto un accordo. Poco è stato rivelato delle discussioni di ieri, ma le opinioni pubbliche dei due Paesi sono in fermento: in Serbia si avverte una certa tensione legata alla crisi governativa ed alle dichiarazioni del Patriarca della Chiesa Ortodossa di Serbia, il quale ha affermato che sia un riconoscimento, sia una spartizione del Kosovo, sarebbero delle soluzioni inaccettabili. Secondo il Patriarca il Kosovo si trova attualemnte «sotto occupazione straniera, una situazione che non può durare ancora a lungo». Viste le premesse, è difficile prevedere cosa accadrà il 2 aprile, la speranza è che la parola “normalizzazione” si trasformi in realtà e non resti, invece, solo un’illusione.

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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