lunedì , 19 febbraio 2018
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Una vita decorosa per tutti? L’UE tra ambizioni e realtà

Mercoledì 27 febbraio, la Commissione Europea ha presentato la comunicazione “Una vta decorosa per tutti: battere la povertà e garantire al mondo un futuro sostenibile” in merito alle sfide future della promozione globale dello sviluppo sostenibile. Come sappiamo, i Millenium Development Goals delle Nazioni Unite hanno come scadenza il 2015, vi è quindi la necessità di verificarne i risultati e di proseguire più efficacemente la lotta contro la povertà e le disuguaglianze e la promozione di uno sviluppo economico sostenibile.

A questo proposito, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha già istituito il panel che si occuperà di redigere un’agenda per il post-2015. Questo panel annovera dal 31 luglio 2012 anche il Commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs che ha già partecipato al secondo meeting del gruppo tenutosi lo scorso 30 gennaio a Monrovia e co-presieduto dal premier britannico David Cameron.

La comunicazione presentata mercoledì dal Commissario Piebalgs e da quello all’ambiente Janez Potočnik (entrambi in foto) rientra in questo quadro e prende le mosse dall’idea che gli impegni assunti dall’Europa alla Conferenza Rio+20 sullo sviluppo sostenibile debbano essere rispettati. Tale documento rappresenta quindi un approccio iniziale in vista della definizione di una posizione comune europea da presentare ai dibatti in sede ONU sulle future sfide globali dello sviluppo.

La Commissione ha scelto di partire da un’ampia panoramica della situazione mondiale in termini di popolazione, povertà e consumo di risorse naturali. Si constata innanzitutto che, secondo le stime demografiche più attendibili, nel 2050 popoleranno la Terra 9 miliardi di persone, di cui l’80% vivrà in Africa ed Asia. Per far fronte a tale esplosione demografica, si calcola sarà necessario un incremento del 60% della produzione agricola mondiale rispetto ai livelli del 2005 e che, complice anche la crescene urbanizzazione, entro il 2025 il consumo di acqua crescerà del 50%. Entro il 2025, inoltre, si prevede che la fetta maggiore del PIL mondiale sarà prodotta dalle cosiddette “economie emergenti”. Per quanto riguarda la situazione odierna, si stima che circa 1,3 miliardi di persone vivano in situazione di povertà estrema;, mentre 1,5 miliardi di persone vivono in aree geografiche sferzate da conflitti violenti.

Questi dati sono più che sufficienti per riaffermare la necessità ineludibile di predisporre programmi organici e complessivi a livello globale. Sembra altrimenti difficile affrontare problemi così complessi ed universali. È esattamente per tale ragione che l’Unione si è fatta carico del follow-up della Conferenza Rio+20 proponendo un quadro normativo composto da cinque macro-temi: assicurare livelli minimi di standard di vita; promuovere i motori per una crescita sostenibile; assicurare una gestione sostenibile delle risorse naturali; promuovere, al contempo, l’uguaglianza, l’equità e la giustizia; ed infine assicurare pace e sicurezza.

La comunicazione “Vita decorosa per tutti” si conclude chiarendo il campo d’applicazione di questi programmi e, quindi, il senso di quel “per tutti”. Il quadro normativo individuato deve presentarsi infatti come universale, con obiettivi per tutti i paesi; deve essere applicabile all’intera umanità, con una particolare attenzione allo sradicamento della povertà in tutte le sue dimensioni e ovunque si trovi; deve promuovere prosperità e benessere per tutti gli abitanti del globo.

Le critiche che solitamente colpiscono documenti come quello in oggetto risiedono nel fondato timore che parole e scopi tanto roboanti e – al vaglio della situazione contingente – forse utopistici, siano destinati a fare parlare per poi rimanere sulla carta. In poche parole, il rischio è che i fini siano spropositati rispetto ai mezzi e all’effettivo impegno che verrà profuso per realizzarli. Questo è tanto più vero tanto più si guarda alla situazione presente delle economie occidentali in preda ad una perduarnte crisi economica. Gli Stati membri UE non sembrano fare eccezione.

Tuttavia, rimane il fatto che gli Stati membri dell’Unione, collettivamente, siano i maggiori elargitori al mondo di fondi catalogati come ODA (official development assistance), con una cifra che nel 2011 ha toccato i 53 miliardi di euro, pari alla metà del totale mondiale degli aiuti allo sviluppo. Inoltre, l’Europa continua ad essere il maggiore partner commerciale dei paesi in via di sviluppo. Credenziali di questo tipo contribuiscono a dare credibilità al documento presentato lo scorso mercoledì. L’augurio è che l’UE possa ritagliarsi sempre più un ruolo di attore globale garante degli obiettivi indicati. Chissà che proprio su questi temi non riesca finalmente ad agire “con una voce sola”, così da far valere realmente il proprio peso nella comunità internazionale.

Comunicazione della Commissione “A Decent Life for All”

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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